Girotti Albertina (Nome di battaglia Bruna)


Nata il 12/7/1920 a S. Pietro in Casale. Partecipò alle manifestazioni popolari che salutarono la caduta di Mussolini il 25/7/43. Fin dai primi mesi del 1944 fu attiva a Baricella e a Galliera nel btg Lucarelli della 2a brg Paolo Garibaldi. Successivamente, per sfuggire alle ricerche della polizia fascista si trasferì nel ferrarese. Cadde il 22/3/1945 nel corso di un attacco ad una caserma repubblichina a S. Agostino ( FE).
E’ stata intitolata una strada a Castel Maggiore.

Il ricordo di Renata Viganò

Amedeo Girotti, il babbo di Albertina, cominciò col disertare nella guerra ’15-’18. C’era andato malvolentieri, quando ci si trovò e vide che era anche peggio di come se l’immaginava, voltò le spalle e se ne andò. Lo presero subito e fu processato al Tribunale Militare. Chissà per quale prodigio non lo fucilarono sul posto, forse perchè non erano passate le ore da considerarlo disertore. Gli dettero « due mesi di buona condotta in trincea », e questo voleva dire balzare per primo con la baionetta al grido di « Savoia », correre sotto gli scoppi dell’artiglieria per raggiungere obbiettivi impossibili, essere peraltro l’ultimo nel rancio, nel riposo, nel pochissimo conforto concesso alla fanteria combattente.

Significava, su per giù, la morte. Amedeo Girotti era giovane e non aveva voglia di morire, soprattutto in quella maniera, e per ragioni che non lo riguardavano minimamente. E allora di nuovo voltò Ile spalle e se ne andò. Questa volta la cosa durò a lungo, lo misero disertore. Io ricordo la dura vita dei disertori nella guerra ’15-’18. Non saranno stati molti, ma c’erano. Andavano per sentieri di montagna, pativano la fame, trovavano qualcuno nelle case fuori di strada che li aiutava. Ne incontrai due o tre durante certe mie passeggiate di villeggiatura montanara, io era bambina, loro piuttosto spaventosi all’aspetto.

Però non ebbi mai paura e non mi fecero niente. Se avevo la merenda gliela davo, e gli insegnavo i passaggi nei boschi. Ma si trattava di una esistenza provvisoria, ogni giorno regalato. Col bando di Cadorna che offriva il perdono, molti si presentarono. Si presentò anche Amedeo Girotti, gli fecero fare due mesi di prigione, poi lo rimandarono al fronte, contrassegnato, s’intende, dai suoi precedenti di soldato privo della vocazione guerresca. Allora egli saltò dall’autocarro che lo trasportava e abbandonò definitivamente il mestiere delle armi. Chi sa perchè, non lo ricercarono più.

L’idea socialista si fece in lui più solida e attiva dopo l’esperienza del conflitto. Dal 1921 è iscritto al PCI. Intanto s’era sposato, faceva il contadino. Sempre presente ai movimenti di rivendicazione per i diritti dei lavoratori, teneva dietro alla sua terra e allevava i figli nello stesso suo clima dì pensieri. Anche la moglie gli fu compagna, si costituì una piccola casa « rossa » nella dolce pianura emiliana, una casa buona come tante, dove molti trovavano pane, e tutti l’aiuto della parola per creare, allargare, migliorare la coscienza di classe, e tener desta la lotta contro il fascismo, che ormai dilagava nella tirannia. I figli erano quattro, l’Albertina unica bimba nacque nel 1920, bella, robusta fino da piccina, con occhi chiari, illuminati dall’intelligenza.

Ma l’infanzia non fu felice, la persecuzione fascista si mise di guardia presso la casa dove tutti, dal primo all’ultimo — ci viveva anche un fratello di Amedeo con la famiglia — la pensavano diversamente e lo dimostravano quando potevano. Il capo di casa cominciò ad essere picchiato. In ogni occasione, per un motivo futile, inesistente, venivano le camicie nere e lo bastonavano. I ragazzi, figli e nipoti, assistevano. Era la loro dolorosa scuola per imparare le cose vere della lotta. L’Albertina guardava con i suoi occhi grandi, e forse di quel tempo le rimase quello splendore fermo e serio dello sguardo, oggi purtroppo vivo soltanto nella fotografia. Certo di quel tempo le crebbe un coraggio da uomo, tenace, non temerario, non inconsulto. Il coraggio dei gesti veramente singolari, utili nel valore.

Intanto studiava, fece le professionali, avrebbe avuto talento di continuare, ma sempre la stolida incaponita ostilità dei fascisti creava nella famiglia condizioni di disagio, oltre il bruciore delle botte sulla schiena del babbo e l’affronto degli schiaffi sulla sua faccia schietta. Perciò lasciò andare, aiutò i suoi in campagna. Più avanti si trasferirono nel comune di Galliera, cambiò il nome del fondo, fu diversa la casa, non so se più grande o più piccola. Sicuramente rimasero immutati i rapporti che le canaglie paesane con tibie e teschi conservarono con Amedeo Girotti.

L’Albertina si faceva alta, era una figliola leggiadra e sana, conservava la sua gagliardia campagnola, nutrita di aria aperta e di buon pane casalingo, snella e forte ad un tempo. E ancora e sempre coi fratelli e i cugini ascoltava dal babbo l’insegnamento delle sue severe e profonde esperienze nel lavoro del Partito, la necessità che nessuno si perdesse, anzi il bisogno dell’azione continua e sotterranea perchè altri compagni venissero a dividere il pericolo, il travaglio della lotta clandestina, anche se era lunga, piena di pianto e di sangue, e in certi momenti pareva disperata.

L’Albertina era ben sicura di andare avanti, si sentiva ogni giorno nel cuore una forza nuova, e con gli anni capiva meglio e di più che per l’idea tanto amata si potesse soffrire e morire. Soltanto così era preparato un domani che non poteva mancare. Il fascismo faceva guerre su guerre, terrori su terrori. L’Africa Orientale, la Spagna, e finalmente il conflitto enorme, pauroso. Il popolo intero fu gettato allo sbaraglio, l’esercito senza comando mancante di tutto, dalle armi alle scarpe, scaraventato in avventure perdute, il territorio ferocemente percosso da bombardamenti indiscriminati. Una guerra disumana, priva di difesa, di assistenza, di riparo, ed era combattuta da tutti, le donne, i vecchi, i malati, i bambini. E morti, morti, morti, fuori e dentro l’Italia.

Quando crollò il fascismo non s’accomodò niente. Anzi i tedeschi; calarono nelle belle terre nostre, desiderate ed invase da che storia è storia, e i fascisti, diventarono repubblicani, la lugubre repubblichina di Salò. Ma qui il popolo disse basta, e venne fuori col suo esercito: l’esercito partigiano.

Subito la famiglia Girotti in massa si mobilitò. Questa volta Amedeo non pensava a disertare! Coi figli e nipoti entrò nelle formazioni si spostò a Castelmaggiore. L’Albertina rimase a Galliera, appartenente alla Brigata 2.a Paolo. Dapprima staffetta, poi organizzatrice e dirigente di un gruppo di partigiani. Erano contenti di averla a capo anche se donna, tanto si dimostrò attenta, capace, intuitiva, provveduta malgrado la giovane età. Per tutta la durata della lotta partigiana, partecipò spesso ad azioni armate e sempre al lavoro necessario per la formazione, qualsiasi fosse il rischio e la fatica.

Ormai s’avvicinava l’offensiva di primavera per cui ci si sarebbe finalmente liberati. Dopo il lunghissimo inverno colmo di insidie, di torture, di scontri vinti e perduti, di bombardamenti, e ancora, s’intende, di morti, dicevamo: l’ultima stretta, come la va la va, ma che sia finita questa guerra criminale, coi nemici da ogni parte.

Il 22 marzo del ’45 l’Albertina e sette od otto dei suoi decisero di assaltare e disarmare la caserma delle brigate nere di Sant’Agostino tristemente celebri per delitti eseguiti con estrema crudeltà. Era già quasi caldo, non pioveva da tanto tempo, il marzo del ’45 fu nella pianura padana particolarmente sereno e dolce. L’Albertina e i compagni andavano, in silenzio sulle biciclette, appena appena il fruscio delle ruote nella polvere, a pochi metri non si sentiva. E neppure si vedevano le loro ombre, nella sera senza luna. In alto brillavano de stelle fitte, tra le lame dei riflettori che segnavano il fronte ancora fermo, ma in basso era buio.

Arrivarono a Sant’Agostino, i partigiani si misero da parte alla caserma, solo l’Albertina s’avvicinò alla porta senza più curarsi di far rumore. Bussò, una volta, due volte. Teneva la bicicletta in vista davanti a sè. Le rispose una voce: «Chi è?» «Scusatemi se vi disturbo» — disse gentilmente l’Albertina — « ho una gomma a terra e sto lontano. Non ho trovato nessuno. Mi potreste prestare per un momento la pompa?» La piccola cara voce di donna arrivò all’interno, chissà che cosa sperarono quelli della brigata nera, annoiati nell’astinenza del turno di guardia. Apersero la porta, videro in due la bella ragazza. Ma non ebbero tempo di niente perchè la bella ragazza con la rivoltella sparò due colpi, prima all’uno poi all’altro, li colse nel petto, caddero.

In quel momento i partigiani stavano per slanciarsi all’azione, ma una terza « brigata nera» corse giù dalla scala agli spari, aveva una doppietta, mirò all’Albertina ancora visibile nel vano del battente, l’uccise sull’attimo con le due scariche. Gli altri militi si buttarono alla difesa; sotto la sparatoria furibonda i partigiani fecero appena a tempo a portar via il corpo dell’Albertina e a disfarsi nella notte. I fascisti venivano fuori sparando a ventaglio coi mitra. Per fortuna non presero nessuno, tanto lontano dal rifugio della porta non s’azzardavano a muoversi. Ascoltarono. Non si udiva più niente, rientrarono e chiusero, e avevano quei due da medicare. Chissà se erano più da medicare.

I partigiani riuscirono a seppellire l’Albertina nel cimitero di Galliera, e fu presa fuori dopo la liberazione. Ebbe un triste funerale allo scuro, clandestino, ma poi le fu fatto quello al sole con tanta gente dietro la bara, e uno sventolio di bandiere rosse.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

1 thought on “Girotti Albertina (Nome di battaglia Bruna)”

  1. Questo e’ il blog giusto per tutti coloro che vogliono capire qualcosa su questo argomento. Trovo quasi difficile discutere con te (cosa che io in realta’ vorrei… haha). Avete sicuramente dato nuova vita a un tema di cui si e’ parlato per anni. Grandi cose, semplicemente fantastico!

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