Magnani Ferruccio


Nome di battaglia Giacomo è nato il 20/1/1909 a Bologna. Negli anni della dittatura fu uno dei principali dirigenti del suo partito, per incarico del quale svolse un’intensa attività politica all’interno dei sindacati fascisti.


Nel 1937 viene arrestato e subì 40 giorni di carcere prima di essere dimesso perché nulla era emerso a suo carico. Nuovamente arrestato nel gennaio 1938, con una cinquantina di antifascisti bolognesi, e deferito al Tribunale speciale per «organizzazione comunista». Nel rapporto della polizia si legge che “Sfruttava, ai fini della propaganda comunista, il metodo così detto dell’attività legale, cercava, cioè, di dilatare i malumori per la disoccupazione, di far sorgere discussioni e reazioni apparentemente leciti, di esercitare azione  disgregativa e di sfruttare tutto quanto sotto l’aspetto apparentemente legale potesse servire ai fini di partito”. Il 26/11/38 viene condannato a 8 anni di carcere per costituzione del PCI, appartenenza allo stesso e propaganda. Viene condannato anche a 3 anni di libertà vigilata. Sconta la pena nelle carceri di Bologna, Roma, Civitavecchia (Roma) e Spoleto (PG). Durante la lunga detenzione acquistò e lesse numerosi libri di storia. Il 31/7/39 viene denunciato nuovamente al Tribunale speciale, ma il procedimento non ha seguito.
Tornato libero nell’agosto 1943 e rientrato a Bologna. Subito dopo l’inizio della lotta di liberazione organizza squadre armate in città. Nella primavera 1944 è tra i promotori degli scioperi che si tengono nelle aziende meccaniche di Castel Maggiore e nella zona Saffi (Bologna). Nell’estate 1944 è incaricato dal CUMER di assumere la funzione di commissario politico della brg Stella rossa Lupo, con Agostino Ottani come vice. Nonostante l’ostilità che Mario Musolesi – il comandante della brigata – ha sempre mostrato nei confronti dei commissari politici nominati dal CUMER, alcuni dei quali erano stati rifiutati, riusce a conquistarsi la stima dei partigiani della formazione. In settembre viene retrocesso a vice commissario. Nella seconda metà di ottobre lascia la brigata avendo ricevuto dal CUMER l’ordine di aggregarsi ai reparti della 63a brigata Bolero Garibaldi che, dalla collina, dovevono spostarsi verso Bologna per partecipare a quella che si ritiene l’imminente insurrezione per la liberazione della città.
All’inizio di novembre viene nominato vice commissario politico della 7a brigata GAP Gianni Garibaldi e il 7/11 prende parte alla battaglia di Porta Lame. Il 5/12/1944, mentre transita in via Borgonuovo, viene riconosciuto da alcuni fascisti e ferito. Trasportato all’ospedale S. Orsola muore lo stesso giorno per ferite al torace e all’addome.

La notizia della sua morte – e quella di Giovanni Martini, avvenuta in quei giorni – è data da un volantino del comando della 7a brigata GAP Gianni Garibaldi in data 27/12/44. Vi si legge tra l’altro: “Lottò tenacemente negli anni più duri della reazione fascista; condannato dal famigerato tribunale speciale sopportò con fermezza parecchi anni di galera fascista e ne uscì più ferrato, più temprato, più irremovibile nel proposito di combattere fino alla distruzione del fascismo e dell’hitlerismo. Si distinse prima nelle formazioni garibaldine partigiane; passato poi alla nostra 7a brg GAP vi apportò il contributo della sua preparazione, del suo spirito combattivo, della sua fede nei destini della Patria”.

Il suo nome è stato dato alla 6a brg di città e a un btg della 1a brigata Irma Bandiera Garibaldi.

A Bologna gli è stata intitolata una strada.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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