Brigata 5a Bonvicini Matteotti


La brigata Matteotti di pianura — che si chiamò ufficiosamente seconda brigata Matteotti e, ufficialmente, quinta brigata “O. Bonvicini”  della divisione Bologna — operò nella zona compresa tra Molinella, Medicina, Castelguelfo e Massalombarda. In questa parte della “bassa” agricola, tra Bologna e Ravenna, gruppi armati si erano andati costituendo subito dopo l’8 settembre, sotto la guida di Giuseppe Bentivogli il capo spirituale dei lavoratori molinellesi e di vecchi capolega, che non avevano piegato il capo davanti al fascismo, come Giulio Fattori.

Nel molinellese, dove si trovava il gruppo più consistente, i primi partigiani si organizzarono a San Martino in Argine, Guarda, Selva Malvezzi e Alberino. Il primo faceva capo a Mario Tullini, il secondo ad Arduino Neri e Nevio e Evangelisti, il terzo a Werther Verri e l’ultimo a Roberto Lazzari. Nella vicina Massalombarda, in località Zeppa, s’era formato un altro nucleo del quale facevano parte Anselmo Martoni, Nans Marabini e Amilcare Basigni, mentre un gruppo a Medicina era guidato da Bruno Marchesi.

Le bande armate di Molinella e Medicina, pur avendo avuto, sin dal marzo 1944, il riconoscimento ufficiale del CLN, non furono in grado di svolgere, almeno sino all’inizio dell’estate, una notevole attività militare. Tre erano le cause:

1) il CLN preferiva concentrare in montagna le brigate partigiane, per cui i gruppi che operavano nella “bassa” — considerata poco adatta per la guerriglia — erano continuamente invitati a trasferirsi sull’Appennino;

2) i giovani che desideravano entrare in queste bande venivano senz’altro inviati in montagna;

3) la mancanza di un comando unico che li coordinasse, soprattutto dopo che il partito socialista aveva fatto trasferire Bentivogli a Bologna perché assumesse incarichi politici.

Nell’estate, le bande della “bassa” molinellese dimostrarono la validità dell’azione partigiana anche in zone ritenute poco adatte alla guerriglia, combattendo con successo la “battaglia del grano”.

Rispondendo all’appello del CLN, i partigiani cercarono di impedire o di rallentare la trebbiatura del grano, per evitare che finisse nelle mani dei tedeschi. Decine di trebbiatrici vennero bruciate ed altre fatte saltare, mentre le squadre armate fasciste che le presidiavano venivano continuamente attaccate. Sulle aie bolognesi si combattè una durissima guerra con perdite da ambo le parti. Una guerra oscura e ignorata, ma che ebbe il merito di salvare buona parte del raccolto. Dove fu possibile, la trebbiatura venne eseguita sotto il controllo dei partigiani ed il grano nascosto o diviso tra i contadini.

Anche la “battaglia dei bovini” vide impegnati i partigiani per lungo tempo, per impedire ai tedeschi ed ai fascisti di razziare il bestiame. Poiché il controllo delle stalle non era possibile, i partigiani attaccavano i centri di raduno delle mandrie e quando non potevano restituire gli animali ai proprietari, li disperdevano nelle campagne.

Ai primi di settembre, mentre le truppe alleate si avvicinavano a Bologna, i partigiani molinellesi e medicinesi ebbero l’ordine di prepararsi per l’insurrezione. Anche se non ancora formalmente costituita, la brigata operava con due battaglioni: quello di Medicina agli ordini di Marchesi e quello di Molinella agli ordini di Verri. Oltre che ad intensificare la guerriglia contro i treni della linea secondaria “Veneta”, contro i convogli di automezzi diretti al fronte e contro i fascisti locali, la brigata prese parte alla occupazione di Medicina il 10 settembre e di Sesto Imolese il 16, mentre fallì l’occupazione di Budrio.

Il 30 settembre, quando l’attività di guerriglia preinsurrezionale era al massimo, fu decisa la riorganizzazione dei due battaglioni ed il loro inquadramento nelle brigate Matteotti. La brigata fu chiamata seconda brigata Matteotti e divisa in quattro battaglioni e, in seguito, in tre. A Molinella operavano il “Gianni Alberani” ed il “Quinto Bevilacqua” al comando di Verri ed a Medicina il “Mario Melega” agli ordini di Marchesi e l’“Ugo Morara” agli ordini di Tarzan.

Gianni Alberani era un giovane molinellese fucilato dai fascisti a Castel Maggiore; Quinto Bevilacqua un operaio socialista di Molinella la cui famiglia nel 1926 era stata “sradicata” dai fascisti e costretta ad emigrare a Torino. Durante la Resistenza, fu nominato segretario della Federazione socialista di Torino e membro del Comando militare regionale del Piemonte. Arrestato assieme agli altri membri del Comando militare fu con loro fucilato il 5 aprile 1944. Mario Melega era un partigiano caduto durante l’occupazione di Medicina il 10 settembre e Ugo Morara un socialista ucciso dai fascisti a Medicina il 17 novembre 1921.

Con il rallentamento prima e l’interruzione poi dell’avanzata alleata, molte cose successero e altre cambiarono nella “bassa”. Essendo divenuto immediata retrovia del fronte, la cui linea correva lungo l’argine sinistro del Senio, alla fine di ottobre il molinellese venne interamente occupato dai tedeschi, i quali si installarono in tutte le case coloniche. Fecero ritorno anche molti fascisti scappati in vista dell’arrivo degli alleati. Per rendere la zona più difendibile i tedeschi allagarono molti terreni.

La brigata Matteotti, venuta a trovarsi nel bel mezzo delle linee tedesche, fu costretta ad organizzare una nuova rete di basi e di depositi, non potendo più contare sulle case coloniche, come un tempo. Inoltre bisognava approntare nuovi rifugi per l’inverno, dal momento che era chiaro che, sino alla primavera, il fronte non si sarebbe mosso. I partigiani scavarono rifugi negli argini dei fiumi, sotto i pagliai e ovunque fosse possibile nascondersi. Grazie alla collaborazione di alcuni impiegati comunali, molti partigiani poterono avere dei documenti d’identità e reinserirsi così nella vita legale. La brigata venne così a disporre di due gruppi di partigiani: quelli “legali”, che avevano occultato le armi e che operavano di giorno come lavoratori e di notte come sabotatori e quelli “illegali” che vivevano nelle basi con le armi in pugno.

Per dare alla brigata una unità operativa, a metà ottobre il partito socialista nominò comandante Alfredo Calzolari. Era un militante socialista di Molinella, che da mesi si era trasferito a Bologna assieme a Bentivogli. La Federazione socialista e Borghese, in particolare, avrebbero preferito che Calzolari restasse a Bologna, ma alla fine si convenne di rimandarlo a Molinella, perché era un profondo conoscitore degli uomini e della situazione politica di quel comune e anche perché occorreva un uomo di polso, dal momento che i socialisti ed i comunisti avevano non pochi contrasti. A Calzolari furono affiancati Arduino Neri come vice comandante e Anselmo Martoni come commissario politico. Tutti i comandanti di battaglione furono confermati.

Il 29 marzo, Calzolari, su invito del partito, si dimise da comandante della brigata per potersi dedicare più attivamente al lavoro di partito. Martoni lo aveva preceduto, dimettendosi il 5 marzo, sempre per lo stesso motivo. Il loro spostamento si era reso necessario per dare un nuovo indirizzo al partito socialista in un comune importante come quello di Molinella. Qui i rapporti con i comunisti erano tesi e non certo per colpa dei socialisti.

Dopo le dimissioni di Calzolari, il comando della brigata fu affidato a Marchesi mentre Rolando Casalini (Aldo) divenne commissario politico. Verri mantenne il comando del battaglione “Alberani” con Martoni come commissario politico; Calzolari assunse il comando del battaglione “Bevilacqua” e Spartaco quello del “Melega”, nel quale fu poi assorbito il “Morara”. Negli ultimi giorni della guerra alla brigata sarà dato il nome di “ Otello Bonvicini”, il comandante della brigata Matteotti di città fucilato dai fascisti.

Alla vigilia della Liberazione cadde anche Calzolari. Si scontrò con una pattuglia di tedeschi in località Morgone il 16 aprile e fu lasciato morente. Se fosse stato subito soccorso forse si sarebbe salvato. Fu trovato il giorno dopo e subito trasportato all’ospedale di Molinella dove cessò di vivere poco dopo il ricovero. Due giorni dopo Molinella veniva liberata dai partigiani della sua brigata.

Alla vigilia della Liberazione la brigata fu privata anche del suo comandante, Marchesi, rimasto ferito il 14 aprile sotto un bombardamento.

Privata di due vecchi ed esperti dirigenti politici e militari, la brigata ebbe una breve crisi proprio nel momento in cui avrebbe dovuto fare il massimo sforzo. I due battaglioni “Alberani” e “Bevilacqua” si fusero il. 20 aprile ed il nuovo reparto, al comando di Verri, fu intitolato a Calzolari. In seguito al ferimento di Marchesi, Verri dovette assumere il comando della brigata. Con una parte della formazione Verri si trasferì a Bologna ed il 21 aprile partecipò alla liberazione della città, mentre gli altri partigiani liberarono Molinella e gli altri centri della “bassa”.

Ebbe 59 caduti e 13 feriti. I partigiani riconosciuti furono 410 e 229 i patrioti. Numerosi i benemeriti.

Diario della brigata

Bonvicini Otello (nome di battaglia Giorgio)

Nato il 17/5/1914 a Bologna. Iscritto al PSI. Militante socialista sin dalla giovane età, partecipò attivamente alla lotta contro il fascismo durante la dittatura. Dopo l’8/9/43 divenne uno dei dirigenti militari del partito socialista. Fu rappresentante del partito nel Comando SAP di Bologna e nell’estate 1944 divenne uno dei principali collaboratori di Gianguido Borghese, il massimo responsabile delle tre brigate Matteotti di Bologna. Alla fine del 1944 fu nominato comandante della brigata Matteotti Città. Nonostante l’intensa attività militare, non trascurò quella politica e nel gennaio 1945 assunse la segreteria della FGSI, l’organizzazione giovanile socialista. Fu pure redattore di «Rivoluzione socialista», il periodico clandestino della FGSI. A seguito di una delazione, fu arrestato dai fascisti alla fine di marzo. Sottoposto a dure sevizie, non tradì i compagni di lotta. Fu processato, assieme ad altri 26 imputati tra il 12 e il 17/4/45, essendo accusato di appartenenza a banda armata. Condannato a morte, assieme ad altri cinque imputati venne fucilato al poligono di tiro il 18/4/1945.
Per infangare la memoria dei partigiani condannati, il tribunale fascista processò contemporaneamente anche persone accusate di avere commesso reati comuni. Del processo, delle condanne e delle fucilazioni diede notizia «il Resto del Carlino» del 27-28/3/45 e nei numeri dal 12 al 19/4/45. Per onorare la memoria di Bonvicini, il partito socialista diede il suo nome alla brigata Matteotti Pianura, che divenne la 5.a brigata Bonvicini della divisione Bologna.

Alla sua memoria è stata conferita la  medaglia d’oro con la seguente motivazione:

“Comandante della brg Matteotti città di Bologna, veniva con l’inganno catturato dal nemico. Sottoposto a innumerevoli sevizie, ne sopportava il tormento fino al limite delle umane forze senza fare rivelazione alcuna che potesse compromettere l’organizzazione partigiana. Condannato alla pena capitale, cadeva sotto i colpi del plotone d’esecuzione mentre trovava ancora la forza di inneggiare alla patria. Fulgido esempio di puro eroismo”.

Il suo nome è stato dato a una strada di Bologna e a una sezione del PSI.

Le bare dei tre martiri socialisti Otello Bonvicini, Giuseppe Bentivogli e Sante Vincenzi nel cortile di Palazzo d’Accursio prima di essere esposte nella Sala Farnese

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

2 thoughts on “Brigata 5a Bonvicini Matteotti”

  1. La storia dimenticherà certamente le vigliaccherie dei partigiani, altrochè liberatori.
    La storia invece non dimenticherà chi ha liberato l’Italia: americani, inglesi, polacchi, norvegesi, brasialiani etc etc.
    La storia non dimenticherà neppure chi ha sofferto più dai partigiani che dal fascismo.

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    1. potevo bannare il tuo commento, ma mi considero un democratico e lascio libera parola a tutti. Dunque i partigiani secondo te non hanno contribuito alla liberazione della nazione. Spiegami allora perchè il comando alleato coinvolse in moltissime operazioni i partigiani dietro la linea Gotica. Perchè gli alleati attraverso lanci aiutavano questi (secondo te) finti combattenti? Per quanto riguarda le vittime di questi odiati partigiani vorrei solo ricordarti che PURTROPPO in Italia non vi fu un processo di Norimberga e che grazie all’amnistia di Togliatti i fascisti assassini uscirono dalle carceri. Per ulteriori chiarimenti sempre a tua disposizione. Un saluto partigiano e anitfascista.

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