69 anni fa Roma veniva liberata


Il 4 giugno 1944 viene liberata Roma.  Le speranze di una rapida conclusione del conflitto nascono e si diffondono nell’Italia ancora occupata dalle truppe nazifasciste. La stampa clandestina invita a incrementare la lotta contro il fascismo. La rivista “La Comune” rilancia nel suo numero del 15 luglio 1944 l’invito alla resistenza attiva.

PASSARE ALL’OFFENSIVA

Estratto dal n. 10 di « La Nostra Lotta »

Vita di Partito

Lavorare con l’ardore del combattente, lottare contro i metodi attendisti. 

La liberazione di Roma e lo sbarco degli Alleati in Francia segnano l’inizio della fase decisiva della guerra. L’ora della fine per il nazifascismo è suonata.

Alle grandi offensive dell’esercito Sovietico e degli eserciti Alleati deve corrispondere l’offensiva audace ed impetuosa del popolo italiano.

Con tutta probabilità altre regioni italiane, nelle prossime settimane, saranno oggetto di operazioni militari di grande importanza.

È necessario che ogni comunista sia alla testa della lotta. È necessario che ogni comunista sia pronto a fronteggiare gli sviluppi della situazione. È necessario che le organizzazioni comuniste sappiano risolvere, anche se dovessero restare temporaneamente staccate dal centro del Partito, i problemi che il rapido sviluppo di tale situazione pone e porrà.

Un solo obiettivo deve guidarci: passare all’offensiva per preparare nella lotta le condizioni dell’insurrezione popolare nazionale.

Ciò vuoi dire che noi dobbiamo potenziare ed attivizzare al massimo il fronte partigiano, che dobbiamo organizzare in grande il sabotaggio sistematico della produzione, l’interruzione delle linee di comunicazione, la distruzione dei mezzi di trasporto, dei depositi di armi, di viveri e di carburanti del nemico.

Ciò vuoi dire che le agitazioni, le dimostrazioni, gli scioperi contro il terrore, contro la fame, contro le deportazioni, devono moltiplicarsi e susseguirsi in un’ondata crescente e sempre più potente, devono scoppiare ininterrottamente,  devono assumere un carattere sempre più violento e di massa, devono unificarsi in un grande movimento generale fino a sboccare nell’insurrezione popolare.

Da questo momento ciò che conta è l’azione. Non si tratta solo di redigere e distribuire dei manifestini, di innalzare delle bandiere, di fare delle riunioni di propaganda. L’agitazione è utile, è necessaria in quanto serve a mobilitare il popolo italiano per l’insurrezione; l’agitazione è utile, è necessaria in quanto serve per portare sempre più larghe masse alla lotta per la liberazione della nostra Patria e per la vittoria.

Oggi ciò che conta è l’azione. È assolutamente necessario che ogni compagno si renda conto che oggi compito ssenziale dei comunisti e dei patrioti è quello di attaccare con tutti i mezzi il nemico tedesco, di attaccarlo alle spalle, di interrompere le linee ferroviarie, di rovinare le macchine, di fare deviare i treni di trasporto truppe e materiale tedesco, di fare ritardare il loro arrivo.

Compito essenziale di oggi dei comunisti e dei patrioti è quello di impedire al nemico nazifascista il trasporto delle sue truppe e delle sue armi, di distruggere le sue vie di comunicazione, di fare saltare i suoi depositi. Si tratta di sabotare metodicamente, sistematicamente, con ritmo crescente, la produzione del nemico. Sul nemico nazifascista devono piovere da tutte le parti colpi su colpi rendendogli la vita impossibile nel nostro paese.

Questi oggi sono i nostri compiti se vogliamo affrettare l’ora della liberazione della nostra Patria, l’ora della vittoria. Questi sono i compiti che le nostre cellule debbono discutere e risolvere in questi giorni se noi comunisti vogliamo veramente essere alla testa del popolo italiano in lotta. Noi non possiamo limitarci ad applaudire ed a manifestare per la liberazione di Roma, e gioire per l’apertura del secondo fronte.

Ed oggi non è ancora venuto il momento delle manifestazioni di giubilo.

Noi dobbiamo facilitare con tutte le nostre forze, con tutti i nostri mezzi, le azioni belliche che vengono a liberare il nostro territorio dagli invasori. È dovere, è compito nostro fare tutto quanto sia in noi per eseguire le disposizioni che gli Alleati ci fanno pervenire.

Questi sono i compiti dei comunisti, dei patrioti, sono veramente dei compiti nuovi.

A questi compiti nuovi e che non soffrono indugi, noi potremo far fronte solo se li affronteremo con lo spirito di combattenti, con l’entusiasmo rivoluzionario.

È necessario che i compagni tutti, da quello di base al responsabile, la rompano con il lavoro routinier, tradizionale, burocratico di ogni giorno.

È necessario che ognuno di noi senta che c’è qualcosa di nuovo nel mondo, che stiamo combattendo le ore decisive. Roma liberata, secondo fronte realizzato devono significare una svolta anche nel nostro lavoro; devono significare anche per noi l’impiego di tutte le energie.

Non si può continuare nel tram-tram di ogni giorno, gli appuntamenti quotidiani, la solita riunione settimanale della cellula, la discussione sindacale, la distribuzione del giornale, la raccolta delle quote, le chiacchiere coi compagni di lavoro, le otto ore in fabbrica e così per ogni giorno dal lunedì al sabato per una settimana dopo l’altra, come se nulla di nuovo fosse sotto il sole. No, lavorare con questo spirito significa attendere che arrivino gli Alleati a liberarci, significa abbandonarsi alla spontaneità, aspettare che le cose vadano da sé.

Oggi è dovere supremo dei comunisti, dei patrioti, di abbandonare la fabbrica, l’ufficio, i campi per imbracciare il fucile contro l’invasore tedesco.

Oggi è dovere dei comunisti e degli italiani di studiare ed organizzare l’interruzione delle linee ferroviarie e di comunicazione del nemico, di impedire, ostacolare, ritardare i suoi crasporti di armi e di truppa. Oggi è dovere di ogni  comunista e di ogni italiano di organizzare ed attuare nelle fabbriche, nei cantieri, negli uffici il sabotaggio della produzione per il nemico.

Ogni giorno, ogni ora, in ogni fabbrica, in ogni villaggio, in ogni rione di città, in ogni via di comunicazione bisogna fare qualche cosa che danneggi il nemico nazifascista.

Oggi è dovere di ogni comunista lavorare con lo spirito che anima il combattente rivoluzionario, che da tutto se stesso, completamente, e senza limiti, al raggiungimento del suo obiettivo.

Al di sopra delle preoccupazioni famigliari, al di sopra degli interessi di lavoro, al di sopra delle esigenze personali, oggi vi deve essere la lotta per la vittoria, la lotta per schiacciare al più presto il nazifascismo.

Non tutti possono partire per il fronte, ma tutto il territorio nazionale lo dobbiamo considerare un gran fronte. Noi dobbiamo tutti lavorare come se fossimo al fronte. Ogni comunista deve sentire la necessità del lavoro che esso svolge qualunque sia il lavoro che il Partito gli affida, deve sentirlo necessario per contribuire a battere il nemico. Noi dobbiamo lavorare con lo stesso entusiasmo, con lo stesso spirito di sacrificio, con lo stesso disprezzo del pericolo, con la piena dedizione di noi stessi, con l’impiego di tutte le forze ed energie come se fossimo al fronte.

Se vi sono compagni che oggi dormono otto ore al giorno, dormono troppo; se vi sono compagni che nella fabbrica lavorano puntualmente, alacremente otto ore al giorno accanto alla loro macchina, che lavorano e producono bene per produzione di guerra, questi compagni non sono dei comunisti, non fanno oggi il loro dovere. Se vi sono dei compagni che trovano oggi troppo tempo per riposarsi e per divertirsi, questi non sono dei soldati, non sono dei combattenti.

Non sono dei combattenti quei compagni che lavorano in modo tale come se oggi fosse ieri, che trascorrono la loro vita come fossimo in tempo di pace e non alla vigilia dell’insurrezione popolare e nazionale.

Oggi il supremo dovere di un comunista, di un italiano, è quello di essere un combattente sul fronte e dietro il fronte, davanti e alle spalle del nemico.

Sui monti e nelle città, in trincea e nella fabbrica.

È assolutamente necessario che ogni giorno, alla fine della giornata, ogni compagno possa non solo constatare che ha lavorato oltre otto ore per guadagnarsi il pane ed arricchire i suoi sfruttatori, ma possa dire: oggi ho fatto qualcosa per distruggere il nazifascismo, per conquistare la libertà. Oggi ho dato un colpo al mio mortale nemico.

Lavorare dunque alacremente, con entusiasmo, febbrilmente, senza ritardi burocratici. Avere soprattutto presente i compiti ai quali oggi dobbiamo far fronte. È compito dei nostri organismi ridurre al minimo, nell’attuale situazione, la burocrazia, i sistemi di lavoro con scartafacci, archivi, collezioni di documenti; abituarsi a lavorare rapidamente, a risolvere prontamente i problemi e non perdersi in lunghe discussioni. Non è l’ora delle grandi discussioni, dei convegni, né dei congressi. Arrivare tempestivamente al momento giusto con un manifestino, un appello, una direttiva, anche se redatta speditamente, val meglio che arrivare in ritardo con un documento molto ben stilato nella forma. Fare deragliare un treno di uomini o materiale tedesco questa sera, vale più che passare la notte a fare grandiosi progetti, dei piani fantastici da realizzare poi non si sa in quale domani.

Specialmente i compagni più qualificati devono cercare di essere sempre pronti come lo è il combattente prima dell’attacco. Devono cercare di scaricarsi di tutti i legami che sono per loro un peso ed un ostacolo alla loro azione.

Devono organizzare il loro lavoro in modo da non essere legati al loro posto da esigenze tecniche ed organizzative. Devono poter essere in grado di allontanarsi da un momento all’altro dalla loro città, di portarsi rapidamente da una località all’altra dove la loro opera è necessaria, devono essere in grado di passare prontamente dal lavoro politico al lavoro militare, dal lavoro di agitazione e di propaganda a quello di comandante di un distaccamento o viceversa a seconda le circostanze.

Solo lavorando con spirito rivoluzionario veramente pratico, solo con la dedizione di tutte le nostre forze, di tutte le nostre energie fisiche e morali, noi potremo assolvere al nostro compito di oggi, noi potremo sostenere l’offensiva, noi potremo dirigere l’insurrezione nazionale.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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