Rosetti Imelde


Nasce il 13 marzo 1908 a Bologna. Infermiera all’istituto del radio dell’ospedale S. Orsola. Entra a far parte del CUMER. Fa parte del gruppo di medici e infermieri che, all’interno dell’ospedale, organizzano un servizio clandestino di assistenza per curare i partigiani feriti.
Collaborando con il prof. Giovanni Giuseppe Palmieri e con il prof. Giovanni Ferdinando Gardini, partecipa all’operazione di salvataggio della dotazione di radium dell’istituto.
Il 27 agosto 1944 viene arrestata dai fascisti e consegnata al comando delle SS tedesche. Trasferita nella caserma di via S. Chiara, subisce duri e lunghi interrogatori. Non tradisce i compagni di lotta e non rivela il luogo dove è stato nascosto il radium.
Quando le SS la riconsegnano ai fascisti, venne incarcerata a S. Giovanni in Monte (Bologna) dove resta sino al 2 ottobre 1944.
Internata nel campo di concentramento di Fossoli (Carpi – MO), in attesa di essere trasferita in Germania. Tre mesi dopo, approfittando della confusione che si verifica nel campo per un bombardamento aereo, riusce ad evadere.

La sua testimonianza

Nell’ambiente familiare in cui sono vissuta vi è sempre stato un atteggiamento antifascista, particolarmente deciso in mio marito che, proprio perchè antifascista, era sempre perseguitato. Ciò mi spinse ad interessarmi di politica e a partecipare, come potevo, anche alla lotta clandestina che si svolgeva intensa anche nel mio ambiente di lavoro e cioè nel Policlinico di Sant’Orsola dove la Resistenza aveva molti amici e sostenitori sia fra il personale e gli infermieri (io ero infermiera nell’Istituto del Radio), sia fra i medici, gli assistenti e anche fra alcuni professori (specie nell’Istituto di Anatomia Patologica diretto dal prof. Businco).

Il 25 luglio 1943, con la caduta del fascismo, cominciammo a respirare un po’; ma durò poco. Quel tanto che permise di avvicinare e conoscere molte persone dell’ambiente ospedaliero che la pensavano come noi e ciò permise di creare nuovi rapporti che furono molto utili nello sviluppo della lotta partigiana e nel nostro ambiente stesso. In quei giorni o subito dopo l’8 settembre conobbi Sante Caselli (Santino), Anselmo Ramazzotti, Rino Pancaldi, Fernanda Fini e altri.

Non fui molto fortunata, però, perchè il 27 agosto 1944 fui arrestata e da allora non potei più fare niente.
L’arresto avvenne quattro o cinque giorni dopo un occasionale incontro che ebbi col prof. Posteli e col dott. Novaro in un ambulatorio della Clinica Medica e ricordo che presente c’era anche una dottoressa che era certamente quella che fece la spia ai fascisti.

Il mese precedente, e cioè nel luglio 1944, io mi ero incontrata con Mario Bastia, dirigente del partito d’azione, che era venuto all’Istituto del Radio per parlare con i professori Gardini e Gian Giuseppe Palmieri e per accordarsi sul modo come sottrarre la dotazione di radium ai tedeschi. Bastia parlò prima con il prof. Gardini e poi entrò nello studio del prof. Palmieri. Io allora andai ad avvertire della cosa il prof. Posteli e il dott. Novaro, che erano antifascisti, perchè la prudenza non è mai troppa.

Il prelievo del radium dall’Istituto fu fatto da Bastia, a nome del CLN, alle ore 17 del 24 luglio 1944. I due astucci di piombo furono poi affidati alla custodia del dott. Filippo D’Ajutolo. Anche Rino Pancaldi si era incontrato in precedenza col prof. Palmieri, sempre per la questione del radium, e ricordo che in un’occasione fui io stessa ad introdurre Pancaldi nella stanza del direttore.

Quando fui arrestata i tedeschi mi portarono dall’ospedale al comando delle SS in via Santa Chiara per essere interrogata sulla mia attività all’Istituto e all’ospedale. Dopo 48 ore di pesanti interrogatori fui trasferita nelle carceri di San Giovanni in Monte. In carcere restai fino al 2 ottobre e poi fui portata a Fossoli, nel campo di concentramento, dove, oltre al prof. Posteli e al dott. Novaro, c’era anche il prof. Businco che era stato arrestato prima di me. Qui fui visitata e mi dissero che mi avrebbero inviata a Linz, in Austria, e in attesa feci l’infermiera del campo e questa attività durò tre mesi.

Poi gli alleati bombardarono il campo e io approfittai della confusione e riuscii a fuggire e a raggiungere Bologna dove restai nascosta fino alla liberazione.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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