Gemma Beltrame (Nome di battaglia Pemma)


Nasce l’8 marzo 1920 a Mortegliano (UD). Domestica. Milita nel 4° battaglione Pinardi della 1a brigata Irma Bandiera Garibaldi ed opera a Bologna e in provincia. Una semplice donna che aderì alla Resistenza come staffetta e come tantissime donne collaborò nell’ombra per vedere realizzato il sogno di una nazione libera dal fascismo. Viene incarcerata a Bologna dal 13 dicembre 1944 al 21 aprile 1945. Nella testimonianza di Salvatore Masi l’episodio dell’arresto e dello sfregio a cui erano sottoposte le partigiane catturate.

Lino Tosarelli  partigiano nella Brigata Irma Bandiera

Verso la metà d’ottobre cominciarono i preparativi per il trasferimento dei partigiani di Corticella in città. Il gruppo, comandato da Gioti, da più giorni si trovava già nei pressi del ponte della Mascarella quando, la mattina del 24 ottobre, una squadra della milizia ferroviaria inseguendo la popolazione che raccoglieva del carbone nel recinto ferroviario, cominciò a sparare e rincorrere i civili. Così finì che in questa specie di rastrellamento i militi andarono con una moto carrozzetta a cacciarsi dentro alla villa che noi occupavamo e cominciarono a cercare il carbone, forzando l’ingresso. Allora noi aprimmo il fuoco facendo dei morti e feriti. Uno solo riuscì a fuggire. Noi ricuperammo le armi e restammo dentro alla villa.

Subito dopo fu inviata fuori la Pemma a portare la notizia che eravamo stati attaccati e che attendevamo notizie e disposizioni. La Pemma all’uscita incontrò Oscar Gandolfi che col somaro stava trasportando armi e munizioni nella Villa.

Allora Oscar, saputo dell’accaduto, riportò il carico alla Casa Buia. Leo e Orlando erano fuori città e così, verso le ore 13, non avendo avuto alcuna notizia, Gioti decise di uscire dalla base e di portarsi in campagna. Incolonnò i partigiani dopo essersi caricati sulle spalle armi e munizioni e, in pieno giorno, cantando Bandiera rossa, marciammo da via Mascarella giù per via Saliceto.

La popolazione delle case prima si affacciava alle finestre timidamente, poi sempre più numerosa cominciò ad applaudire il passaggio dei partigiani. Quando passammo dietro alla mura delle Caserme Rosse i nazifascisti si ritirarono sbarrando porte e finestre.

Giunti oltre vedemmo alte colonne di fumo levarsi al cielo: la brigata nera si era accanita contro la villa che noi occupavamo poche ore prima.

Salvatore Masi partigiano nella Brigata Irma Bandiera

Verso le 5 di mattina del 13 dicembre 1944 la brigata nera piombò alle fornaci della Casa Buia, provenendo da Sant’Anna. Avevano circondato l’abitato e io fui arrestato assieme a tutti i civili che erano nelle fornaci. Fra gli arrestati c’era anche la Pemma e un romagnolo fuggito dalle SS italiane e che dal mese di luglio combatteva coi partigiani della zona. Arrestarono anche altre persone che dormivano con noi nel forno della fornace.

Ci portarono nella casa denominata Casa buia da cui prende il nome tutto il caseggiato. Lì vi era anche Tarozzi. Appena entrati, la spia Amadori, che era in mezzo ai fascisti indicò la Pemma come partigiana. L’afferrarono torcendole le mani e le tagliuzzarono i capelli, poi gridarono «parla, parla, se no ti tagliamo i capelli». Lei faceva l’indifferente, tanto i capelli crescono da soli. Visto che non parlava la denudarono poi cominciarono a scudisciarla coprendole il corpo di lividi.

Quando non ne potè più la Pemma gridò: «Sì parlo, datemi da bere». Dopo bevuto, disse che non sapeva niente, perché lei non era del luogo e conosceva solo le persone di vista. Allora i neri del capitano Pifferi ripresero a torturala. Uno la teneva ferma per il seno mentre gli altri la scudisciavano e per due o tre volte si ripeteva la scena mentre io assistevo impotente alle violenze che stava subendo la ragazza che io amavo.

Fuori cominciarono a sparare: i fratelli Pinardi caddero assassinati. Pifferi gridò alla Pemma: «Parla, se non vuoi essere ammazzata anche te». La Pemma rispose: «Ma io non ho voglia di morire, oh bella!» Anche i neri gridarono in coro: «oh bella». Mentre uno teneva la Pemma per il seno il capitano Pifferi faceva sobbalzare davanti a me una pallottona da mitra. Mentre i militi della brigata nera si divertivano a toccare il corpo della Pemma tutte le finestre della casa furono aperte. Le brigate nere e tutti quelli che erano all’esterno potevano vedere la scena.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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