2 giugno 2013 ricordiamoci da dove veniamo


Ferruccio Nazionale, Italian partisan hanged b...

Renata Vaccari nasce il 2 giugno 1921 a Malalbergo.  È una bracciante, come tante donne di allora. Non è mai stata una partigiana, ma contribuisce a suo modo alla lotta di Liberazione come tanti italiani in quel periodo. Non è una eroina, ma il suo è il coraggio di un’italiana che spera in un futuro migliore, in una società diversa. Il suo incontro con la Resistenza anche se può apparire fortuito, la convince a una scelta, decide da che parte stare. È grazie a persone come queste che si è giunti alla Repubblica, ad una nuova Italia. Oggi 2 giugno ricordiamoci di queste persone. 

I suoi ricordi.

Sono una bracciante nata da genitori pure loro braccianti. Fino dall’infanzia ho sempre conosciuto la miseria e le privazioni. Avevo appena 10 anni quando, con le mie sorelle, una di dodici e l’altra di quattordici anni, andavo a lavorare la terra a terzeria, quella terra che i padroni davano allora ai braccianti per sfruttare al massimo il loro lavoro.

Sempre con il mio misero fardello sulle spalle arrivai a quattordici anni, quando incominciai pure io a fare la mondina; per otto ore lavoravo nella risaia e la sera, mentre la mamma andava a casa a fare le faccende, io, le mie sorelle e mio padre andavamo a lavorare quella famosa terra a terzeria fino a tardi. La domenica chiedevamo a nostro padre qualche soldo per divertirci, ma quasi sempre non ne aveva e allora andavamo a letto a passare la festa.

Poi venne la guerra, la fame aumentò e il podestà fascista di Malalbergo, che non faceva niente per alleviare la nostra miseria, fu fatto cavaliere.

Venne l’8 settembre 1943 e cominciò la lotta partigiana. Ricordo che un giorno dell’estate ero a casa per una malattia e non potevo più andare in risaia quando arrivò una lettera del marito di una mondina, che si trovava in prigionia. Partii subito per portargliela e quando arrivai sul posto trovai i fascisti con le armi puntate contro le mondine. I fascisti volevano obbligare le mondine a lavorare e le mondine resistevano perché avevano chiesto un aumento salariale, con il vitto a mezzogiorno.

Arrivata che fui vicino al comandante, cioè al reggente di Malalbergo, questi mi intimò di fermarmi domandandomi cosa cercavo e per quale motivo non ero a lavorare. Gli dissi che mi ero andata a curare i denti e fortunatamente risultava vero perché costui volle accertarsene, guardandomi in bocca. Mi lasciò partire per portare a destinazione la lettera, ma feci pochi metri quando saltò fuori, da un campo di grano, un partigiano che dalla macchia dirigeva lo sciopero; mi disse di tornare indietro. Nel frattempo i fascisti se ne accorsero e cominciò una sparatoria che finì con un fuggì fuggì delle mondine. Per inseguire il partigiano, il reggente mi prese la bicicletta obbligandomi a far la guardia alle sue munizioni, ma appena lui parti io fuggii a casa.

Il reggente andò in cerca del mio nome e fu così che, alla sera, venne a casa mia con dei militi per condurmi a Malalbergo, in prigione, perché, diceva che io ero complice del partigiano che aveva sparato e che ero la sua staffetta. Mia madre, sentendo così, gli andò davanti con un tridente che aveva in mano in quel momento, dicendogli che lui non avrebbe portato via sua figlia. Se ne andò senza di me, ma venne a cercarmi per due o tre sere, poi, con mia grandissima gioia, imparai che lo avevano fatto fuori.

Finirono così tutte le angosce del nostro comune e le mondine vinsero la loro battaglia. Fino al 25 aprile feci tutto quello che era nelle mie possibilità per il movimento della Resistenza.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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