Viaggio nel tempo


C’era una volta……  la tipica frase dell’inizio di una favola, di una storia. In questo blog non racconterò le solite favole, racconterò storie vere, storie di persone, di paesi, di città. Storie che stanno sbiadendo nelle nebbie della memoria. Il martellare costante degli avvenimenti quotidiani cancella immediatamente la memoria del giorno precedente. Non sappiamo più da dove veniamo, quale è stato il nostro passato e lentamente la nostra storia si cancella. Queste pagine parleranno di persone comuni che nel loro piccolo hanno contribuito a costruire la nostra società. Perché è vero la storia è fatta dai grandi personaggi, ma è altrettanto vero che la storia siamo noi con le nostre piccole o grandi scelte scelte.

Ho pubblicato La Resistenza per le vie di Pianoro, un ricordo dedicato ai partigiani pianoresi a cui sono state intitolate le strade, le piazze del piccolo paese nella provincia di Bologna e lo si può acquistare in formato ebook a soli 5€ cliccando su lulu.com.

La Resistenza per le vie di Pianoro

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Peggio della destra il Partito Democratico che diserta la celebrazione a Livorno per la liberazione della città


La notizia riportata nel sito contropiano.org in queste occasioni l’appartenenza ad un partito dovrebbe essere messa da parte. La Liberazione in Italia fu ottenuta dalla coesione di tutti i partiti e movimenti che credevano nell’antifascismo. Oggi vedendo queste cose, mi chiedo se è ancora un pilastro della nazione l’antifascismo nato dalla Resistenza dove migliaia di giovani donne anziani parteciparono morirono combattendo o a seguito di fucilazioni torture o deportazioni nei campi di sterminio nazisti. Una vergogna che un partito erede degli ideali gramsciani si comporti in questo modo, l’aver perso Livorno alle ultime amministrative non deve essere una scusa.

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Foggia, pestano a sangue due prostitute. Uno degli aggressori è un fascista


Mentre erano in auto sulla Statale 16, nei pressi del deposito della TNT, quattro balordi foggiani, di cui due ancora in corso di identificazione, hanno notato due prostitute romene. A quel punto si sono fermati, sono scesi e le hanno aggredite con spranghe di ferro, piedi di porco e bastoni. Il pestaggio non si è fermato neanche quando una delle due ragazze – di 21 e 22 anni – ha urlato di essere incinta e al quinto mese di gravidanza.

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Francesca Edera De Giovanni (Nome di battaglia Edera)


Nasce il 17 luglio 1923 a Monterenzio. Negli ultimi giorni del gennaio 1943, mentre si trova in un locale pubblico, a Savazza (Monterenzio), si avvicina a un impiegato comunale e, indicando la camicia nera che portava sotto la giacca, dice: «Queste camicie nere… fra qualche anno dovranno scomparire». A causa di una denuncia anonima, viene arrestata il 28 gennaio.

Interrogata dai carabinieri, ammette di avere pronunciato la frase, ma in tono scherzoso perché la camicia non era pulita. Dopo 15 giorni di carcere viene diffidata e liberata. Continua a leggere

Antonio Marzocchi (Nome di battaglia Toni, Mas)


Nasce il 16 luglio 1920 a S. Giovanni in Persiceto. Presta servizio militare in aeronautica, con il grado di sottotenente, ad Aviano (UD) e Viterbo, dal 2 febbraio 1940 allʼ8 settembre 1943. Dopo avere militato in una formazione partigiana sul monte Falterona a Forlì, nella primavera 1944 entra a far parte del battaglione Sergio della 63a brigata Bolero Garibaldi operante tra S. Giovanni in Persiceto, Anzola Emilia e Calderara di Reno.

Partecipa a numerose rischiose azioni, compresa la liberazione del partigiano Rinaldo Veronesi ferito e tenuto prigioniero dai nazifascisti. Ai primi di settembre assume il comando del battaglione, dopo la morte del comandante Nerio Nannetti (nome di battaglia Sergio).

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Trieste 13 luglio 1920. I fascisti incendiano l’Hotel Balkan


Violenze antislave a Trieste e a Fiume

Al termine del comizio di Francesco Giunta per gli incidenti antitaliani di Spalato cade in circostanze poco chiare il cameriere Giovanni Nini (poi rivendicato dai fascisti come loro martire); immediatamente tre squadre di camicie nere, armate e munite di taniche di benzina, convergono verso l’Hotel Balkan, sede dei sodalizi siavofii: il palazzo è espugnato e incendiato dopo una furibonda sparatoria. Hugen Roblek, un cliente dell’albergo gettatosi dalla finestra con in braccio la figlioletta, perde la vita; 6 le persone ferite gravemente. Gli assalitori, diretti da Giunta, lamentano la morte del tenente di fanteria Luigi Casciano, iscritto al fascio di Trieste, colpito dalla scheggia di una bomba. Aggressioni antislave anche a Fiume.

http://www.cinquantamila.it/

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