22 marzo 1944 la strage di Montalto di Cessapalombo (Mc)


Antefatto

Proprio nei primi giorni di marzo e a ridosso della scadenza del bando Graziani, un gruppo di ragazzi intorno ai vent’anni e, nella maggior parte, originari di Tolentino, decide di partire per la montagna. Indirizzati dal parroco tolentinate don Luciano Piergentili e dal CLN di Tolentino, si stabiliscono a Montalto di Cessapalombo, alcuni alla “casa della comunità” e altri alla scuola.

Nelle poche settimane che passano tra le fila della resistenza, affrontano non pochi problemi organizzativi e logistici, come la ricerca di vitto sufficiente per tutti, spesso raggiunto grazie l’aiuto della popolazione locale, e la mancanza quasi totale di armi. Al momento della strage, si tratta ancora di un gruppo in formazione.
Dal 19 marzo, in seguito allo scontro di Caldarola e alla conseguente cattura di una dozzina di partigiani, tra cui alcuni dei giovani di Montalto, la situazione si fa sempre più critica. Nelle ore seguenti si diffonde la notizia dell’accaduto e si susseguiscono gli allarmi di un prossimo rastrellamento della zona. In una catena di ordini e contrordini impartiti dal CLN di Macerata e dal Comando di Vestignano, alla fine il gruppo di Montalto non viene trasferito e non sono prese neppure misure precauzionali aggiuntive.

La strage

All’alba del 22 marzo quando un’ottantina di soldati tra fascisti e tedeschi, guidati dal comandante Giulio Grassano e dal tenente Fischer (che sarà responsabile di altre stragi: 16 settembre 1944: Bergiola Foscalina – MS; Bardine di S. Terenzio – Fraz. di Fivizzano – Massa 19 agosto 1944), si muovono verso la zona interessata. Con loro anche i sei partigiani che, catturati a Caldarola, sono stati condannati a morte, e don Antonio Salvatori che, incontrato lungo la strada e apostrofato come il prete dei ribelli, viene fatto salire sul camion e costretto ad assistere all’esecuzione.
Intorno alle 7 inizia il rastrellamento. I giovani partigiani sono allertati dagli spari della sentinella e, cominciano a correre verso Vestignano, secondo gli ordini ricevuti dal Comando. Ma proprio lì, c’erano ad attenderli due camion pieni di soldati. Lungo il tragitto sono uccisi Nicola Peramezza, Mario Ramundo, Guidobaldo Orizi e Lauro Cappellacci. Alcuni riescono a sfuggire alla cattura nascondendosi nei luoghi più disparati, ma tutti gli altri sono radunati e ricondotti verso la mulattiera sotto Montalto.

Viene catturato anche il comandante Achille Barilatti, da qualche giorno posto alla loro guida. Comincia la fucilazione e di quattro in quattro, anche i catturati a Caldarola, si trovano davanti al plotone di esecuzione. Verso la fine il tenente Fischer la sospende, probabilmente non per uno slancio di umanità, ma per ragioni pratiche: la strada è ingombra di cadaveri e i camion che devono muoversi sono impossibilitati a farlo, quindi si deve procedere immediatamente con lo spostamento dei corpi. In questo modo sono risparmiati Marcello Muscolini, Aroldo Ragaini, Alberto Pretese, Carlo Manente ed Elvio Verdinelli. Si salva anche uno dei fucilati, Nello Salvatori, che gravemente ferito si finge morto e attende per tre ore che i soldati si ritirino e ricorda così la tragica giornata:

« …Quattro a quattro vengono barbaramente stroncate fiorenti giovinezze. Qualcuno non morto si lamenta pietosamente. I militi, impietriti, lo finiscono a colpi di pistola. E’ la volta del quarto turno, il mio. Percorro pochi metri, che mi separano dal luogo della fucilazione con l’anima nella più grande agitazione. Non faccio neppure in tempo ad arrivare che una scarica di “automatico” parte. Non so neppure io come cado a terra, colpito da alcune pallottole non mortali al fianco, al braccio, alla gamba destra. Inizia, così, per me una protezione divina. Non mi preoccupo delle ferite quantunque non poco sanguinanti. Tutta l’attenzione è di non lamentarmi e di non muovermi per evitare il colpo di grazia. Il freddo è intenso.

Il sangue che esce dalle ferite mi comincia a spaventare. Altri quattro compagni cadono e mi coprono.

Anche il sangue di essi scorre copioso, mi macchia il volto, la testa, la schiena, tutto. Brevi istanti passano, poi sento togliermi i cadaveri di sopra. Si saranno forse accorti di me che sono ancora vivo? Mi daranno il colpo di grazia? Riconcentro tutto me stesso a comparire morto. Mi prendono fortunatamente quei compagni che attendono per essere fucilati. Mi trascinano per qualche spazio, poi sento mancarmi il terreno e scivolo velocemente per una scarpata. Altri fucilati mi cadono bruscamente sopra e sento di qualcuno l’ultimo respiro. Il pericolo di ricevere il colpo di grazia è passato. Mi resta da vedere se gli assassini se ne sono andati. Attendo immobile sulla neve circa tre ore. Sento venir gente. Mi accorgo che non sono fascisti. Raccogliendo, allora, tutte le mie forze lentamente mi alzo, emozionato nel vedere un mucchio di compagni inerti. La gente spaventata indietreggia, piange, si lamenta. Penso subito che nel mucchio ci deve essere qualcuno salvo come me. Mi do a chiamarli ad uno ad uno:(…) Tutti morti!»

Le salme dei caduti sono trasferite nella cappella del cimitero di Montalto per poi essere lì tumulate. Solo dopo la Liberazione, vengono riportati a Tolentino nel corso di una solenne cerimonia cui partecipò l’intera cittadinanza.
Nella giornata del 22 marzo sono uccisi tra Vestignano e Montalto trenta giovani. Il comandante Barilatti sarà ucciso il giorno successivo presso le mura del cimitero di Muccia.

I nomi delle vittime forniti dall’A.N.P.I. – sezione di Tolentino

Nicola Peramezza, classe 1922, di Tolentino
Mario Ramundo, classe 1922, di Tolentino
Guidobaldo Orizi, classe 1925, di Tolentino
Lauro Cappellacci, classe 1923, di Tolentino
Audio Carassai, classe 1925, di Tolentino
Luigi Cerquetti, classe 1925, di Tolentino
Balilla Pascolini, classe 1923, di Tolentino
Giuseppe Gurrieri, di Chiaramonte Gulfi (RG)
Umberto Lucentini, classe 1923, di Tolentino
Giuseppe Cegna, classe 1924, di Tolentino
Nicola Ciarapica, classe 1923, di Tolentino
Ennio Proietti Maresciallo, classe 1923, di Tolentino
Arduino Germondani, classe 1924, di Tolentino
Ugo Sposetti, classe 1925, di Tolentino
Adino Barcarelli, classe 1925, di Tolentino
Umberto Angelelli, classe 1925, di Tolentino
Spartaco Perugini, classe 1923, di Tolentino
Radames Casadidio, di Camerino
Giammario Fazzini, classe 1925, di Camerino
Mariano Scipioni, classe 1923, di Potenza Picena
Giacomo Saputo, di Terrasini (PA)
Manlio Ferraro Sottotentente, classe 1922, di Pesaro
Bruno Principi, classe 1923, di Villa Potenza, Macerata
Nazzareno Bartoli, classe 1924, di Villa Potenza, Macerata
Armando Mogetta, di Villa Potenza, Macerata
Armando Pettinari, classe 1923, di Villa Potenza, Macerata
Alberto Patrizi, classe 1925, di Recanati
Lorenzo Bernardoni, classe 1925, di Montelupone
Primo Stacchietti, classe 1925, di Treia
Mariano Cutini, classe 1924, di Potenza Picena
Aldo Buscalferri, classe 1900, di Caldarola
Ennio Passamonti, classe 1923, di Camerino
Peter Ivanovic, dalla Russia, ucciso a Monastero

La produzione Centro Studi Multimedia Marche realizzata nell’ambito di un progetto sostenuto dalla Regione Marche ha realizzato questo video di memoria sull’eccidio.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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