6 febbraio 1945 Crespellano (BO), un’ottantina di donne manifestano per chiedere generi alimentari.


Un piccolo fatto di cronaca, potrebbe sembrare, ma non si deve dimenticare il periodo. L’occupazione tedesca del territorio, che portava alla razzie di alimentari e di tutto quello che poteva essere utile alla Germania. I fascisti repubblichini che, ormai totalmente asserviti ai tedeschi, cercavano con il terrore di sottomettere una popolazione sempre più affamata e disperata.

In questo contesto è importante sottolineare l’apporto delle donne nella resistenza della rete solidale che crearono. Oltre al pericoloso impegno si staffette furono anche organizzatrici e protagoniste delle manifestazioni nelle città.

Le testimonianze riportate di Carolina Generali e di Maria Angela Varani, entrambe partigiane nella 63.a Brigata Garibaldi, sono un bellissimo affresco di quelle giornate.

Carolina Generali

Nella zona Bazzanese, e soprattutto nel comune di Crespellano, noi iniziammo a darci da fare con l’8 settembre 1943. Ricordo che le prime azioni furono quelle di assalto ai magazzini e agli ammassi del grano, per impedire che le derrate cadessero nelle mani dei tedeschi. Fummo proprio noi donne che andammo a prendere il grano negli ammassi e provvedemmo anche a distribuirlo alle popolazioni del comune in ragione di un quintale per famiglia.

In un secondo tempo ci recammo in municipio per chiedere ai dirigenti fascisti più pane, più grassi, più latte per i nostri bambini. In verità noi compivamo questo lavoro senza avere esatta coscienza di contribuire in così grande misura alla lotta contro il nazifascismo.

Questa coscienza la acquisimmo col tempo, grazie all’aiuto dei compagni dirigenti del luogo, fra i quali ricordo Anderlini, Balugani, Libertario ed altri, che erano poi quelli che praticamente ci suggerivano ciò che dovevamo fare.

Le risposte dei dirigenti comunali fascisti alle nostre richieste erano praticamente sempre le stesse: cioè che non potevano fare e dare niente perché la guerra aveva le sue necessità ed altre cose di questo genere, al che noi rispondevamo, con spontaneità, che, se proprio le cose stavano in questo modo, l’avessero fatta finita con la guerra e quindi avremmo così potuto avere più viveri per i nostri familiari e i nostri bambini.

Altra rivendicazione che ponevamo ai dirigenti comunali era quella di avere un rifugio nel quale la popolazione potesse recarsi durante i bombardamenti che in quel periodo si facevano più frequenti.

Eravamo a Crespellano un gruppo di donne abbastanza audaci; per noi andare in municipio a protestare era diventata ormai un’abitudine, tant’è che, assai seccato da queste nostre insistenti richieste, l’allora podestà ritenne di avere la vita più comoda lasciando l’incarico ed andandosene per i fatti suoi.
Naturalmente quasi tutte le volte che ci recavamo in municipio, oltre ai dirigenti comunali ci trovavamo di fronte anche il maresciallo dei carabinieri. Questi poi mi fece chiamare più volte in caserma cercando di intimidirmi perché desistessi dal mio lavoro.

Poi, al posto del podestà venne inviato, alla direzione del comune, il reggente del fascio. Ma anche questi, dopo un periodo di tempo, peraltro relativamente breve, se ne andò. Al suo posto fu nominato un commissario prefettizio di Ponte Ronca. Decidemmo allora di iniziare la lotta contro di lui. Ci recammo a Zola Predosa e andammo in municipio per parlare con il commissario. Ci fu risposto che non era in sede. Dal municipio asportammo una macchina da scrivere poi distruggemmo l’anagrafe per intralciare l’attività dell’ufficio leva. Intanto venimmo a sapere che il commissario prefettizio era andato a rifugiarsi in canonica, dal prete.

Ci portammo sul luogo, seguite da un folto gruppo di donne di Zola, decise a parlare con questo tizio. Giunte sul posto, si affacciò davanti alla canonica il prete, il quale cercò di convincerci di ritornare tranquille alle nostre case, di non preoccuparci e disse tante altre belle cose. Non riuscimmo tuttavia a parlare con il commissario, ma quello che volevamo dirgli lo dicemmo al parroco. Ricordo ancora bene che al prete dicemmo chiaramente che facesse presente al suo amico commissario di non presentarsi più a Crespellano, perché altrimenti avrebbe passato seri guai. Da allora non si vide più in paese.

Mandarono poi al suo posto un commissario da Bazzano. E noi andammo a trovarlo il 5 febbraio. Anche a lui, come agli altri, chiedevamo di intervenire a favore della popolazione perché fosse aumentata la razione di generi alimentari, perché fosse dato più latte per i nostri bambini. Ricordo che la prima volta che ci recammo a parlare con questo commissario, gli dicemmo che noi esigevamo che entro il termine di quattro giorni egli avesse convocato in comune tutti i possidenti del luogo per chiedere loro che dessero qualcosa per sfamare la popolazione.

Naturalmente il commissario si oppose recisamente, in un primo tempo, a questa nostra richiesta, ma poi finì per acconsetirvi, più che altro per paura. Il 6 febbraio, all’ora convenuta, ci recammo in municipio ed avemmo la sorpresa di trovarci di fronte non già i grossi possidenti, ma quasi tutti i contadini del luogo. I contadini, ai quali, ovviamente, il commissario aveva raccontato la storiella che lui era stato costretto ad invitarli dietro nostra richiesta allo scopo di avere roba da mangiare, ci accolsero piuttosto male.

Infatti i contadini ci affrontarono subito chiedendoci per quale motivo ci rivolgevamo a loro per avere roba da mangiare, che si meravigliavano di questa azione, che ne avevano abbastanza dei tedeschi i quali razziavano dappertutto. Al che noi precisammo che gli accordi presi con il commissario erano ben diversi. Spiegammo che noi volevamo incontrarci coi grossi padroni e che noi ben sapevamo che erano questi che avevano la roba e non i contadini. In quel momento giunse il commissario il quale, rivolto ai contadini, disse loro di seguirlo.

Noi, naturalmente, seguimmo il commissario e i contadini, nonostante le proteste del commissario che, naturalmente, voleva parlare a modo suo ai contadini in separata sede. Riuscimmo così a trasformare la assemblea in una vera e propria manifestazione di protesta antifascista e antitedesca.

Maria Angela Varani

La manifestazione più importante in questo campo avvenne il 6 febbraio 1945 e fu il prolungamento di quella del giorno precedente. Era un giorno di mercato, e un gruppo di donne venute da Crespellano si unirono a oltre un centinaio di donne di Bazzano e si avviarono verso il Municipio, protette dai partigiani che, con le armi nascoste sotto il mantello, si erano mescolati ai contadini e paesani venuti al mercato. Dopo aspri scontri verbali con il commissario comunale riuscimmo a farci dare da questi nomi e indicazioni di persone ricche che avevano dei viveri nascosti. Le donne s’incaricarono allora di andarli a prelevare.

Arrivate a destinazione furono trovate grandi quantità di zucchero, formaggio, conserva, melassa, amarene sciroppate, candele, sapone. Si pensò pertanto di fare una distribuzione nel modo più giusto e uguale per tutti a tal fine aprimmo addirittura un negozio che dava sulla piazza e che era vuoto e nella distribuzione usammo le carte annonarie, che allora servivano per l’acquisto dei generi alimentari; ad ogni persona che si presentava consegnavamo una razione equa.

Non fu un lavoro facile, perché, anche se sapevamo che i partigiani armati vigilavano continuamente su di noi, starsene chiusi e nello stesso tempo così esposti in quel negozio, era oltremodo pericoloso. Però riuscimmo nel nostro scopo grazie alla solidarietà popolare.
Fra le tante donne che animarono il movimento partigiano nel Bazzanese ricordo l’Olga Zambelli, la Mara Marcaccini, la Maria e la Cesarina Tommesani, la Cesarina Baccolini, l’Agostina Biagini, e potrei citarne molte altre. E non va dimenticato il contributo di solidarietà delle famiglie contadine che fu ampio e coraggioso. E soprattutto grazie alla solidarietà contadina che il movimento potè sviluppare e ottenere tanti successi.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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