8 luglio 1944 Anzola Emilia (BO)


Ad Anzola Emilia (Bo), i partigiani intervengono per impedire la trebbiatura in un’azienda. L’azione si trasforma immediatamente in una manifestazione popolare: un centinaio di donne protesta davanti al municipio sfollato nella frazione di Immodena. I fascisti decidono, per tacitare la protesta, la distribuzione straordinaria di 300 quintali di grano alla popolazione. Il ricordo di quel giorno nei ricordi di Augusto Monteventi e di Silvana Guazzaloca. L’episodio viene riportato anche nella stampa clandestina.

Augusto Monteventi vice comandante nel battaglione «Sergio» della 63a brigata Garibaldi 

Durante il periodo della trebbiatura del grano il CLN diede disposizione, in un primo tempo, che il grano non venisse trebbiato per impedire ai tedeschi di portarlo in Germania, in previsione di una avanzata del fronte nella valle padana. Due squadre SAP furono impiegate per sabotare due trebbiatrici che erano già in funzione, una a Castagnolo di San Giovanni in Persiceto e l’altra in località Tomba di Anzola e le trebbiatrici furono rese inservibili con il lancio di bombe a mano.

Questo genere di azioni cessò dato che gli alleati non si mossero e si correva il rischio di mettere in difficoltà la popolazione per la mancanza di grano, e quindi di pane. Il CLN perciò fece organizzare, l’8 luglio 1944, una manifestazione di donne davanti al Comune per protestare contro la continuazione della guerra e per impedire che il grano venisse requisito dai tedeschi. Alla manifestazione parteciparono circa 200 donne, protette da squadre armate di GAP e di SAP. I fascisti ed i tedeschi credettero opportuno non intervenire ed il segretario comunale assicurò il suo interessmento affinchè le richieste fossero soddisfatte ed il grano venisse distribuito.

Intanto alcune squadre dei GAP avevano giustiziato alcuni caporioni fascisti e gli altri, non sentendosi più sicuri, lasciarono Anzola per trasferirsi altrove. Ad Anzola fu mandato, da Bologna, un reparto delle brigate nere che si sistemò nella ex caserma dei Carabinieri e qualche giorno dopo la caserma fu fatta saltare da una squadra di GAP. Per farla esplodere furono collocate due cariche di tritolo e la sorte fu benigna coi repubblichini perché delle due cariche una sola esplose facendo saltare una parte dell’edificio e facendo crollare alcuni muri interni; vi furono solo diversi feriti ma, da quel giorno, i repubblichini sparirono da Anzola e a presidiare il posto rimasero solo i tedeschi. In quel periodo anche alcuni carabinieri passarono dalla nostra parte.

Silvana Guazzaloca staffetta della 63a Brigata Garibaldi e del distaccamento della 7a Brigata GAP di Anzola Emilia

 

Collaborai ad organizzare, sotto la guida del CLN, la manifestazione delle donne anzolesi che, l’8 luglio 1944, si recarono alla sede comunale, allora trasferita ad Immodena, per chiedere che il grano dei nostri contadini rimanesse in Italia; è noto che la manifestazione delle donne riuscì perfettamente ed ebbe effetti benefici sotto l’aspetto propagandistico. In quell’occasione, io gridai più di ogni altra compagna, perché i rappresentanti dell’amministrazione fascista mi avevano rifiutato, a più riprese, le medicine necessarie a curare alcuni familiari ammalati. Il giorno dopo, purtroppo, i fascisti riuscirono a sorprendere e ad assassinare un bravo gappista, Erminio Melega (Tarzan), che aveva contribuito alla positiva riuscita della manifestazione.

 

I CONTADINI EMILIANI VINCERANNO

CONTRO I PREDONI NAZISTI LA BATTAGLIA DEL GRANO

« Allegato al n. 2 dell’UNITÀ »

I contadini emiliani hanno coraggiosamente impegnato contro nazisti e fascisti la battaglia del grano. Il grano non dev’essere portato in Germania.

II grano italiano, frutto del lavoro italiano, deve restare in Italia: questa è la parola d’ordine che tutti i contadini emiliani hanno raccolto compatti. Portata a termine la mietitura, l’operazione decisiva per la sorte della raccolta è quella della trebbiatura. Dato il controllo fascista sulle trebbiatrici, è quello il momento in cui è possibile ai nazi-fascisti di controllare il raccolto e di sequestrarlo. Perciò la parola d’ordine è stata quella di lasciare il grano nei covoni, e di procedere alla trebbiatura clandestinamente con mezzi di fortuna, senza ricorrere alle macchine.

Nella provincia di Reggio, ad esempio, sembra sia stato possibile procedere rapidamente alla trebbiatura senza controllo e quindi all’immediato occultamento del raccolto ed alla distibuzione alla popolazione. Ma questa tattica non è stato possibile eseguirla dappertutto. Nelle provincie di Modena, Forlì, Bologna e Ravenna, il grano è ancora nei covoni. Quotidianamente una parte del grano viene trebbiata clandestinamente con mezzi di fortuna; ed in questo modo si calcola che terziari e mezzadri siano già riusciti a trebbiare una parte del raccolto. Per quanto riguarda la popolazione è da notare che in quasi tutti i Comuni vi sono negli ammassi forti giacenze di grano dell’anno scorso, che per mancanza di trasporti sono rimasti nella regione. Quindi l’approvvigionamento dei mulini per il fabbisogno della popolazione è assicurato. Il grano può restare nei covoni fino all’autunno e prima dell’autunno la nostra regione sarà liberata, ed in ogni modo la maggior parte del raccolto sarà trebbiata clandestinamente.

I contadini sanno che il prezzo pagato dagli ammassi non li compensa delle spese subite. Nelle zone liberate dai partigiani è stato fissato il prezzo a L. 600 e 550 al q.le. Nell’Italia liberata il Ministro dell’Agricoltura del Governo Democratico, il comunista Gullo, ha fissato il prezzo del grano a lire 1000 il q.le, ed i contadini hanno l’obbligo di portare ai granai del popolo solo il 45 per cento del raccolto. Il resto può essere venduto liberamente al mercato. Tutti i contadini hanno quindi l’interesse ad attendere prima di trebbiare, in modo di non essere obbligati a consegnare il grano ad un prezzo che è meno della metà di quello che verrà pagato dopo la liberazione.

Combattendo contro i predoni nazisti la battaglia del grano, i contadini emiliani difendono non soltanto i loro legittimi interessi, ma combattono una grande battaglia nazionale, essi lottano per assicurare il pane al popolo italiano. Ogni quintale di grano sottratto alla rapina tedesca è un contributo prezioso alla alimentazione del paese.

La resistenza dei contadini ha esasperato le autorità tedesche che contavano di portare via, oltre il grano rimasto negli ammassi, il nuovo raccolto. Bandi, decreti, minacce si sono moltiplicati in questi ultimi giorni. Ma non hanno servito che a rendere più decisa e compatta la resistenza contadina. Adesso si cerca di mettere la popolazione contro il contadino. Nelle località in cui non si procede alla trebbiatura, gli ammassi sospenderanno la fornitura ai molini per il fabbisogno dei fornai. Affamando la popolazione si cerca di fare pressione sulla massa contadina. La popolazione sa che il rifiuto dei contadini di trebbiare è utile a tutti.

Ed alla massa contadina si affianca così tutta la popolazione per esigere che il grano conservato negli ammassi sia immediatamente distribuito alla popolazione Data la gravita della situazione, il pericolo dei bombardamenti, è bene che le riserve siano distribuite, e non siano concentrate in un sol punto, dove possono essere più facilmente distrutte, e dove i tedeschi hanno più facilità di poterle prendere. Per questo motivo ad Anzola l’8 luglio ha avuto luogo una manifestazione di un qualche centinaio di donne per esigere la distribuzione immediata di 300 q.li di frumento alla popolazione.

La battaglia del grano deve essere continuata fino alla vittoria. La lotta sarà dura contro i predoni nazisti, ma sarà vinta se la massa contadina sarà unita e organizzata. I Comitati dei Contadini sono l’anima ed il centro della mobilitazione e della resistenza contadina. Intorno ad essi si riuniscono tutti i contadini, poveri e ricchi, mezzadri, fittavoli e proprietari. Ma la resistenza deve essere una resistenza armata. È per ciò necessario in ogni paese, in ogni frazione, in ogni cascinale si costituisca una squadra d’azione, che essa provveda al suo armamento attaccando e disarmando i tedeschi e fascisti, e che essa faccia la guardia per difendere il raccolto, il bestiame e le case. Queste squadre devono collegarsi con i GAP e con le formazioni partigiane per sviluppare in comune quell’azione insurrezionale che, cacciando tedeschi e fascisti, assicura la salvaguardia del raccolto e degli altri beni contro il saccheggio e le rapine naziste.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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