Donati Emma (Nome di battaglia Lidia)


Nata il 12/1/1925 a Granarolo Emilia. Militò nel 4°btg Pinardi della la brg Irma Bandiera Garibaldi. Il 15 dicembre 1944 fu arrestata per delazione. Interrogata e torturata prima presso la facoltà di ingegneria poi nella caserma di via Magarotti, fu incarcerata in S. Giovanni in Monte (Bologna), dal 15 dicembre 1944 al 15 gennaio 1945. Riconosciuta partigiana con il grado di sottotenente.

Testimonianza

Facevo la staffetta dal comando di compagnia al comando del battaglione di Corticella della la brigata Irma Bandiera. Alla fine dell’autunno 1944, quando a casa mia si cominciava ad avere timore delle rappresaglie, io continuavo il mio lavoro di staffetta.
La notte del 15 dicembre 1944 arrivò la brigata nera e mentre la mamma apriva la porta, sentii un fascista che chiedeva della signorina Lidia. La mamma rispose che non vi era nessuna signorina che si chiamava Lidia. Allora si fece avanti la spia Amadori che mi indicò al milite, dicendo che la signorina Lidia ero io.

Allora mi diedero qualche schiaffo, poi mi trascinarono giù dalle scale, mi caricarono sopra un autocarro mentre mio fratello lo accompagnarono oltre il fiume Savena. Quando ritornarono sentii che dicevano: Donati è scappato. Poi dissero che l’avrebbero colpito.

Mi condussero all’angolo di via Sant’Anna, e da qui udii la sparatoria in casa dei fratelli Pinardi, poi anche loro vennero condotti assieme a noi alla Casa Buia. Io fui portata in una casa dove si trovava la Pemmae molti ragazzi.

Mentre eravamo in casa si sentì una lunga sparatoria che ci agghiacciò: una parte della brigata nera continuava a picchiare la Pemma e l’avevano denudata. Poi fummo portate dentro alla carceri dell’Ingegneria dove venivamo continuamente sottoposti a durissimi interrogatori dal tenente fascista Monti.

Nei giorni seguenti ci raggiunse l’Ines, la Renata e la Vienna, ex partigiane che erano diventate delle spie, e passammo otto giorni di interrogatori e vi immaginate il terrore quando ci condussero in via Magarotti, dove tutto ricominciò daccapo.
Venni portata poi a San Giovanni in Monte, a disposizione dei tedeschi che continuarono a torturarmi con estenuanti interrogatori. Alla vigilia dell’Epifania fui rimessa in libertà, ma la brigata nera continuò a fare puntate a casa mia. Volevano sapere dove si trovasse mio fratello.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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