Perchè non si deve trebbiare


Continua la battaglia del grano, per evitare che il raccolto finisca in mani tedesche e in Germania i partiti politici intensificano la campagna contro la trebbiatura nel numero 14 de La Comune esce un lungo articolo che spiega le ragioni di questa scelta.

LA COMUNE

[Quindicinale Comunista della Zona Imolese]

[Anno I, n. 14, 1-15 luglio 1944]

 

PERCHE NON SI DEVE TREBBIARE

 

La popolazione tutta, senza distinzione di ceti e di categorie sociali, è in questi giorni preoccupata per la distribuzione del grano e la trebbiatura. Preoccupazione che, se è giustificata dalla particolare necessità e importanza di questo alimento, non ha ragione di esistere per quello che riguarda l’indirizzo dato alla massa dal Fronte di Liberazione Nazionale.

Il generale Kesselring, comandante in capo delle truppe tedesche in Italia, in un abboccamento avuto col prefetto di Bologna, gli ha imposto nel modo più assoluto di far trebbiare asserendo fra l’altro «… tutto il prodotto della regione emiliana e della provincia di Bologna in particolare costituisce preda bellica… ».

Dinnanzi a queste parole profferite da un uomo che, rappresentando il tedesco invasore e oppressore, ha pieni poteri, è più che logico che si rimanga sulla posizione assunta inizialmente.

Molti sono i ragionamenti e le congetture che si odono da ogni lato, e parecchi, per non dire tutti, sono fatti senza tener conto del fattore che ha giustamente indotto a tenere il contegno attuale, cioè alla guerra. Da che mondo è mondo, la legge spietata della guerra, la sua condotta, fa sì che nella zona dove essa passa tutto venga travolto e distrutto. L’esercito fuggente porta con sé cose e uomini per creare dinnanzi al nemico che avanza il vuoto più completo.

E dobbiamo ricordare che l’esercito fuggente è nel nostro caso quello tedesco. Soltanto se esaminiamo la posizione della Germania al giorno d’oggi, non possiamo fare a meno di riconoscere che essa deve per forza appropriarsi dei nostri generi e prodotti di ogni qualità e in particolare modo del grano.

Gli immensi granai della Russia sono ormai preclusi per sempre alle sue rapaci mani, il prodotto della pianura ungherese, dato il continuo martellamento aereo degli Alleati su strade e ferrovie, non può essere asportato anche perché non vi sono mezzi per farlo; non resta altro che l’Italia, e la nostra zona in particolare, ad offrire possibilità di asportazione. E la Germania ha bisogno del nostro raccolto perché, stretta come è in un cerchio di ferro che si stringe sempre più, deve assicurarsi il fabbisogno alimentare in caso di un lungo assedio.

Gli esempi della brutale opera di annientamento e di asportazione del patrimonio nazionale compiuto dai tedeschi sono ormai tali e tanti che non si può avere alcun dubbio sulle loro intenzioni.

Voi contadini, che vedete il vostro bestiame razziato ed ucciso freddamente sotto i vostri occhi, che subite costantemente l’imposizione di consegnare, consegnare, sempre consegnare, non potete che provare uno smisurato senso di odio contro questi vandali che, ricordate bene, non hanno ancora raggiunto il limite estremo della loro azione di depredamento.

Voi operai, impiegati, tecnici delle officine e in particolare modo della Cogne, che vedete le vostre macchine, con tanti anni di sudore e di fatica accumulate per il benessere delle vostre famiglie e della città tutta, asportate e voi lasciati qua senza lavoro e senza assistenza, non potete che maledire questi avvoltoi ebbri di preda che si saziano con satanico cinismo delle vostre cose per poi prendervi anche la vostra carne, la vostra vita.

L’odio e le maledizioni contro i tedeschi devono tramutarsi in altrettanto fuoco per tenere accesa la fiamma della lotta. Essa è in questo momento assolutamente necessaria e voi contadini l’avete compreso quando fiancheggiate l’azione delle Squadre d’Assalto Patriottiche, e quando difendete il vostro prodotto con le armi; voi operai della Cogne l’avete compreso quando vi rifiutate di smontare le macchine e disertate il lavoro, preparandovi ad opporvi con la forza quando gli autocarri usciranno dallo stabilimento.

Ormai tutto è dei tedeschi, nulla è nostro, e così sarebbe anche del grano.

Tutti sappiamo che la guerra, la lotta, esigono dei sacrifici; lasciate dunque a parte l’egoismo di volere oggi quello che non è possibile ottenere; esigete che vi venga consegnato per ora il prodotto giacente negli ammassi, mentre quelli che così non lo possono ottenere si accordino con i contadini e lo prelevino direttamente da loro.

Perché trebbiare e magari anche portarsi a casa due o tre quintali di grano quando domani, prima di ritirarsi, i tedeschi passerebbero di casa in casa con le rivoltelle e i fucili spianati esigendo, pena la morte, la consegna di tutto il quantitativo in vostro possesso?

Meglio, dunque, lasciare il grano nei covoni e nei barchi, impedire la trebbiatura in modo da conservare il nostro prodotto per trebbiare a liberazione avvenuta.

Può anche darsi che i tedeschi per vendicarsi lo incendino, ma almeno non lo porteranno in Germania, dove contribuirebbe a far durare ancora di più la guerra sanguinosa e crudele che da tanti anni piaga le nostre famiglie e le nostre contrade.

Alcuni elementi, ormai messisi al servizio dei nazifascisti, hanno asserito di rappresentare il pensiero dei partiti di sinistra e del popolo e hanno invitato tutti a trebbiare. Sono essi Poggiopollini detto «Tistò» e Vespignani detto «Muri»; i loro demagogia appelli contro l’interesse del popolo sono una prova della loro posizione di venduti approfittatori.

Non tentennamenti dunque, o indecisioni. La posizione assunta da tutti i partiti uniti sotto la bandiera del Comitato di Liberazione Nazionale è la giusta, perché difende il patrimonio nazionale nell’interesse del popolo tutto.

Non una macchina deve entrare nell’aia dei contadini; ciò potrebbe portarvi domani, da parte dei tedeschi, la razzia di tutto il vostro patrimonio e di voi stessi. E allora con che sfamereste i vostri bimbi e che sorte vi toccherebbe?

Finiamo una buona volta con questi tedeschi e coi loro servi fascisti che si insinuano in tutte le case, in tutti i campi, depredandoci ed esponendoci al bombardamento degli Alleati; essi ci considerano schiavi, carne da macello; essi non si preoccupano che della loro vita, tutto il resto non ha importanza.

Ognuno deve impugnare un’arma, ognuno deve lottare. Le case coloniche devono tramutarsi in fortilizi, i fossati in trincea, le città e i paesi in baluardi di fuoco. Giovani e anziani, uomini e donne devono costituire un unico blocco inscindibile di forza e di volontà, avente per unico scopo di cacciare il tedesco e di difendere i nostri prodotti.

Siate ardenti come le lave dei nostri vulcani, distruttori come la folgore del nostro cielo, siate insomma, italiani.

Qui si lotta per la nostra esistenza, qui non sono in gioco sorti di fazioni o di partiti ma la sorte della Patria. Nella misura che noi le abbrevieremo il martirio, nella misura che noi lotteremo per liberarla, domani potremo più presto riprendere la nostra marcia verso la giustizia e la completa libertà.

La Squadre d’Assalto Patriottiche, le eroiche brigate dei partigiani assecondano l’opera vostra.

Avanti, dunque, questa è l’ora di dimostrarsi veramente italiani, questa è l’ora del supremo cimento e dell’eroico sacrificio, questa è l’ora della lotta decisiva.

Chi tradisce, chi si assenta, chi ha paura in questo momento non ha sangue nelle vene, è un essere abietto ed indegno di conservare una posizione sociale, e come tale sarà domani bollato dal popolo vero, dagli italiani finalmente liberi, che potranno giustamente giovarsi di quella giustizia, di quella libertà per la quale tanto hanno pianto, sofferto, combattuto.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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