Malossi Ines (nome di battaglia Iole)


Nasce l’8/6/1922 a Granarolo Emilia. Militò nel 4° btg Pinardi della la brg Irma Bandiera Garibaldi e operò nella zona di Corticella (Bologna). Fece parte dei GDD e, nell’aprile 1944, fu tra le promotrici di una manifestazione di donne davanti alla caserma dei carabinieri di Corticella per rivendicare la concessione di una maggior quantità di generi alimentari, allora razionati.

Nell’estate si spostò nella zona di Medicina e prese parte allʼoccupazione del paese il 10/9. La sera del 18/12/44, per una delazione, venne tratta in arresto con altri partigiani che operavano a Corticella. Fu trasferita a S. Giovanni in Monte (Bologna)
– mentre Mario Cavazza e Giuseppe Veronesi furono uccisi sotto i suoi occhi, a Castenaso – dove restò sino al 21/4/45, quando fu liberata.

La sua testimonianza

Nell’aprile del 1944 si svolse, davanti alla caserma dei carabinieri di Corticella, una manifestazione di donne del quartiere per reclamare l’assegnazione di sale e di viveri. Vi parteciparono più di cento donne ed io ero fra queste. La manifestazione fu organizzata da Giuseppe Rimondi (Pino), un dirigente comunista che era venuto dal Veneto. Si era deciso che le donne fossero alle 11 davanti alla caserma.

I carabinieri chiesero l’intervento della Questura di Bologna e allora alcune donne protestarono. Non vi furono arresti. In seguito, a Corticella vi furono altre manifestazioni, la più importante delle quali fu lo sciopero al pastificio Pardini, con l’intervento della polizia. Gli operai si portarono sulla terrazza e, dall’alto, barricati, lanciarono di sotto pietre, carrelli, telai e tutto quello che avevano sotto mano.

Io facevo parte della SAP e partecipavo alle riunioni del partito comunista, che generalmente venivano svolte nelle case di contadini: ricordo che molti contadini erano essi stessi sappisti. Una domenica mattina, mentre eravamo in riunione in una casa contadina, vicino alla postazione antiaerea, vennero due tedeschi. Naturalmente fingemmo di svolgere normali lavori e i tedeschi non avvertirono la cosa.

Il nostro lavoro prevalente era quello dell’organizzazione delle donne della zona: ricordo le compagne Diana Sabbi, Ilde Pezzoli, Ivonne Trebbi, Jone Malaguti.
Insieme costituimmo un « Gruppo di difesa della donna », in appoggio alla Resistenza.

Il 18 dicembre 1944 fui arrestata. Vennero le brigate nere, in casa mia, verso le 10 di notte. Erano stati informati da una spia della mia presenza. Mi dissero che ero in arresto. Io presi un po’ di roba vecchia con me, e anche un fazzoletto rosso.

Mi picchiarono e mi trascinarono fuori. Mi caricarono su un camion, da sola, ma poi il camion si riempì: ricordo Brenno, Veronesi, Cavazza, la compagna Jole e altre. A Castenaso fermarono il camion e lì fecero scendere Cavazza e Veronesi e li uccisero.

Restai in carcere fino alla liberazione in una cella comune di San Giovanni in Monte.
Prima dell’arresto ero stata circa due mesi all’Alberino, in comune di Budrio. Vivevo con il partigiano Mario Melega, che era comandante di un distaccamento GAP di Castel Maggiore, nella casa di un contadino che non sapeva chi fossimo, né quale fosse la nostra attività. Portavamo stampa, ordini e anche denaro ai partigiani della zona. Melega invece era un partigiano attivo: ricordo che più volte incendiò macchine sulla strada San Vitale e che svolgeva attività propagandistica e politica nella campagna.

Il 10 settembre fu organizzato uno sciopero nei comuni vicini; vi parteciparono operai, contadini, braccianti. Lo sciopero ebbe successo ovunque. A Medicina si doveva, in seguito a un’accordo con i carabinieri, prelevare le armi dalla caserma stessa. Alcuni carabinieri, invece, resistettero e vi fu una sparatoria. I nostri salirono sul camion e qui Melega fu colpito, forse da un borghese, e restò ucciso sul colpo. Lo portarono, già morto, a casa di un contadino nella campagna di Medicina.

Venne un medico e la sera fu sepolto nel cimitero di Medicina. Fu una perdita assai grave e proprio in una magnifica giornata di vittoria per i partigiani.
Il giorno seguente andai al comando partigiano di Ganzanigo, dove vidi Ildebrando Pancaldi, del comando della zona. Poi andai a Baricella e di lì a Corticella, ma subito fui raggiunta dai fascisti che — come ho già detto — mi arrestarono.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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