Duilio Gnudi (Nome di battaglia Moro)


Nasce il 26 giugno 1912 a Molinella. Prestò servizio militare negli autieri dal 10 ottobre 1942 all’8 settembre 1943. Nato nella terra di Massarenti, cresciuto in una famiglia socialista e in una città come Molinella che non si arrese alla violenza fascista, dopo il 25 luglio 1943 abbandona il servizio militare e ritorna a Molinella. Subito dopo l’8 settembre 1943, guidato da Luciano Romagnoli con i fratelli Dorando e Orlando partecipa all’organizzazione delle prime basi partigiane del molinellese. Costretto nel luglio 1944 ad abbandonare Molinella per il vasto rastrellamento operato dalle truppe nazifasciste dopo lo sciopero delle mondine, si trasferisce sull’Appennino romagnolo. Milita nel battaglione Guerrino della 36a brigata Bianconcini Garibaldi.

Prende parte ai combattimenti di Capanna Marcone e di Cà di Guzzo nel corso del quale rimase ferito.

I suoi ricordi 

Io sono nato nella terra di Massarenti, in casa Belpoggio, e sono sempre vissuto a Molinella. Da 14 anni di età ho sempre fatto il bracciante, mestiere che faccio tuttora. In casa Belpoggio si riunivano sempre gli antifascisti e, sebbene ragazzo, ricordo ancora Massarenti, Bentivogli, Calzolari, Bagni e molti altri dirigenti socialisti del tempo.

Quando le squadracce fasciste cominciarono a far violenza contro le cooperative e i sindacati io, che avevo appena una decina d’anni, fui mandato più volte nel centro per riferire ciò che stava accadendo. Negli scontri col popolo i fascisti bastonavano i vecchi socialisti per seminare il terrore nella zona e per preparare il terreno a nuove violenze. Spesso i lavoratori socialisti reagivano e la tensione cresceva nel paese. Poi ricordo che i fascisti arrivarono con un camion, scesero con la mitraglia e saccheggiarono le cooperative di Marmorta e di Molinella.

Nel mio paese, anche durante il fascismo, la lotta popolare non è mai cessata.

Ricordo che quando il fascismo impose ai lavoratori di iscriversi ai sindacati, una grande parte dei molinellesi non si iscrisse, anche se questo voleva dire miseria nera.

Ricordo bene che da ragazzo andavo a raccogliere erbe medicinali nelle valli per guadagnare qualche soldo per vivere. Ricordo anche quando i fascisti, capeggiati dal gerarca Augusto Regazzi, andarono a Berrà e bastonarono parecchi antifascisti, poi andarono nella tenuta Bosco, di Ornar Talon, e lì uccisero il giovane colono Pietro Marani, che era un antifascista. Da Molinella non è mai mancata inoltre la solidarietà verso Massarenti, che era stato rinchiuso dai fascisti in un manicomio a Roma: si raccoglievano piccole somme in denaro, sebbene vi fosse una gran miseria in tutte le famiglie dei lavoratori.

Gli agrari, che erano i capi del sindacato fascista, imposero anche di passare dalle otto alle dieci ore di lavoro giornaliere. Le donne furono le prime a reagire e, poiché non si poteva far sciopero, decisero di lavorare otto ore e di restare ferme nei campi, sedute, le altre due ore. Allora gli agrari che si erano visti costretti a pagare dieci ore per otto lavorative ritirarono, dopo una settimana, la loro proposta.

Il 25 luglio 1943, quando il fascismo cadde, io ero soldato a Bologna, all’Autocentro. Venni subito a casa e quando giunsi a Marmorta c’era una manifestazione di popolo con camion e bandiere rosse. Io mi unii ai dimostranti. Da allora io ho iniziato la mia attività nella Resistenza.

Cominciai con la partecipazione alla organizzazione delle prime basi partigiane nella zona di Marmorta, Fontana e oltre Reno. Era molto difficile organizzare la Resistenza a Molinella perché la zona era tutta di pianura e anche perché i vecchi socialisti erano troppo noti e tenuti sotto stretta sorveglianza. Tuttavia riuscimmo a organizzare un primo gruppo di una ventina di partigiani, grazie anche all’aiuto delle donne e delle poche famiglie che avevano il coraggio di ospitarci. Alla fine di giugno, in una sola notte i partigiani distrassero le trebbie per evitare che i tedeschi si portassero via il grano appena raccolto, che doveva invece servire per l’alimentazione della popolazione. Un’altra volta danneggiarono la  ferrovia, sempre per evitare il saccheggio di derrate alimentari.

L’11 luglio 1944 i tedeschi e le brigate nere fecero un rastrellamento nella zona, anche perché sapevano che noi avevamo appoggiato e diretto lo sciopero delle mondine del mese prima. Rastrellarono la zona metro per metro e noi avemmo anche un morto e un ferito. Riuscimmo tuttavia a non farci individuare e il giorno dopo passammo fra i tedeschi che non ci videro e poi ci trasferimmo, dopo alcuni giorni di sosta a Medicina, alla 36a brigata Garibaldi, operante nell’alto Appennino Toscoemiliano.

Entrai a far parte della compagnia di Guerrino, che aveva sede a Le Spiaggie e con questa compagnia presi parte alla battaglia di Capanna Marcone, dove mettemmo in fuga i tedeschi. Partecipai anche alla battaglia di Ca’ di Guzzo dove morirono in complesso 31 partigiani: fu un vero miracolo uscirne vivi, ma ce la facemmo. Con un gruppetto di sedici di Ca’ di Guzzo ci avviammo verso Monterenzio, sostammo a Bolzino, poi attraversammo la linea minata lungo il fiume Idice e raggiungemmo, dopo otto giorni senza mangiare, la linea americana a Monterenzio.

Dopo qualche giorno di riposo partecipammo alla liberazione del comune e alla ricostruzione della vita democratica della zona tutta distrutta dalla guerra. A Molinella tornai pochi giorni dopo la liberazione del paese e fu una fortuna ritrovare i miei familiari ancora vivi.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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