27 febbraio 1921 Firenze scontri con i fascisti


La situazione insurrezionale e di scontro aperto con i fascisti, appoggiati dalle forze di repressione dello stato, nell’intera Firenze inizia come risposta alla distruzione della sede del giornale socialista “La Difesa”, compiuta il 26 febbraio dagli squadristi.

Il giorno 27 un gruppo di anarchici assale in piazza Antinori un corteo formatosi dopo l’inaugurazione del vessillo dei Fasci di avanguardia, ferisce mortalmente il carabiniere Antonio Petrucci e lo studente ventiquattrenne Carlo Menabuoni (si spegnerà il 14 marzo), più lievemente una quindicina di persone.

Il ferroviere Gino Mugnai, con al bavero un distintivo socialista, viene freddato per non essersi tolto il cappello al passaggio della vettura che trasportava all’ospedale il carabiniere.

Nel tardo pomeriggio di quel giorno una squadra di camicie nere entra nel civico 2 di Via Taddea (sede del Sindacato ferrovieri, della Lega proletaria dei mutilati, invalidi e reduci di guerra, della Federazione provinciale comunista e della redazione del settimanale L’Azione Comunista) e spara 4 colpi a bruciapelo a Spartaco Lavagnini, i primi due alla testa, un altro al petto, l’ultimo alla schiena.

Lavagnini stava lavorando al successivo numero di “L’Azione Comunista” ed i compagni nei giorni precedenti cercarono di dissuaderlo dall’andare al lavoro visto che era stato ben identificato dai fascisti, tenuto conto anche della sua instancabile azione agitatoria.

I ferrovieri, appena diffusa la notizia della morte di Spartaco Lavagnini, bloccano i treni alle stazioni di Rifredi, di Campo di Marte e di San Donnino, vengono costituiti due comitati di agitazione, d’accordo con la direzione nazionale dalla Confederazione Generale del Lavoro, e lo sciopero venne esteso a tutte le categorie ed all’intera provincia.

Qualche giorno dopo su “L’Ordine Nuovo” di Antonio Gramsci viene reso tributo al militante antifascista con queste parole: “Spartaco Lavagnini, caduto come un capo, al suo posto di lavoro, ha forse giovato di più all’idea in cui credeva, ha forse insegnato maggiori cose al popolo con la sua morte, di quanto nessuno possa mai insegnare con la parola”.

Gli scontri proseguiranno fino al 3 marzo, estendendosi dalla città fino ai paesi limitrofi, Scandicci, Empoli, Bandino, Bagno a Ripoli, Ponte a Ema, con barricate e una massiccia resistenza. A Firenze la resistenza è particolarmente accanita al quartiere di San Frediano ed a quello di Santa Croce. Ovunque la polizia interviene in appoggio ai fascisti.

A Scandicci contro gli antifascisti sono usate autoblindate e una batteria da 75 mm. I fascisti, peraltro armati e alloggiati nelle caserme, trovano una dura resistenza a Prato ed Empoli. Il bilancio finale è drammatico: 20 morti, 150 feriti, oltre 1.500 arresti.

Spartaco Lavagnini

Nasce il 6 settembre 1889. Secondo di quattro fratelli, figlio del medico chirurgo Vittorio e di Angelina Tramonti. Il padre era insegnante di Scienze Naturali nell’Istituto Agrario sito nella Fattoria delle Capezzine (Cortona, fraz. Barullo). Conseguito ad Arezzo il diploma di ragioniere, entra come impiegato nelle ferrovie nel 1907 ed aderisce alla Confederazione Generale del Lavoro.

Nel 1910 si trasferisce a Firenze, dove inizia la sua attività sindacale e politica. Nel 1914 è eletto membro del Comitato esecutivo della Federazione fiorentina del PSI. Rigidamente contrario alla linea ufficiale del PSI né aderire né sabotare, e nel 1915 collabora al settimanale della Federazione fiorentina del PSI “La Difesa” su posizioni anti-interventiste e rivoluzionarie, legate alla sinistra della conferenza di Zimmerwald seguendo con passione la linea di Karl Liebknecht. Per una grave malattia invalidante del padre, nel 1915 la famiglia si trasferisce a Firenze.

Nel 1917 e 1918 è direttore della “La Difesa” ed in un suo lavoro del luglio del 1917 esplicita in modo chiaro posizioni internazionaliste richiedendo lo stacco del PSI dalle posizioni dei socialisti centristi. Nel 1920 viene eletto segretario regionale toscano del Sindacato ferrovieri grazie alle sue capacità espresse nella lotta sindacale. Sposa Gioconda Vanni.

Dopo la prima guerra mondiale partecipa ai moti contro il caroviveri dell’estate 1919 pensando, ed agendo conseguentemente, al possibile sbocco rivoluzionario di una situazione dai tratti insurrezionali. Preparò e organizzò lo sciopero generale internazionale del 20-21 luglio 1919, progettato dai socialisti e dai laburisti italiani, britannici e francesi, insieme ad altre organizzazioni di vari paesi europei, contro l’aggressione militare ai danni delle nuove repubbliche comuniste sorte tra guerra e dopoguerra in Russia e Ungheria, e contro il Trattato di Versailles. Lo sciopero riuscì solo in alcuni paesi e in Italia il Sindacato ferrovieri si ritirò dall’iniziativa; una ritirata che venne accompagnata a malincuore dallo stesso Lavagnini.

Alla vigilia della fondazione del Partito Comunista d’Italia dalle colonne de “La Difesa” asserisce: «Il Partito Comunista soltanto potrà guidare il proletariato verso i suoi immancabili destini», aderendo immediatamente alla neonata formazione della sinistra e fondando “L’Azione Comunista”, settimanale della Federazione Fiorentina di cui dirige 5 numeri fino al 27 febbraio 1921, giorno in cui viene assassinato dai fascisti.

Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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