6 luglio 1944 esce il primo numero clandestino de L’Unità


Il 6 luglio 1944 nasce il primo foglio clandestino de L’Unità, il giornale fu stampato quasi sempre nelle tipografie clandestine del Partito Comunista Italiano che cambiavano la sede per motivi di sicurezza e qualche volta in quella privata di Pietro Grandi, in via Zamboni 90. Il giornale non ebbe un direttore. La diffusione del giornale avveniva attraverso le staffette e fu diffuso nelle fabbriche e tra la popolazione. Di seguito l’estratto del primo numero con l’editoriale.

L’UNITÀ

Organo centrale del Partito Comunista It. Fondato da: Antonio Granisci e Palmiro Togliatti (Èrcoli)
Proletari di tutti i Paesi, unitevi!
I tedeschi non debbono attestarsi sul nostro Appennino
Anno XXI, n. 1, 6 luglio 1944
Edizione dell’Emilia

L’INSURREZIONE POPOLARE ARMATA UNICA VIA DI SALVEZZA

PER L’INSURREZIONE NAZIONALE

Dopo la liberazione di Roma, lo sbarco alleato in Francia e l’offensiva della gloriosa Armata Rossa, la lotta del popolo italiano ha assunto un ritmo ed un carattere nuovo. Gl’italiani hanno compreso che siamo entrati in una nuova fase della guerra, che hanno avuto inizio le grandi e decisive battaglie che dovranno concludersi con il totale annientamento dell’hitlerismo. Gl’italiani hanno compreso che mentre il nemico ha subito sul nostro suolo una grave disfatta, è giunto finalmente il momento di intensificare tutti gli sforzi e di gettare tutte le forze nella mischia per distruggere ed annientare l’oppressore, per arrivare all’insurrezione ed alla liberazione di tutto il Paese.

Gli appelli lanciati da Roma liberata agl’italiani di tutte le regioni occupate dal comandante delle forze alleate generale Alexander, dal presidente del governo italiano e dal capo del nostro partito, Palmiro Togliatti, per annunciare che è giunta l’ora dell’attacco generale e dell’insurrezione contro l’occupante sono stati raccolti. Il movimento nazionale marcia decisamente sulla via dell’insurrezione e di giorno in giorno le notizie che ci giungono, per quanto affrettate ed incomplete dalle varie regioni, mostrano che tutte le forze nazionali sono in movimento e che particolarmente nell’Italia centrale, più vicino al campo di battaglia, l’insurrezione nazionale è già una realtà con la quale il nemico deve fare i conti.

Nella nostra regione il passaggio all’offensiva del movimento partigiano e dei GAP il crescere nelle campagne e nelle città dei movimenti popolari di massa, il rifiuto in massa dei giovani di presentarsi alle leve, la sempre più accentuata disgregazione delle forze fasciste sono gli elementi principali di una situazione insurrezionale in pieno sviluppo e che deve avviarsi verso la conclusione finale; lo scatenamento dello sciopero generale insurrezionale e dell’insurrezione popolare per la cacciata dei tedeschi e l’instaurazione di nuovi organi di potere popolare.

Questa conclusione non verrà tuttavia da sola. Essa deve essere preparata ed organizzata; questo compito spetta a tutto il movimento nazionale, a tutte le forze antifasciste, al nostro partito. Bisogna che in questo momento sia in tutti chiara la coscienza della necessità dell’insurrezione e del modo col quale essa potrà trionfare, sia in tutti fermissima la volontà di dare tutto perché l’insurrezione trionfi.

L’insurrezione è necessaria non solo per affrettare l’ora della nostra liberazione ma per dare il doveroso contributo del popolo italiano alla guerra antinazista.

È necessaria per risolvere e por fine allo stato di cose esistente nella nostra regione ove le orde tedescofasciste imperversano con furore assassino e gettando lungo le strade decine di patrioti; saccheggiando e mettendo a ferro e fuoco interi villaggi e luoghi ritenuti ricoveri di patrioti nelle città; razziando uomini e donne cacciandoli come bestie in vagoni piombati destinati alla deportazione schiavista in Germania; asportando con la complicità criminale di industriali collaborazionisti, il patrimonio tecnico nazionale, come a Bologna i macchinari della Ducati, di Montanari; razziando e deportando le maestranze come alla Caproni di Forlì; cacciando i contadini dalle loro case, stuprando giovanette e violentando donne come ogni giorno avviene in alcune località della nostra regione.

L’insurrezione popolare armata per noi emiliani s’impone come compito immediato per evitare l’attestamento delle forze germaniche sull’Appennino toscoemiliano.

Una sosta anche di poche settimane dei vandali nazifascisti su tale linea oltre le razzìe di uomini e cose trasformerebbe la nostra fiorente Val Padana in un inferno di ferro e di fuoco ove cannoni e bombardamenti aerei continuati  ridurrebbero in cumuli informi case e tesori artistici, corpi umani mutilati e sanguinanti accatastandoli in un’apocalittica tragedia.

Gettiamo dunque con ardore e decisione tutto il peso della nostra forza nella lotta che dovrà decidere le sorti della nostra regione. Ma alla salvezza, alla liberazione, all’atto finale del movimento insurrezionale non si giunge se non attraverso la moltiplicazione di tutte le lotte portando avanti decisamente l’offensiva partigiana, intensificando l’azione dei GAP, sviluppando l’attività delle squadre di difesa e d’offesa operaie e di tutte le forme di organizzazione armata di massa, moltiplicando e allargando le lotte delle grandi masse operaie, contadine e popolari; rifiutandosi decisamente anche con le armi, di farsi trasportare in Germania; rifiutandosi d’obbedire ai decreti ed alle leve d’un governo illegale; spezzando con dimostrazioni e comizi l’ordine fascista. Favorendo la disgregazione delle forze nazifasciste, si creano, in un’azione che ha già carattere insurrezionale, le condizioni per lo scatenamento della battaglia finale, dello sciopero generale insurrezionale e dell’insurrezione popolare e contadina.

Ai militanti comunisti spetta ancora una volta, come in tutte le lotte contro i fascisti e contro i nazisti, l’onore di essere in prima fila, alla testa del popolo, nella battaglia finale per la liberazione dell’Italia.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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