Borga (Vicenza) 11 giugno 1944


La mattina dell’11 giugno 1944 quattro soldati tedeschi di stanza a Valdagno, approfittando della libera uscita, avevano programmato un’escursione sui monti sopra Recoaro Terme. Il gruppo era formato da un sottufficiale, due graduati e un militare che facevano parte del “Reparto cacciatori del mare Brandeburgo”, la formazione segreta degli incursori tedeschi che aveva sede a Valdagno, perché utilizzava la locale piscina coperta per esercitarsi nelle immersioni.

Questo reparto era composto da militari senza scrupoli e in particolare da SS degradate per i loro comportamenti, alcune condannate addirittura a morte, a cui era concessa una specie di prova d’appello: per riabilitarsi dovevano partecipare a missioni particolarmente pericolose, come quella di combattere con gli incursori della marina.
Due di questi quattro tedeschi erano appunto delle SS degradate.

Essi si spostarono da Valdagno a Recoaro probabilmente in treno. Da qui a piedi salirono per il sentiero a fianco del Monte Spitz fino alla piana di Pizzegoro, che oggi corrisponde alla cosiddetta “busa” di Recoaro Mille. Da qui cominciarono la discesa direttamente verso Valdagno.
Passarono quindi per Fongara che attraversarono cantando.

La gente che ritornava dalla messa li vide scendere verso la contrada Borga. Erano passate le 11.
Gli abitanti di Borga si stavano riunendo nelle loro case per il pranzo. Alcuni giovani renitenti erano usciti dai loro nascondigli posti vicino alla contrada, poiché tutto attorno sembrava tranquillo.
Il caso volle anche che proprio allora fosse appena arrivato in contrada un gruppo di 10/12 partigiani alla ricerca di cibo. L’arrivo dei quattro tedeschi colse tutti di sorpresa e costrinse i partigiani e i renitenti ad una fuga precipitosa.

Secondo la versione dei fatti ricostruita dagli storici Dal Lago e Rasia, tre partigiani, molto giovani, reagirono d’impulso e si appostarono dietro la stalla di Luigi Cailotto, che era l’ultima in fondo alla contrada. I tedeschi non si erano accorti di nulla e procedevano con passo normale scendendo lungo la strada. Appena superata quella stalla dalla loro destra partì una breve raffica di mitra. L’SS Hermann Georges, 22 anni, fu colpito alle spalle. Prima di morire riuscì a estrarre la pistola e a sparare.

Gli altri tre tedeschi, trovandosi completamente allo scoperto, si buttarono per i prati a valle della strada per portarsi fuori tiro. I tre partigiani non li seguirono, ma si ritirarono subito risalendo il pendio del Monte Piasèa.
Secondo la versione data dal Parroco di Fongara, Don Severino Giacomello, al vescovo Mons. Zinato pochi giorni dopo il fatto, non ci fu imboscata, ma lo scontro fu del tutto casuale, anzi furono i soldati tedeschi che vedendo i tre partigiani fuggire verso Piasèa, spararono per primi contro di loro. Essi si limitarono a rispondere al fuoco e la loro mira fu più precisa.

Come successero veramente i fatti non è ancora stato del tutto chiarito, anche perché nessuno ha mai fatto i nomi dei tre partigiani e anche tra i testimoni non partigiani , che si ha motivo di credere esistano ancor oggi, nessuno ha mai rivelato questi importanti particolari.
Comunque sul terreno, ai margini della contrada Borga, è rimasto un soldato tedesco delle SS, ucciso. Gli altri tre tronati al comando riferirono di essere stati attaccati di sorpresa da 20-25 persone uscite con le armi dalle case. Aggiunsero che anche gli abitanti della contrada avevano collaborato con i ribelli.

Proprio da questa falsa ricostruzione ebbe origine il dramma di Borga.
Scattò subito la rappresaglia. In meno di un’ora fu mobilitato lo “Jagdkommando”di Valdagno.
Questo era il “commando caccia” che era addestrato ed equipaggiato allo specifico scopo di combattere i partigiani e che affiancava le varie formazioni regolari.
Intanto, nel silenzio che seguì la sparatoria, la gente di Borga uscì dalle case per capire cosa era successo. Trovato il cadavere del tedesco, tutti compresero la gravità del fatto e tutti convennero che abbandonare la contrada equivaleva ad una dichiarazione di colpevolezza. Tre donne scesero allora a Valdagno per spiegare al comando tedesco che gli abitanti di Borga non erano responsabili della morte del soldato, il cui corpo non venne neppure toccato.
Ma già alle due del pomeriggio una cinquantina di tedeschi a bordo di tre autocarri arrivarono alla contrada. Il “commando caccia” era affiancato anche dalle SS in prova che volevano vendicare il loro compagno ucciso. La presenza di queste SS spiega in parte la crudeltà e l’eccesso di violenza con cui venne condotta la rappresaglia.

Scesi dagli automezzi i tedeschi appostarono le mitragliatrici e poi setacciarono la contrada entrando in tutte le case, urlando e sparando e facendo uscire tutti gli abitanti. Antonio Cailotto, 66 anni, il più anziano della contrada non fu pronto a uscire e venne ucciso nella sua cucina , mentre i due figli erano costretti a raggiungere il gruppo di uomini rastrellati e radunati al centro del cortile. Erano in 16.
Le donne i ragazzi ed i bambini, una sessantina in tutto, vennero avviati sulla strada verso Fongara. Ma dopo la curva, che toglie la visuale sulla contrada, vennero fatti sedere per terra e tenuti sotto la minaccia delle armi.

Gli uomini, dopo essere stati costretti a sfilare davanti al corpo del soldato tedesco ucciso, furono fatti sdraiare per terra e percossi con il calcio del fucile. Infine furono fatti rialzare e mentre la fila si ricomponeva il tenente Stey fece allontanare dal gruppo Biasio Borga, un ragazzo di 17 anni , che raggiunse le donne ed i bambini. I quindici rimasti vennero condotti sul prato sotto la strada comunale.
Ad un ordine del tenente Stey il plotone di esecuzione posto sopra la strada li sterminò tutti con raffiche di armi automatiche. Invece del colpo di grazia i tedeschi usarono le bombe a mano, cosicché molti corpi divennero irriconoscibili.

Il massacro però non era finito.
Giovanni Cailotto, 24 anni, che era riuscito a nascondersi fino a quel momento, fu individuato e catturato. Condotto nel prato dove giacevano, tra gli altri, i corpi dei suoi tre fratelli, fu ucciso.
Presero anche il corpo di Antonio Cailotto, l’anziano che era stato ammazzato nella sua abitazione, e lo gettarono assieme agli altri.

Erano circa le tre del pomeriggio e a causa dell’uccisione di un solo tedesco, 17 uomini della contrada di età compresa tra i 18 e i 66 anni , giacevano straziati sul declivio del prato sotto la strada.
Compiuta la strage i tedeschi richiamarono nella contrada le donne e diedero loro un’ora di tempo per liberare le bestie e salvare qualche suppellettile. Alle 16 la contrada sarebbe stata incendiata.
Luigi Cailotto, che fino a quel momento era riuscito a rimanere nascosto nella sua casa, uscì per allontanare dalla stalla il suo mulo, ma fu subito catturato.

Interrogato dall’interprete raccontò che aveva sentito lo sparo provenire da dietro il suo fienile e di essere subito uscito e di aver trovato il corpo del soldato riverso per strada.
Il tenente Stey, forse considerando che 17 morti per quel giorno potevano bastare lo lasciò in vita.
Pertanto dei 25 maschi della contrada di età superiore ai diciassette anni, 17 furono uccisi, 2 furono risparmiati e sei si salvarono perché quel giorno erano lontani da Borga.

Gli uccisi sono:

Borga Luigi Antonio
Borga Pietro
Borga Severino
Borga Giovanni
Borga Riccardo
Borga Guido
Borga Antonio
Borga Gelindo
Borga Emilio
Borga Antonio
Cailotto Antonio
Cailotto Massimo
Cailotto Carlo
Cailotto Clemente
Cailotto Domenico
Cailotto Giovanni
Cailotto Luciano.

Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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