27 aprile


1945
Santa Giustina in Colle (PD)

Durante la notte, i tedeschi e le brigate nere di Castelfranco Veneto e di Camposampiero si muovono per un’azione punitiva nei confronti delle formazioni partigiane locali. Alle prime luci dell’alba, alcune avanguardie motorizzate entrano in paese, seguite quasi subito da piccoli nuclei di soldati. I partigiani accerchiarono una trentina di militari e li fanno prigionieri.

Giunge, di lì a poco, anche un camion carico di tedeschi in ritirata. Quando il mezzo arriva a breve distanza dal centro abitato, i partigiani l’attaccano colpendolo alle gomme e al motore, mentre le SS che si trovano a bordo balzano a terra, abbandonando le armi e lanciandosi per la campagna: un commilitone, però, non riesce a fuggire in tempo, viene catturato. I partigiani credono, d’aver finalmente liberato il paese e, quindi, decidono d’andare a riposare, lasciando a guardia del presidio una trentina di compagni di battaglia.
Verso le 10, comparve un camion-cucina a rimorchio, a bordo del quale ci sono otto tedeschi ed una loro collaborazionista, Ada Giannini, di origini toscane. I partigiani accerchiano anche questo mezzo. I soldati germanici, dopo aver tentato una debole quanto inutile resistenza, vengono catturati con la donna; ma, mezz’ora più tardi, all’improvviso, più di cento SS, in divisa e in borghese, fino allora sparpagliate per la campagna circostante e nascoste tra la vegetazione, armate di mauser, mitragliatrici e bombe a mano, piombano sul paese. Scoppia la rivolta: i partigiani da una parte e i tedeschi dall’altra. E, nello scontro che seguì, il vice-comandante dei resistenti, Fausto Rosso, viene ferito gravemente al ventre e trasportato dai suoi compagni in canonica, dove Marianna Giacomelli (“Paolina”), sorella del cappellano, si prodiga per assisterlo e curarlo. I tedeschi, intanto, hanno il sopravvento e, liberati i loro compagni e la donna, distruggendo tutti gli automezzi a portata di mano e cominciando a penetrare, a piccoli drappelli, nelle case di Santa Giustina in Colle, predandole: a guidarli è la stessa donna, da poco liberata. Iniziano, quindi, a malmenare e a spingere fuori dalle abitazioni gli uomini sospettati d’appartenere alle formazioni partigiane.

Sulla tarda mattinata, bussano in canonica: gli apre l’arciprete don Giuseppe Lago e il cappellano don Giacomelli, fino allora impegnati ad assistere il giovane Fausto Rosso. E’ la loro fine: colpiti ripetutamente al volto con il calcio dei fucili, vengono trascinati sul sagrato della chiesa, dove si trovano già ammassati altri 40-50 uomini, fermati lungo la strada o fatti uscire a forza dalle case.
Passate da poco le tredici, ha inizio la carneficina, portata a termine da una sola SS che, tra un’esecuzione e l’altra, pare si fumi una sigaretta. L’arciprete, richiesto dai condannati a morte, impartisce l’assoluzione sacramentale, che ricevette a sua volta dal cappellano. La prima vittima è, forse, Leone Mario Zoccarato, di San Giorgio delle Pertiche, che s’è trovato casualmente a S. Giustina insieme con il compaesano Angelo Munaro, anch’egli assassinato. La stessa sorte tocca a tutti gli altri: don Giacomelli ricevette tre rivoltellate alla testa, mentre sua sorella, costretta fino a quel momento a cuocere le uova per i tedeschi, implora inutilmente la grazia; dopo di lui, ultimo, don Lago: vistosi solo davanti al carnefice, istintivamente retrocede; un solo colpo lo raggiunse alla bocca: cade esanime sugli altri cadaveri accatastati.
L’esecuzione degli ostaggi è stata ultimata verso le 13.30, ma qualche fonte arriva fino alle ore 15.00, come il diario di Luigi Bragadin, testimone oculare scampato all’eccidio per miracolo, e la biografia di don Giuseppe Lago pubblicata da don Antonio Alessi.

Le vittime  sono:

  • don Giuseppe Lago
  • don Giuseppe Giacomelli
  • Fausto Rosso
  • Vito Filipetto
  • Valentino Fiscon
  • Giovanni Ballan
  • Angelo Munaro
  • Davide Dalla Bona
  • Dino Bertolo
  • Mario Leone Zoccarato
  • Vincenzo Casale
  • Mauro Manente
  • Gino Binotto
  • Rinaldo Binotto
  • Angelo Pegoraro
  • Igino Luisetto
  • Mario Beghin
  • Giovanni Ortigara
  • Giovanni Marconato
  • Egidio Basso
  • Alfonso Geron
  • Vittorio Martelozzo
  • Attilio Casarin e Giovanni Comacchio (che risultano uccisi in territorio di Villa del Conte)

Dueville (VI)
In mattinata il presidio tedesco abbandona l’abitato, ma diverse colonne in ritirata dal fronte del Po transitano per la zona e alcuni partigiani della Brigata “Mameli”, occupato il paese anche per impedire il disordinato saccheggio dei magazzini abbandonati da parte della popolazione, fanno fuoco su una motocarrozzetta in perlustrazione davanti all’osteria “Alla Berica”, colpendo a morte il passeggero mentre il guidatore torna verso la Marosticana.
La vittima – ma vi sono altre sparatorie e alcuni testimoni ricordano in tutto le salme di tre militari – da il pretesto ai tedeschi per attuare una ritorsione spietata: entrati in paese un paio d’ore dopo, si abbandonano ad una feroce caccia all’uomo nel centro cittadino, partendo dall’osteria. Alle 18 tutto è finito: mentre i tedeschi ripartono verso nord nel paese si conta la morte di 14 uomini, il più giovane di 16 anni, il più anziano di 61. Altri quattro duevillesi sono stati feriti, due case risultano incendiate e un centinaio di persone, rastrellate e radunate nel campo da calcio, hanno vissuto ore di terrore.

Note:

All’interno dell’articolo vi sono estratti da:

“S. Giustina in Colle. Gli anni della seconda guerra mondiale:1940-’45” (Ed. Bertato, anno 2002)
“Il Processo ad Ada Giannini per l’eccidio nazista di S. Giustina in Colle” (Edizioni Bertato, anno 2003)

di Enzo Ramazzina

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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