Roma libera 4 giugno 1944


Gli alleati entrano a Roma, la città è libera.
Mente si festeggia la liberazione si svolge un’ultima strage nella città.
La notte tra il 3 e il 4 giugno 1944, mentre le prime avanguardie del generale Clark avanzavano, a sud della capitale, lungo l’Appia e la Casilina, i tedeschi tentano di attuare il piano di evacuazione che prevede il trasferimento di tutti i prigionieri al nord.

Quelli rinchiusi in via Tasso, destinati ai lavori forzati in Germania o ai tribunali della Repubblica sociale, vengono prelevati da un convoglio militare. Alcuni, tra cui Arrigo Paladino e Giuseppe Gracceva, non trovando posto sui mezzi militari, vengono fortunosamente ricondotti in cella e poi liberati dalla popolazione romana nella giornata del 4 giugno.

In località La Storta, al quindicesimo chilometro della via Cassia, i detenuti dell’ultimo automezzo della colonna vengono fatti scendere e costretti a pernottare in un fienile. Alle prime luci dell’alba, portati in un vicino bosco della tenuta Grazioli, vengono fucilati. I cadaveri sono rinvenuti da un gruppo di contadini la mattina del 6 giugno, crivellati di colpi e, alcuni di essi, con le mani legate dietro la schiena, come riporta la cronaca del “Messaggero” dell’8 giugno 1944. Il riconoscimento dei corpi avviene nei locali dell’ospedale romano di S. Spirito.

Le vittime.

Bruno Buozzi, dirigente sindacale socialista
Friedrik “Raffaele” Borian, membro del direttivo militare delle brigate Matteotti
Luigi Castellani
Libero De Angelis
Alberto Pennacchi, militanti delle Matteotti
Il maggiore Alfeo Brandimarte
Lino Eramo
Il generale Piero Dodi, componenti del Fronte militare clandestino di Montezemolo
Il tenente Eugenio Arrighi, informatore della V Armata americana
Edmondo Di Pillo, informatore della V Armata americana
Il colonnello Enrico Sorrentino, informatore della V Armata americana
Saverio Tunetti
Vincenzo Conversi, militante socialista
Un militare sconosciuto di nazionalità inglese.

Bruno Buozzi

Nasce il 31 gennaio del 1881 a Pontelagoscuro (Ferrara). Si trasferisce giovanissimo a Milano dove lavora come operaio alle Officine Marelli e alla Bianchi. Aderisce al Partito Socialista Italiano e si iscrive alla Fiom. Nel 1909 viene nominato Segretario generale e nel 1911 si trasferisce a Torino, dove il sindacato colloca la propria sede. Negli anni successivi conduce numerose battaglie di rivendicazioni operaie, in particolare nei confronti della Fiat, e nel 1920 è uno dei protagonisti dell’occupazione delle fabbriche.

Dal 1912 è membro del consiglio direttivo della Cgdl e dal 1918 al 1921 anche della commissione esecutiva. Nel settembre del 1920 fu l’ideatore e il principale promotore dell’occupazione delle fabbriche metallurgiche. Continuamente corteggiato da Mussolini sin dal 1919, al contrario di altri eminenti sindacalisti socialisti che cedettero al collaborazionismo rifiutò di aderire al fascismo. A partire dall’11 giugno 1924, ovvero dopo la crisi politica decretata dall’omicidio Matteotti, iniziò a sfidare apertamente il fascismo rappresentando, insieme a Filippo Turati, il Partito Socialista Unitario nel seno del “Comitato dei sedici”.

Nel 1925 diventa Segretario generale della Cgdl, nel marzo del 1925 guidò gli ultimi imponenti scioperi del periodo fascista. Nel dicembre del 1925, rimasto l’unico sindacalista di un certo calibro a non volersi piegare di fronte al fascismo, si vide costretto da un imperativo morale a succedere a Ludovico D’Aragona, nella guida della Confederazione Generale del Lavoro.

L’anno successivo, dopo l’emanazione delle leggi “fascistissime” è costretto a emigrare in Francia. Nel gennaio 1927 ricostituisce a Parigi la Cgdl, che il 5 marzo ottiene il riconoscimento dell’Internazionale sindacale di Amsterdam, nonostante l’opposizione dei comunisti e dei socialisti massimalisti, che avevano ricostituito l’organizzazione in Italia. Dirige la Federazione fino al 1940, svolgendo attività di denuncia delle violenze fasciste e collaborando con diversi giornali e riviste.

In Francia si occupò della difesa dei diritti dei lavoratori italiani emigrati all’estero e fece attiva opera antifascista attraverso la direzione del giornale “L’Operaio Italiano” che, pubblicato in formato ridotto, venne anche fatto circolare clandestinamente in Italia. Nel 1930 pubblica con Valerio Nitti Fascisme et syndacalism.
Fu catturato dai tedeschi nel 1942 e consegnato all’Italia, che lo confinò a Montefalco.

Liberato dopo il 25 luglio 1943, fu attivo nella Resistenza, lavorò con Giuseppe Di Vittorio e Achille Grandi per la rinascita del sindacato, ma non poté firmare il Patto di Roma (9 giugno 1944) che ha fatto nascere la CGIL, perché tra la notte e la mattina del 3 e il 4 giugno 1944, insieme ad altri tredici prigionieri, Buozzi fu arrestato e fucilato.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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