6 aprile 1924 i fascisti vincono le elezioni


L’Italia torna alle urne, con la nuova legge elettorale, per il rinnovo del Parlamento. Uomini poltici liberali e democratici come Antonio Salandra, Vittorio Emanuele Orlando ed Enrico De Nicola, e fuoriusciti del Partito popolare come Stefano Cavazzoni, Egilberto Martire e Paolo Mattei Gentili sono entrati nelle liste predisposte dal Partito nazionale fascista «col preciso intento di portare a termine con quest’operazione l’opera di legalizzazione del fascismo».

Su 356 nomi della lista governativa, 153 appartengono a forze politiche alleate. Le opposizioni invece corrono singolarmente. In tutto vengono presentate 23 liste. A fianco di quella governativa in quattro circoscrizioni ne è presente una di fiancheggiatori, con lo scopo di contendere altri seggi alle minoranze.
Le elezioni si svolgono in un clima di violenza per le continue aggressioni degli squadristi nei confronti dei rappresentanti dei partiti di opposizione, portano alla vittoria del Partito fascista che – in base alla legge fatta approvare l’anno precedente – ottiene la maggioranza assoluta dei seggi  con 356 deputati e 19 eletti nelle liste collegate; alle opposizioni 161 deputati.

Le testimonianze di quel giorno di violenze nel ricordo di alcuni antifascisti

ENRICO BASSI

Nel corso dell’ultima fase della campagna elettorale avevo accompagnato venti operai di Corticella dal notaio Edoardo Pilati, in via S. Stefano 30/2, un valente e coraggioso professionista, a firmare l’atto di presentazione dei candidati del partito socialista unitario, cosa che ero stato pregato di fare dall’amico avv. Giulio Zanardi, esponente e mente direttiva del partito a Bologna. I nomi dei firmatari vennero rivelati ai fascisti dal prefetto Bocchini, più tardi nominato da Mussolini direttore generale della polizia.

I fascisti si valsero della comunicazione del prefetto per compiere rappresaglie e minacce, che però non valsero ad intimidire quei coraggiosi lavoratori. Per cui ai fascisti di Corticella non rimase che impedire loro, con la protezione dei carabinieri, di votare.

Infatti quando il 6 aprile 1924 mi recai per votare a Corticella, frazione del comune di Bologna, mio paese natale e allora mia residenza, ne fui impedito e rimandato. Poiché, ad ascoltare la discussione che si era accesa con animazione tra me ed i fascisti in cui rivendicavo il mio diritto al voto, si era venuta raccogliendo numerosa folla, fra cui alcuni compagni, che si erano piano piano avvicinati a me, i fascisti, senza che intervenissero le forze di pubblica sicurezza, che pure erano presenti, dato il loro numero, ci allontanarono con la forza e poi ci seguirono, per un tratto di strada, gridando: «Andate a votare in Russia».

PIETRO TOSARELLI

Nel 1924, in occasione delle elezioni politiche, molti dei cittadini più in vista furono convocati dal fascio alla presenza dei maggiori caporioni e fu loro consegnata una scheda numerata con l’obbligo di votare con quel numero, pena una severa punizione, e vi fu l’anticipazione di qualche sberla che fece capire che cosa sarebbe seguito a chi non si impegnava ad ubbidire. Il giorno delle elezioni, se qualcuno tardava a presentarsi, lo si andava a cercare per obbligarlo a votare con la scheda da loro già preparata. L’ex sindaco Bassi, che malgrado fosse stato deportato fuori dal comune era rimasto nella lista di Castenaso, si presentò per votare e non accettando la scheda preparata dai fascisti fu bastonato ferocemente, gettato a terra e colpito da calci in tutte le parti del corpo, a turno, da un gruppo di scalmanati, tanto che protestarono anche alcuni presenti che pure avevano aderito al fascio. Fu poi accompagnato a casa con una « sidecar » essendo ridotto in condizioni da non potersi reggere da solo. In seguito a questo atto criminale il povero Bassi rimase lesionato al cervello e si suicidò.

FRANCESCO SABATINI

Quando venne il fascismo la situazione già critica subito dopo la guerra, si aggravò ancora. Per chi la pensava come me, non doveva esserci lavoro; avevo chiesto il « visto » per poter ritornare in Svizzera dove avevo lasciato tutto; mi fu negato, perché ero un elemento sospetto. Io ogni giorno uscivo di casa per cercare lavoro, facevo il muratore, avevo imparato in Svizzera, nello stesso cantiere dove Mussolini faceva il manovale. Come ho già detto mi ero sposato nel 1896 ed avevo nove figli da mantenere (ne avevamo avuti quattordici dei figli) ed ogni giorno bisognava risolvere il problema della fame: a casa si mangiava della polenta e dei necci e si beveva acqua. Nessuno mi voleva dare lavoro, ero un sovversivo, mi pedinavano sempre, persino nella cabina elettorale, quando ci furono le false elezioni fasciste, nel 1924. Andai in cabina e mentre ero dentro, c’erano due elementi che stavano sulla porta, e venivano a spiare, per vedere quello che facevo, poi con delle scuse cercavano di venire dentro:

« C’è la candela? C’è il calamaio, la penna? ».

Allora io dissi:

« C’è tutto, andatevene! ».

E non ci tornarono più. Allora sulla scheda feci un bel serpente con la testa di Mussolini. Sortito di cabina misi da me la scheda nell’urna prima che il presidente riuscisse a prendermela e magari vedere come avevo votato. I fascisti mi perseguitavano per le mie idee, perché non prendevo la tessera del fascio mi volevano intimorire minacciando bastonature e purghe, ma io ero di quelli che dicevano:

« Abbocco più volentieri la canna di una rivoltella piuttosto di prendere le vostre purghe ».

LUIGI MONTANARI

Il giorno delle elezioni politiche del 1924, mentre andavo a votare a Bagnarola, seppi che il mio nome era in testa ad una lista nera di undici persone che dovevano essere bastonate: naturalmente quelle che si facevano non erano elezioni perché c’era solo la lista del fascio e gruppi di fascisti armati di manganello aspettavano fuori che gli elettori uscissero per controllarli. Io però riuscii a scappare, approfittando del fatto che i fascisti stavano correndo dietro ad altri compagni. Tornai a casa e la sera andai all’osteria di Punta Verana. Ben presto arrivò un camion di fascisti di Budrio per bastonarmi. Quando entrarono nell’osteria tutti i presenti scapparono ed io rimasi solo. Dissi subito,  affrontandoli:

« Io so perché siete venuti, lasciatemi però dire solo due parole. Voi non mi conoscete bene, ma chiedete ai vostri genitori chi sono io e vi persuaderete che sono un uomo che non ho mai fatto niente di male a nessuno e che ha sempre fatto l’interesse dei poveri ».

I fascisti esitarono, poi si ritirarono fuori per discutere il da farsi. Sentivo da dentro che si erano formate due correnti fra di loro e fortuna volle che vincesse quella decisa a lasciarmi in pace. Poi sentii che il camion se ne andava.

NEVIO FABBRI

Si arriva così al referendum indetto da Mussolini con le schede del sì e del no, del 6 aprile 1924. Si andava a votare nelle scuole e negli asili, che già a Molinella esistevano (grazie al contributo delle organizzazioni operaie) ed il voto si dava sotto gli occhi degli squadristi. Chi aveva la malaugurata idea di votare per il no, nessuno lo salvava da una serie di bastonate.

Mi ricordo quel mattino, mentre andavo a fare la spesa (perché mia madre non usciva più di casa per evitare di prendersi il nero fumo in faccia, o di bere l’olio di ricino) stavo per imboccare l’allora via delle Rimembranze da via Garibaldi, verso le ore 10,30, quando vidi uscire dal cancello dell’asilo infantile un uomo seguito da due squadristi in camicia nera, uno dei quali si chiamava Oreste Curti, che appena arrivati sulla strada incominciarono a bastonare questo disgraziato, il quale, tiratosi il mantello sulla testa, cadde ucciso per le percosse subite. Si seppe poi che si chiamava Angelo Gaiani e che nella scheda aveva votato per il no.

Quel mattino furono molti i bastonati. Ne faccio un breve elenco: Marcello Cesari, Andrea Biavati, Erminio Minghetti, Mauro Mainardi, Giuseppe Cervellati ed altri; in seguito a questi fatti fu fatta circolare la voce che nessuno più si recasse a dare il voto. Gli antifascisti, dovettero così lasciare il paese rifugiandosi a Bologna e nei paesi vicini. Da questo momento incominciò la vera lotta clandestina, antifascista e partigiana disarmata e passiva di poche centinaia di famiglie.

Annunci

Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...