Brigata 9a Santa Justa


Questa brigata si costituì nella primavera-estate 1944, su iniziativa di Pino Nucci “Santa Justa”, uno studente di medicina che dopo l’8 settembre 1943 decise di organizzare i primi gruppi di soldati sbandati e scelse come nascondigli alcu­ni luoghi nel comune di Sasso Marconi dove esercitava, in qua­lità di medico condotto, suo fratello Gino.

Le riunioni del nucleo organizzativo della Brigata si tennero spesso in una locanda e nella farmacia di Sasso Marconi. Il territorio in cui nacque e si sviluppò la Brigata “Santa Justa” fu quello compreso fra la Pieve del Pino, Sasso Marconi, Lagune e Medelana. Questa Brigata fu essenzialmente autoctona e stanziale, coloro che vi aderirono provenivano, per la maggior parte, dalle zone in cui essa operò.

Fece parte della div Bologna pianura “Mario”. Comandata da Nucci, era organizzata su tre battaglioni. 1° battaglione “Romiti” o di pianura comandato da Pietro Marchesi “Romiti”; 2° battaglione “Rimbo” comandato da Guido Cremonini “Rimbo” e successivamente da Tonino Fava “Dito monco” e da Gino Berti “Douglas”; 3° battaglione “Moro” comandato da Bruno Bregolini “Moro” e successivamente da Guido Donini “Pulce”.

Il nucleo principale era rap­presentato dagli operai (63,1%), ma anche la categoria degli artigiani era rappresentata in una percentuale (9,5%) superio­re a quella riscontrabile nelle altre brigate presenti nella zona. Il grado di istruzione dei partigiani della “Santa Justa” è omoge­neo a quello delle altre brigate, la maggior parte era infatti in possesso della licenza elementare (65,5%) mentre il 16,7% aveva frequentato fino alla terza.

Le azioni consistettero essenzialmente in sabotaggi. Per impe­dire la chiamata alle armi per la RSI i partigiani distrussero i documenti matricolari del distretto di Bologna. Il parroco delle Lagune don Gabriele Mario Bonani divenne il cappellano della Brigata e si adoprò per aiutare i partigiani. Nascose e salvò la vita a numerosi prigionieri inglesi che erano riusciti a sfuggire ai tedeschi.

Alcuni operai della Centrale del Setta, appartenenti alla Briga­ta, operarono per evitare che i tedeschi sabotassero questo impianto che era l’unico rimasto in grado di fornire acqua pota­bile a Bologna.

Nel novembre del 1944 la Brigata scese a Bologna dove conti­nuò la sua attività. Il 16 gennaio il comandante venne arrestato, ma riuscì a scappare dalla prigione. La brigata aveva un reparto formato da russi, austriaci e polacchi, comandato da Romanos Todua e Renato Muneroni. I partigiani riconosciuti furono 389 e i patrioti uno. Ebbe 29 morti e 16 feriti.

Le principali battaglie

Il 7 novembre 1944, nella zona di Porta Lame, i nazisti e i fasci­sti attaccarono le basi dei Gappisti che erano riusciti a scoprire; intervennero alcuni reparti della polizia fascista, 50 militari della Felgendarmeria e un carro armato tedesco. Quel giorno nella base di Porta Lame vi erano partigiani soprattutto della 7a Gap, ma anche della 62a e della 66a Garibaldi, la maggior parte nascosti tra le rovine dell’ex-Ospedale Maggiore e altri nell’ex- Macello comunale anch’esso semidistrutto dai bombardamen­ti. Il combattimento, che viene ricordato come “Battaglia di Porta Lame”, durò per l’intera giornata: dopo lo scontro dell’Università (20 ottobre 1944) questa fu la prima vera batta­glia combattuta in città. Alla sera i partigiani riuscirono a sfuggi­re all’assedio ma dovettero contare fra le loro fila 12 morti e 15 feriti. I fascisti ebbero 11 morti e 11 feriti. Il 15 novembre fu scoperta anche una base partigiana alla Bolognina e nello scontro che ne seguì 6 partigiani vennero uccisi, così come alcuni fascisti.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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