Beckers Wilhelm (Nome di battaglia Willy)


Nasce il 20 gennaio 1922 a Heerlen (Olanda). Dopo l’occupazione dell’Olanda nel 1940 viene arruolato nell’aeronautica tedesca. Partecipa a diverse campagne in Africa e in Italia. Nell’estate 1943, quando le truppe alleate vi sbarcano, si trova in Sicilia. Durante la ritirata dell’esercito tedesco, rimane ferito a Salerno e viene ricoverato all’ospedale militare di Bologna.
Dopo essere rientrato al suo reparto, diserta e ritorna a Bologna. Trasferitosi nella zona di Monte
S. Pietro milita nel battaglione Monaldo della 63a brigata Bolero Garibaldi.
Opera anche nella zona di Montefiorino (MO).

La sua testimonianza

La mia breve testimonianza riguarda fatti che sono accaduti nelle colline attorno a Bologna, e sono certo che mille altre imprese simili sono rimaste sconosciute da parte degli uomini che combatterono per l’ideale della libertà, per distruggere definitivamente il terrore del nazifascismo e per contribuire alla unificazione dei nostri popoli europei.

La mia partecipazione al movimento partigiano sopra le colline bolognesi avvenne nel tardo autunno del 1944 e precisamente nel comune di Monte San Pietro, dove a suo tempo esisteva un forte movimento di partigiani. Il mio
nome di battaglia era semplicemente Willy. Era venuto attraverso i precedenti eventi bellici in Italia facendo parte delle truppe italo-germaniche per andare a combattere in Africa. Ma mi fermai in Sicilia, con lo sbarco degli alleati.
Combattei a fianco delle truppe italiane fino alle porte di Salerno. Rimasi leggermente ferito e di qui venni per la prima volta a Bologna, in un ospedale militare, e per la prima volta ebbi occasione di apprendere liberamente il pensiero
dei cittadini riguardo alla guerra e al fascismo.

Alla mia guarigione ritornai nel mio reparto. L’8 settembre 1943 mi trovavo nei pressi di Roma. È un momento che non ho mai dimenticato; ricordo i combattimenti fra fratelli italiani e noi stranieri in mezzo. Vi era una immensa confusione. Ben presto mi resi conto che la storia aveva preso un altro indirizzo; ritornai verso Bologna dove avevo degli amici i quali mi aiutarono ad unirmi al movimento partigiano. Potevo anche passare il fronte e non interessarmi più di niente, ma per le notizie avute del comportamento delle truppe nazifasciste mi venne un’idea fissa: quella di lottare per la libertà. Il resto avvenne come segue.

La mia brigata partigiana in precedenza si chiamò 63a brigata Garibaldi e cambiò nome quando il comandante Bolero (Corrado Masetti) cadde nel famoso tranello di Casteldebole, dove rimasero uccisi con lui i venti partigiani del suo gruppo. Nei giorni che seguirono la brigata cambiò il nome in 63a brigata Bolero. Naturalmente a causa dei combattimenti sostenuti in precedenza contro le forze nazifasciste, la brigata era ridotta in modo tale che a un certo momento rimase quasi disorientata, ma ben presto si riprese il collegamento e vennero costituite le nuove formazioni della brigata composta di cinque battaglioni.

Il mio battaglione, il primo, era comandato da Monaldo, con sede a Monte San Pietro; c’erano anche i battaglioni Zini a Lavino di Sotto, Sozzi a Bazzano, Armaroli a Calderara di Reno e Marzocchi a San Giovanni in Persiceto.
I primi giorni la nostra attività fu molto intensa giacché le truppe nazifasciste avevano preso molti dei nostri uomini, alcuni dei quali vennero trucidati, altri finirono nei campi di Mauthausen o Auschwitz o chi sa dove, perché di molti, ancora oggi, non si hanno notizie. Quindi il nostro atteggiamento era molto violento giacché i nazifascisti non facevano complimenti ed altrettanto accadeva da parte nostra. Eravamo sempre pronti a combattere.

Delle azioni erano state svolte a Rasiglio, sopra Mongardino e in altri posti, ma io personalmente per la prima volta presi parte vestito da ufficiale tedesco, ad una incursione contro un comando tedesco per prendere delle informazioni necessarie per la forza partigiana. In questa azione venne di persona il comandante del battaglione.
Altri episodi sono rimasti molto impressi nella mia memoria. Ricordo che delle spie erano riuscite ad avvertire le truppe nazifasciste del nostro rifugio di comando, che era in una boscaglia, seminascosto. La sera, senza pensarci tanto, eravamo riuniti tutti al comando per prendere delle decisioni riguardo alle operazioni di attacco contro il nemico per i giorni seguenti quando, per un futile motivo, mi assentai per uscire.

Ero vestito da ufficiale tedesco: sentii da lontano il rombo di una macchina pesante, sentii dei comandi in lingua tedesca, come per esempio « Stostruppe vor » (avamposto avanti). Sul momento credetti a uno scherzo: ascoltai ancora un attimo e, senza esitare, urlai in tedesco « Halt wer da »? (Chi va là?). La risposta veniva da lontano: sentii che caricavano le armi. Chiesero la parola d’ordine. Io non esitai a dire: « Venite avanti, siete nel mio comando di distretto »; si presentarono due soldati delle SS, chiesero della presenza dei partigiani. Io risposi subito che avevano sbagliato strada, giacché in fondo c’era la mia batteria in riposo dal fronte.

Seguirono ancora alcuni particolari militari. Essi stavano accettando le mie risposte quando sentii dei movimenti nella boscaglia dove i partigiani avevano preso posizione per riposarsi. Senza altri indugi si misero sull’attenti e ritornarono alla loro autoblinda dove aspettavano l’ordine per attaccarci. Ma con la nostra tattica avevamo evitato altri spargimenti di sangue. Sentii il comandante delle SS che disse: « Habt Ihr die Banditten gesehn, oder nicht? » (Avete visto i banditi sì o no?). La risposta dei due SS era semplice: « Abbiamo incontrato l’ufficiale dell’artiglieria di sotto, null’altro ».

La faccenda si chiuse con la fraseologia ben nota « Scheisse ». E se ne andarono senza avere preso la minima informazione sulla nostra presenza. Questa nuova tattica venne applicata in seguito molte volte e salvò uomini e impedì che altre vittime innocenti venissero trascinate via o dal plotone di esecuzione, o portate nei campi di concentramento. La brigata Bolero attraverso tante altre azioni prese parte alla liberazione delle colline, cacciando via i nazifascisti per sempre.

Annunci

Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...