28 marzo


1939

Napoli
Muore nell’ospedale di Napoli, dove era ricoverato per tbc, Roncarati Bruno. Era nato 21/6/1903 a Castel Maggiore. Iscritto al PSI. Fu schedato nel 1926 per la sua attività politica e perché trovato in possesso di una scheda di sottoscrizione per l’“Avanti!”.


Il 17/6/27 fu arrestato, classificato comunista e il 20/7 assegnato  al confino per 5 anni. Andò a Lipari (ME) dove fu arrestato il 10/12/27 per avere partecipato a una manifestazione di protesta.
Trasferito nel carcere di Siracusa, il 30/8/28 venne prosciolto e rispedito a Lipari. Il 26/2/30, trasferito a Ponza (LT), fu nuovamente arrestato l’8/12/30 per protesta collettiva, e trasferito nel carcere di Napoli. Il 12/12 venne condannato a 3 mesi di reclusione.  Trasferito di nuovo a Lipari il 21/5/31, venne arrestato il 17/8/32 ancora per protesta e assolto. Liberato il 19/9/32 si trasferì prima a Bologna e poi a Parma dove fu arrestato il 25/12/36 per attività politica. Il 28/1/37 venne assegnato al confino per 5 anni e andò alle Tremiti (FG). Qui il 21/7/37 fu arrestato per “avere partecipato ad una manifestazione sediziosa contro la prescrizione del saluto romano”. Rinviato a Ponza il 6/6/38, il 21/1/39 fu liberato perché ammalato di tbc.

1945

Berceto
Militi fascisti presero possesso arbitrariamente dell’abitazione della famiglia Scauri. Fu subito chiaro ai presenti le loro cattive intenzioni per i modi e il linguaggio con cui i fascisti si rivolgevano ai proprietari. Nel pomeriggio, al termine dell’ennesima provocazione uno dei militi sparò e uccise a sangue freddo Giuseppina Scalza e la figlia Elisa accorsa dopo essere stata chiamata dal fratellino testimone dell’omicidio della madre; anche il ragazzo venne colpito da un proiettile che fortunatamente lo ferì solo ad un braccio. Sopravvisse a quella terribile quanto inspiegabile esperienza, potendo così raccontare ciò che era accaduto nella sua casa.

Sacca di Colorno
Sul finire del febbraio 1945, in seguito a delazioni, una parte della rete clandestina della Resistenza Parmense venne scoperta. Seguirono numerosi arresti di antifascisti in città ma anche nei comuni della Bassa. I prigionieri furono condotti nella sede della polizia di sicurezza – SD, in viale San Michele a Parma, per essere interrogati. Furono giorni drammatici per chi era finito nelle mani dei tedeschi, lunghi interrogatori accompagnati da botte e sevizie di ogni genere scandirono le loro giornate di prigionia. Conclusa la fase degli interrogatori molti di loro furono inviati nei campi di concentramento nei territori del Reich, per altri l’esito sarebbe stato più drammatico.
La mattina del 28 marzo i quattro esponenti della Resistenza furono prelevati dalle loro celle e trasferiti lungo le rive del fiume Po in località Mezzano Rondani (in comune di Colorno) e lì fucilati. I loro corpi furono gettati nel fiume e non furono mai più ritrovati. Tutti tranne uno. Anticipando di poco l’ordine di far fuoco, uno dei destinati alla fucilazione, Bovini, ebbe la prontezza di gettarsi nelle fredde acque del fiume sottostante e, malgrado la pronta reazione dei militari, le raffiche di mitra sparategli contro mentre tentava di fuggire sottoacqua e a nuoto, finirono solo per ferirlo. Riuscì fortunosamente a salvarsi.

Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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