Ramazzotti Anselmo


Nasce l’11/1/1888 a Bologna. Infermiere. Iscritto al PSI dal 1918. Nel primo dopoguera fu attivista sindacale e segretario provinciale della lega infermieri. Venne bastonato dai fascisti nel 1924. Durante la lotta di liberazione militò nell’8a brg Masia GL con funzione di comandante di compagnia. Fece parte del gruppo che organizzò un’infermeria clandestina per partigiani feriti o ammalati, all’interno dell’ospedale S. Orsola.
Il 4/9/44 fu arrestato con una ventina di partigiani della brg. Processato il 19/9/44, dal Tribunale militare straordinario di guerra, fu condannato a 9 anni.
Consegnato ai tedeschi, venne deportato nel campo di sterminio di Mauthausen (Austria), dove morì il 31/12/ 1944.

Testimonianze sulla sua attività all’interno dell’ospedale s. Orsola

ARMANDO TARTARINI

Il 15 settembre 1943 riuscii a raggiungere Bologna e qui presi subito servizio all’ospedale « Putti ». Poche settimane dopo fui trasferito all’ospedale Sant’Orsola, in qualità d’infermiere. Alla Patologia Medica mi incontrai, dopo pochi giorni, con Anselmo Ramazzotti, figura notevole e ben conosciuta nel movimento antifascista, già nota nel periodo della guerra di Spagna poiché raccoglieva denaro per i combattenti all’estero. Prima dell’arresto di Ramazzotti e di Sante Caselli, ebbi contatti con Armando Pilati, dirigente comunista, il quale, nonostante fosse degente, era continuamente a contatto con elementi di base, riceveva disposizioni, dava direttive e svolgeva un lavoro capillare in questa importante base ospedaliera interna. Anselmo Ramazzotti finirà la sua vita nel lager di Mauthausen, il 30 dicembre 1944 e Sante Caselli verrà fucilato al Poligono di tiro di Bologna il 23 settembre 1944.

ARMANDO PILATI

Dall’isola di San Domino venni a Bologna nell’estate del 1943, piantonato dagli agenti, con una licenza del Ministero, allo scopo di sposarmi. Approfittai della conoscenza dell’infermiere Ramazzotti per tentare di essere ricoverato all’Ospedale S. Orsola, date le mie gravi condizioni di salute. Ramazzotti mi fece visitare dal dott. Cattoli, che era anch’egli un antifascista, e Cattoli mi trovò affetto da reumatismo cronico e miocardite; tutti mali, questi, contratti a Regina Coeli e Civitavecchia e in cinque isole di confino nelle quali avevo passato quasi tutta la mia giovinezza come punizione per la mia adesione al movimento comunista e antifascista.
Un giorno portarono nella Patologia Chirurgica, nelle mani di Franz Pagliani, il dirigente partigiano Bruno Pasquali, che era stato ferito in uno scontro a fuoco nella città. Lo piantonarono, in attesa dell’intervento, ma Pasquali, approfittando della fortunata occasione che una scala era stata lasciata dai vigili dell’UNPA nel cortile della Dermosifilopatica con l’aiuto degli infermieri Ramazzotti e Santini, e anche di un vigile dell’UNPA, riuscì a fuggire: si fermò per vestirsi nella camera mortuaria e poi andò nella casa della partigiana Agnese, in un palazzo di fronte all’ospedale, dove fu curato clandestinamente dal prof. Fabio Fabbi.
Pasquali però appena guarito ritornò nella zona del Ponte Vecchio, ma poi finì catturato dalle SS, insieme a Walter Busi, sempre nella zona, e poi Tartarotti li riconobbe e così furono uccisi: Busi il 18 aprile e Pasquali il 14 dicembre 1944.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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