Fergnani Innocenzo (Nome di battaglia Tino)


Nasce il 5/9/1915 a Castel Bolognese (RA).
Presta servizio militare a Reggio Emilia in aeronautica dal maggio 1942 all’8 settembre 1943 con il grado di sergente maggiore. Entrato nel movimento partigiano clandenstino, fece parte del gruppo che tentò di costituire una base partigiana a Vidiciatico (Lizzano in Belvedere).

Umberto Rubbi (Partigiano nella 7a Brigata GAP) ricorda:
Dopo l’8 settembre 1943 partecipai ai primi esperimenti di insediamenti di basi partigiane, fra cui quelli di Vidiciatico dell’ottobre 1943. Il nostro scopo era quello di cercare di riunire dei giovani nelle zone di montagna. L’esperimento di Vidiciatico non riuscì. Noi eravamo in sei in una casa chiamata La Cà (c’ero io, Frascari, Lossanti, Venzi, Calari, Fergnani) e poi arrivò Scalambra con un discreto rifornimento di armi. Nella zona passò un gruppo di una quindicina di partigiani toscani, fra i quali quattro russi e uno slavo. Cercammo di dividere quel po’ di viveri che avevamo e poi, prima di andarcene, questi fecero qualche leggerezza per impossessarsi di viveri e misero in pericolo la nostra base, che dovemmo abbandonare.

Fallito il tentativo per difficoltà di collegamenti con la città, Fergnani si trasferisce nel modenese. Giuseppe Landi (Commissario politico della Divisione « Nannetti » e del Comando Regionale Triveneto) ricorda il passaggio modenese:
Alla fine d’ottobre del 1943 il paese dove abitavo, Medicina, fu messo a soqquadro da una irruzione fascista che era stata svolta nella zona allo scopo di arrestare, oltre a me, altri compagni antifascisti già conosciuti perchè attivi nella lotta contro il fascisto e i tedeschi. In località Fasanina erano caduti sotto il piombo di partigiani di passaggio nella zona, quattro fascisti fra cui il famigerato Bosi, già incendiario di villaggi jugoslavi.
Dopo questo fatto io mi trasferii a Bologna, in piena clandestinità, e il comando partigiano bolognese mi spostò a Zola Predosa, dove, con Ernesto Venzi, Tino Fergnani e altri demmo vita ad una prima formazione armata. La nostra attività iniziale fu quella volta a far fallire la leva fascista e ad assicurare la piena protezione ai giovani che non intendevano andare alle armi. Vi fu anche uno scontro con razziatori fascisti e questi ebbero le prime perdite. Naturalmente la situazione era molto difficile per noi e dovevamo continuamente cambiare sede.

In seguito Fergnani si trasferisce nella valle del Vajont dove militò nella brigata Buscarin della divisione Belluno.

Ezio Antonioni (Vice commissario politico del Gruppo Brigate «Gramsci» e commissario politico della Brigata « Feltre »):
La decisione di inviare nel Veneto i primi gruppi di partigiani bolognesi era stata presa nella seconda decade del 1943 dai locali dirigenti comunisti, in accordo con l’organizzazione di Padova e con la direzione del partito. I primi partigiani bolognesi avevano raggiunto la Valle del Mis prima del Natale 1943 e si erano uniti al già
costituito distaccamento « Boscarin ». Fra i primi bolognesi che raggiunsero il Veneto vi erano Libero Lossanti (Lorenzini), Ernesto Venzi (Nino), Tino Fergnani (Mario), Giuseppe Landi (De Luca), Augusto Bianchi (Gustavo), Federico Gombi (Ico) e Giovanni Trippa.
Ma Franco e Celso coi loro uomini, in massima parte alpini, malgrado il veto del CLN, partirono per la montagna con tutta l’intenzione di passare all’azione concreta. Si noti però che non vi fu una rottura completa col CLN e che si definirono delle azioni concordate.
In una di queste, svolta il 7 gennaio 1944 a Forno di Zoldo, trovò la morte il bolognese Tino Fergnani: il primo caduto.
Alla fine di febbraio il distaccamento « Boscarin » fu denominato distaccamento « Tino Ferdiani », in onore del primo caduto bolognese e deformando per errore il cognome (da Fergnani in Ferdiani).

Giorgio Vicchi (Commissario politico della Brigata « Ciro Menotti » della Divisione «Nannetti») vide per l’ultima volta Fergnani.
Notai due partigiani in tenuta di marcia; quando li incrociammo sulla porta della «casera», ci dissero semplicemente «arrivederci». Partivano per una «azione», una delle prime azioni di guerra del gruppo. Uno dei due era bolognese, lo capii dall’accento, quando disse qualcosa agli altri che gli erano attorno; aveva un viso
sorridente e gesti decisi. Noi entrammo a scaldarci accanto al fuoco, e i due, inghiottiti dal buio, dopo pochi passi. Si chiamava Tino Fergnani; cadde in quell’azione; il reparto prese il suo nome dopo pochi giorni.

Nel parco della Piazza Piloni a Belluno il suo nome figura in una lapide, con quelli di 16 partigiani bolognesi e 2 ravennati, caduti nel Veneto.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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