21 luglio 1921 Sarzana gli Arditi del Popolo e la popolazione mettono in fuga i fascisti


Il 21 luglio 1921 circa seicento squadristi di Firenze, Pisa, Lucca e Via­reggio, capitanati da Amerigo Dumini (l’assassino di Matteotti) e da Tullio Tamburini (fondatore del Fascio fiorentino), convergono su Sarzana per imporre la liberazione di dieci fascisti carraresi (tra cui il ras Bruno Ricci), arrestati giorni prima.

Ad attenderli ci sono però gli arditi del popolo (sotto la direzione dei tenenti di complemento in congedo Silvio Delfini e Papirio Isopo) assieme ad una cittadinanza pronta ad affrontare lo scontro e, caso assai raro nei due anni di guerra civile, anche i carabinieri.

Sa­ranno proprio questi ultimi ad avere il primo impatto con le squadre fasci­ste toscane e di Lunigiana. Nei pressi dello scalo ferroviario, infatti, i fasci­sti tentano in tutti i modi di sfondare il cordone di carabinieri e militari pre­posti allo sbarramento della strada che conduce alla cittadina.

Il capitano dei carabinieri di Sarzana Guido Jurgens cerca di spiegare agli squadristi che, data la presenza degli arditi del popolo e la determinazione della citta­dinanza, un’eventuale marcia all’interno dell’abitato si trasformerebbe in una trappola. Ma mentre Jurgens parlamenta con Dumini, i fascisti aprono il fuoco contro il cordone (ferendo un carabiniere e uccidendo un caporale dell’esercito); i militi rispondono allora al fuoco.

Alcuni fascisti vengono colpiti a morte, altri rimangono feriti. Nella fuga (una vera e propria rot­ta) gli squadristi vengono inseguiti dagli arditi del popolo e dalla popola­zione, la quale non esita a farsi giustizia delle angherie subite sino ad allo­ra. Ovviamente gli episodi di giustizia sommaria nei riguardi dei fascisti, che vennero protet­ti nella loro fuga dall’intervento della forza pubblica, furono enfatizzati dalla stampa bor­ghese e filofascista.

Come riporta Fuschini, citando le memorie di Goliardo Luciani, non so­no vere “le infamanti notizie sui fatti riportate dai vari giornali borghesi dell’epoca: i dottori del nostro ospedale che avrebbero finito i feriti, donne contadine che inforcavano il fascista legato ad un albero, altri che avevano amputate le mani nel tentativo di aggrapparsi alla bar­ca per salvarsi dalle acque del Magra ove erano stati gettati, ecc.”

Gli Arditi del popolo di Sarzana, del resto, con un loro ordine del giorno avevano stabilito “legalitariamente” che: i “prigionieri o i feriti catturati in conflitti o in situazioni anormali dovranno essere perquisiti, disarmati, lasciati in possesso del loro denaro, indumenti e carte personali salvo quelle danneggianti il proletariato e per nessun motivo dovranno essere ba­stonati, insultati o seviziati. Se possibile essi verranno consegnati all’autorità giudiziaria, al­trimenti verranno condotti fuori delle nostre linee. I trasgressori alle presenti disposizioni verranno espulsi dall’Associazione ed eventualmente denunciati all’autorità giudiziaria”.

Il bilancio della spedizione è, per gli assalitori, assai negativo: diciotto fascisti rimangono uccisi e una trentina feriti. Dopo i “fatti” vari arditi del popolo, tra i quali i principali dirigenti, vengono comunque tratti in arresto e denunciati all’autorità giudiziaria come responsabili “delle inaudite stragi con torture che […] hanno compiuto a danno dei fascisti”.

 

 

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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