Lino Balbi (Nome di battaglia Pucci)


Nasce il 3 giugno 1927 a Imola. Combatte sull’Appennino tosco-emiliano nella 36a brigata  Bianconcini Garibaldi e successivamente a Imola nella 7a brigata GAP Gianni Garibaldi.

È stato decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione:

“Malgrado la giovane età entrava nelle formazioni partigiane operanti nella zona portandovi l’entusiasmo e la fede di cui era dotato e partecipando a numerose azioni nel corso delle quali si distingueva per coraggio e spirito combattivo. Catturato unitamente ad altri due commilitoni, veniva sottoposto, senza risultati, a duri interrogatori, e infine condannato a morte. Mentre la condanna stava per essere eseguita, si sottraeva con improvviso balzo al tiro nemico e tuffatosi nelle acque di un fiume riusciva, benché ferito, a salvarsi. Successivamente riprendeva generosamente il suo posto.”

Fiume Santerno, 8 settembre 1944

Il racconto di un episodio della sua attività da partigiano.

Dopo la battaglia dell’ Albergo  del 23 febbraio 1944 molti partigiani rientrarono ad Imola. Tutti sapevano però che presto sarebbero tornati sui monti.

Infatti Bob (Luigi Tinti), una notte dei primi di marzo, li radunò presso il Santerno, nella zona della Colombarina, allora disabitata; mancava qualcuno, dicevano, ma ce n’erano dei nuovi come Anselmo Salieri (Simì) e Rino Ruscello. Attraverso le colline giungemmo ad Isola, dove incontrammo Caio e poi tutti ci trasferimmo sul monte Mauro. La canonica della chiesa, disabitata, offriva un comodo rifugio dal freddo e dalla neve, ancora alta.

Nei giorni seguenti giunsero sul monte gruppi di giovani che venivano da Rivola, Riolo, Lugo, Alfonsine, cosicché diventammo ben presto un centinaio. Eravamo armati di moschetti e di pistole, oltre a tre  raganelle , tra cui quella che io stesso avevo prelevato qualche mese prima da un camion tedesco nel cortile delle Scuole Alberghetti e che mi venne affidata in custodia; una seconda la consegnarono a Boris.

Restammo sul monte Mauro circa una settimana. Non ricordo che funzione avessero Caio e Bob; rammento però che venimmo suddivisi in tre squadre e quindi, probabilmente, due di queste vennero affidate al loro comando. Una sera, al buio, una squadra alla volta, muovemmo verso il monte Falterona. In testa marciava la squadra di Caio, che aveva delle carte topografiche e sapeva la strada.

Camminammo tutta la notte nella neve. Il freddo intirizziva il corpo e la fatica era disumana. Posso dire che, per tutto il tempo che ho fatto il partigiano in montagna, ho calpestato solo e sempre della neve; ero tanto stufo che per questo, dopo, ho preferito combattere in pianura! Passammo da Badia di Susinana, da monte Romano, finché giungemmo a Marradi. Oltre al freddo avevamo anche fame e Bob senza tener conto degli ordini di Caio, decise di requisire qualcosa da mangiare.

Era giorno chiaro e scorgemmo una grande e lussuosa villa presso il viadotto della ferrovia che passa poco lontano da Marradi. Sembrava un miraggio; Entrammo e trovammo ogni ben di Dio, anche dei cavalli che utilizzammo per il trasporto del materiale pesante. Tutto il giorno sostammo nella villa, ma a sera eravamo nuovamente in viaggio. Nella notte, però, ci imbattemmo in una violenta bufera di neve.

La squadra di Caio, che non si era fermata, era molto più avanti di noi e quindi non ci poteva dare alcun aiuto; cosi ci sperdemmo tra i monti. Ricordo che con Salieri, Ruscello e un certo Pippo di Lugo ci rifugiammo in una catapecchia abitata da una povera famiglia di contadini: padre, madre e tre bambini. Ci accolsero volentieri, ma non avevano niente da darci da mangiare. Erano circa le tre di notte e allora, a pancia vuota, ci sistemammo alla meglio per dormire accanto al fuoco spento, sperando che col giorno la bufera si sarebbe calmata. Infatti fu così.

Ci informammo se nella zona — dovevamo essere nei pressi del passo del Muraglione — esisteva la possibilità di andare a prelevare qualcosa da mettere sotto i denti. Il contadino ci indicò un paesino, proprio sotto di noi, dove, ci disse, il parroco aveva del vino e dei polli. Ci dirigemmo subito in quella direzione e dopo due ore chiedevamo al prete quello che ci occorreva. Sulle prime rifiutò, poi ci diede dei polli, un prosciutto e tre otri di vino. Con tutta quella roba, che caricammo sul cavallo che io avevo requisito a monte Romano, tornammo a casa. Mangiammo a sufficienza e con noi mangiarono anche quei poveri montanari. Lasciammo del vino e dei polli e quindi partimmo. Ci dissero che il Falterona era verso est e noi ci incamminammo in quella direzione.

Non so quanto tempo dopo scorgemmo, nel buio, delle luci, poi udimmo un clamore di voci infantili. La località era Biserno, l’imparammo dopo, e quei bambini cantavano l’ Armata Rossa , una canzone partigiana.

Capimmo che eravamo finalmente giunti a destinazione. Poi, poche settimane dopo, in aprile, venne l’attacco della Divisione  Goering  alle brigate nel Falterona e allora passai nella 4a brigata Garibaldi (che in luglio divenne 36a brigata), insieme a Bob e altri imolesi e poi, stanco della montagna, tornai a Imola e entrai nel distaccamento della 7a brigata GAP e vi rimasi fino alla liberazione.

 

 

 

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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