22 luglio 1944 esce il primo numero de La Rinascita


LA RINASCITA

Organo del Comitato Provinciale di Bologna. Fronte della Gioventù

Anno I, n. 1, 22 luglio 1944

II primo numero del nostro giornale esce nel momento cruciale della lotta, mentre su tutti i campi di battaglia, al fronte come nell’interno dei paesi oppressi, è scatenata la battaglia finale contro il terrore nazi-fascista.
Il giornale sarà una guida, un incitamento a condurre con maggiore forza e maggior decisione la nostra lotta di Liberazione: attraverso di esso giungeranno le parole d’ordine, si generalizzeranno le esperienze di lotta, giungerà la voce diretta del Comitato Provinciale a tutti i giovani indistintamente; leggendo e discutendo i singoli articoli i giovani potranno trarre la guida per l’azione quotidiana; in tal modo sarà coordinata l’azione di tutti.
Invitiamo tutti i nostri giovani a inviarci idee, spunti e articoli.
Nessuno sia trattenuto dal timore di non saper scrivere o non saper rendere le proprie idee: è invece della massima importanza che tutte le categorie e tendenze siano rappresentate nel nostro giornale, dovendo sia oggi che domani diffondere le necessità ed i bisogni delle masse giovanili.

PERCHE’ COMBATTIAMO

I tedeschi si sentono presi per la gola: comprendono che la loro sorte è segnata, che la loro fine è vicina. I capi per cercare di ritardare il momento in cui lascieranno le loro ricchezze, il loro potere, la loro stessa vita, dimostrano di non esitare a distruggere tutte le vite e le risorse dei paesi che dominano; in Italia aiutati dai loro servi fascisti, rastrellano tutti i giovani, razziano tutti gli operai, portano via le macchine dagli stabilimenti, rubano i nostri prodotti
agricoli, depredano ogni risorsa e distruggono quanto non possono prendere via.
Siamo noi giovani i più colpiti, sia oggi, in cui dobbiamo sfuggire ai rastrellamenti e alle chiamate per evitare l’agonia nei vagoni piombati diretti in Germania e la lenta morte nei campi di lavoro obbligatorio sotto la sferza degli aguzzini hitleriani, sia nel domani, in cui dovremo vivere in un paese privo di ogni risorsa, distrutto con ferocia implacabile.
Questa è la sorte che ci aspetta: ce lo dicono i nostri 1500 fratelli giunti a Verona dalla Germania, condannati a lenta morte dalla tubercolosi contratta a causa della fame e dai maltrattamenti, ce lo dicono gli altri giunti a Modena, a Genova e nelle altre città.
Unico mezzo per salvarci, per salvare la nostra vita e il nostro avvenire, per assicurare il nostro domani libero e indipendente è la lotta: non solo lotta isolata non solo un episodio sporadico, ma soprattutto il combattimento, la lotta di massa, per accelerare la cacciata dei nostri carnefici, per diminuire le stragi e le distruzioni, per impedire la fine della nostra Patria, della nostra terra e di noi stessi.

I COMPITI DELL’ORA

Per portare la nostra provincia all’insurrezione tutte le nostre organizzazioni si mobilitino per il lavoro militare: esso darà risultati di massa nella misura in cui sarà affiancato da un più vasto lavoro di agitazione che comprenda tutta la gioventù. Questo più vasto lavoro di agitazione dovrà essere realizzato nelle forme seguenti:

  • Coprire di scritte patriottiche tutti i muri.
  • Appoggiare con ogni mezzo le manifestazioni di piazza, suscitarne per la lotta per gli esoneri, contro le nuove deportazioni in Germania, contro la fame e il terrore.
  • Attaccare fascisti e tedeschi isolati e con le loro armi organizzare nuove azioni.
  • Trasformare il sabotaggio della macchina di guerra nazi-fascista in azione che investa un sempre più largo carattere di massa.
  • Attaccare le ferrovie, tagliando i fili che regolano gli scambi, sbullonando rotaie, incendiando i vagoni merci nelle stazioni, disarmando gli addetti alla sorveglianza.
  • Sabotare il trafico stradale, mediante chiodi, ostruzioni di ogni genere, tronchi, pietre ecc.
  • Tagliare pali e linee telefoniche.

Ogni nostro Comitato di lavoro, oltre a queste, dovrà studiare e mettere in pratica ogni altra forma di lotta che gli sia possibile.

LE NOSTRE GIOVANI E I LORO DOVERI

Già a tutti i rami di lavoro del Fronte della Gioventù, appartengono schiere sempre più numerose di donne che combattono al nostro fianco con tutti i mezzi a loro disposizione.
Esse dimostrano in tal modo che la loro tradizionale esclusione dalla vita politica del paese è dovuta non a incapacità ma ad una gretta e superata concezione della costituzione sociale in vigore sino a ora.
In questi momenti in cui la guerra si abbatte su di noi essa può e deve agire su scala ben più vasta di quanto sin’ora abbia fatto. Essa deve agire perché non può non sentire le conseguenze dirette o indirette della guerra, che colpiscono o hanno colpito il padre, il fratello o il marito e la minaccia alla sua famiglia, alla sua casa, alle sue cose. Essa deve agire, per abbreviare questo periodo di terrore, di fame, di bombardamenti, di miseria, per difendere quanto ha di più [caro] dalla morte, dalla distruzione. Essa può agire, sia per la difesa dei suoi interessi più immediati, per questioni di fabbrica se operaia, per rivendicazioni annonarie se massaia, spronando e aiutando i suoi uomini nella loro lotta quotidiana; essa può dare inoltre il suo aiuto, validissimo e talora insostituibile, a tutti coloro che combattono: per rifornirli, per provvederli di indumenti e viveri, per informazioni, per collegamenti ecc.  Aiuto destinato ad accrescersi ancora nel futuro, quando aumenteranno le difficoltà a circolare. La donna sente questo suo dovere di partecipare alla lotta e lo accetta; sta a noi giovani svolgere un lavoro di chiarificazione ove necessario e attuare la mobilitazione di tutte le energie anche in questo campo.

UNITA’

La stampa repubblicana venduta al tedesco, ha intrapreso una nuova campagna, per cercar di convincere la popolazione che solo elementi irresponsabili, sovversivi, lottano nella città e nelle campagne per difendere le risorse del paese.
La malafede e la menzogna sono evidenti: sono tutte indistintamente le classi della popolazione che sono interessate, tutte indistintamente che concorrono a questa difesa; ciò è reso chiaro specialmente nella nostra organizzazione, nel Fronte della Gioventù, in cui i giovani di tutte le classi sociali, operai, contadini, studenti di qualsiasi tendenza politica e religiosa, combattono uniti per l’obiettivo comune.

Noi giovani sentiamo tutti la necessità di difendere il grano prodotto nella nostra terra, di difendere le macchine frutto della nostra opera, di difendere dal furto e dalla rapina i beni accumulati nel lavoro di secoli; noi tutti siamo consci che non è a vantaggio dell’una o dell’altra classe che ci si sforza di trattenere qui queste ricchezze, che non si difende il grano del contadino a vantaggio esclusivo del contadino, che non si difendono le macchine delle fabbriche a vantaggio esclusivo dell’operaio, le merci dei negozi a vantaggio dei commercianti: tutto questo è patrimonio nazionale e come tale va difeso, e per esso come per noi stessi dobbiamo combattere.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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