70esimo della caduta del Governo Mussolini


70 anni sono passati da quel 25 luglio 1943. Un giorno che riempì di speranza l’intera nazione. La gente scese in strada a festeggiare la caduta del governo Mussolini, si fece la strada la speranza dell’imminente fine della guerra, gli alleati erano già sbarcati in Sicilia.  I ricordi di quella giornata attraverso le testimonianze.

Mario Cennamo 

Può sembrare strano, ma il mio antifascismo è nato in una caserma di carabinieri. Quella di Massalorbarda, cittadina romagnola famosa per la frutta e perché fu l’unica in cui i fascisti resistettero con le armi il 25 luglio 1943.

Io vi abitai i primi dieci anni della mia vita, fino al 1934, assistendo ogni giorno al dramma di mio padre che, maresciallo dell’Arma, profondamente antifascista, era costretto da quelli del fascio ad arrestare e controllare i cosiddetti sovversivi. Poi si venne a Bologna, alla Legione dei carabinieri, e per altri dieci anni imparai ad odiare sempre più e sempre meglio il regime nelle lunghe passeggiate serali con mio padre ed in ogni angolo della grande caserma di via del Fossato.

Per questo la mattina del 25 luglio 1943 ero tra i pochissimi studenti universitari, col cappello goliardico, in piazza, a manifestare una gioia veramente sentita e sincera. Ma quella mattina fu indimenticabile anche per un altro motivo. Verso le dieci ci trovavamo in piazza Garibaldi, davanti all’Arena del Sole, dopo esserci incolonnati con gli operai che erano scesi dal ponte di Galliera. Uno di loro mi disse, spingendomi sul monumento di Garibaldi: “Parla tu, che sei studente”. Ma, vedendomi incerto e intimidito, un signore più anziano mi soccorse amichevolmente: “Lascia, parlo io”. E disse poche parole, che furono più che sufficienti per l’entusiasmo delirante della folla. Ricordo come fosse ora: “Dopo venti anni di silenzio, ci hanno tolto finalmente la museruola…”. Io chiesi a qualcuno chi fosse quel signore. Mi risposero: “È il giornalista Cesarmi”. Per quelle poche parole fu fucilato qualche mese dopo.

Antonio Meluschi
Comandante del Gruppo formazioni partigiane Mario Babini delle Valli di Campotto, Argenta e Comacchio

La notte del 25 luglio 1943.

Un persistente suono di campanello, alle tre di notte, svegliò all’improvviso me e mia moglie Renata Viganò, ed io ebbi appena il tempo di dirle che due sere prima, nell’ufficio del redattore capo del Carlino, Giuseppe Longo, il professor Goffredo Coppola mi aveva aggredito urlando: “sei un comunista, e poiché siamo in guerra ti farò fucilare”. La mia risposta era stata dura, tagliente: “penseranno poi i miei compagni ad impiccarti” — e il dottor Giuseppe Rangoni che assistette allo scontro insieme a Giannino Zanelli e ad Enzo Biagi, mi accompagnò a casa in automobile, poiché Coppola, di sera, girava sempre attorniato da un gruppetto inquieto e fanatico di marce littorio. Sorridendo per rassicurarla, dissi a mia moglie: “va ad aprire; se sono in due, tre, quattro, io faccio in tempo a saltare giù dalla finestra…” (Era quella di cucina, che dava sul cortile) “e se è uno solo, fallo entrare”.

Lei schiuse la porta e si trovò davanti a un soldato che pareva fosse rimasto attaccato al campanello, poi ritrasse il dito dal pulsante, fece il saluto militare, porse un biglietto in cui il tenente medico Felice Stella del 35° Reggimento Fanteria, mi annunciava che era scoppiata la rivoluzione. Dissi al soldato: “riferisca al tenente che desidero vederlo subito”, ed egli sparì in quattro salti giù dalla breve rampa di scale.

L’attesa fu breve: Stella, con trionfante estasi, ci rivelò la notizia che noi ancora non sapevamo. Il fascismo era caduto, il re aveva fatto arrestare Mussolini, e Badoglio era il nuovo capo del governo. “Bisogna fare qualche cosa” — aggiunse Stella, e proposi di andare a casa di Pino Beltrame, e in bicicletta, io sulla canna, partimmo verso il centro della città, gridando a morte i fascisti. Sembrava che Beltrame ci attendesse, e, dopo un lungo abbraccio, armati ciascuno di rivoltella, andammo verso San Vitale, dove pareva ci fossero stati degli scontri tra la popolazione e un battaglione di camicie nere. Le strade erano vuote, deserte: incontrammo poi una lunga e silenziosa colonna di soldati, una seconda, una terza, e le loro ombre, nell’alba che nasceva appena, si riflettevano sull’asfalto come se fossero immerse in un cupo acquario d’inchiostro.

Stella, più volte, mi aveva parlato del maggiore Manservisi, e poiché abitava nella zona, andammo da lui: la cosa più strana, in quella stranissima notte, fu che anche il maggiore ci aspettava, e quando gli dissi, assumendo quasi il tono di un generale: “lei, alla testa dei suoi soldati, coi carri armati, dopo avef sfilato nelle vie centrali, farà un discorso in piazza contro la guerra” — e il maggiore, in posizione di attenti, rispose: “mi atterrò agli ordini”.

Quando uscimmo, le vie erano ancora vuote, deserte; la rivoluzione non era scoppiata, e noi tre, come dei nottambuli, ci avviammo stancamente verso la mia casa: da lontano si sentiva il rumore cadenzato delle truppe che stavano occupando i punti strategici della città.

Claudio Quarantini
Partigiano nelle Brigate Stella Rossa e 62a Brigata Garibaldi

Avevo 15 anni quando, con altri miei due amici di infanzia, decisi di acquistare da un libraio di nostra conoscenza un libro censurato dal fascismo: Il tallone di ferro di Jack London e fu questo libro ad entrare nella nostra piccola biblioteca che poi, mese per mese, si arricchì di altri libri, quasi tutti messi all’indice dal regime fascista.

Vivevo in un quartiere operaio e il sentimento antifascista era molto forte anche se il movimento non era organizzato. Noi tre discutevamo anche con i grandi più di noi ed in particolare con alcuni che avevano combattuto il fascismo sin dal suo nascere. Fu in questo ambiente che germogliarono in me idee e visioni di una società diversa da quella in cui vivevamo. Il 25 luglio 1943 il rione fu in festa. Si pensava che presto la guerra sarebbe finita e venne invece l’8 settembre. È certo che tra di noi giovani ed anziani si pensava che nel giro di qualche mese al massimo gli alleati avrebbero raggiunto le Alpi e cacciato i i tedeschi dall’Italia ed invece poco dopo sulle strade del rione apparvero i fascisti della Repubblica di Salò.

Giuliano Gaggiani
Partigiano nella 5 a Brigata Matteotti Bonvicini

Il 25 luglio 1943 mi trovavo in convalescenza militare nel mio paese, cioè a Santa Maria Codifiume. Lo scoppio di gioia popolare che si ebbe alla notizia dell’abbattimento della dittatura fascista mi colpì profondamente facendomi capire quanto fossero diventati insopportabili per tutti il fascismo e la guerra. La voce dei vecchi antifascisti del 1920, di quelli che fino al giorno prima erano presentati a noi giovani come nemici del popolo, parlò e si fece intendere da tutto il popolo. Anch’io che allora avevo vent’anni e facevo il pescatore nelle valli, compresi subito quella lezione. Ricordo il vecchio sindacalista Giulio Tubertini, il compagno Gnudi, Eligio Giordani, ora scomparsi, che urlarono sulla piazza a tutto il popolo le sofferenze e le violenze subite; ricordarono gli incendi, il carcere, le umiliazioni, la miseria e la guerra. Questo era il fascismo.

In quei giorni ci sentimmo ottimisti, anche se la guerra continuava, perchè tutti credevano che presto sarebbe finita. In tutti c’era una grande speranza. Ma l’8 settembre si ritornò al pessimismo. I fascisti tornarono più feroci che mai e con loro tornarono i tedeschi. Ma non cancellarono le frasi dette ed ancor meno riuscirono ad eliminare gli antifascisti che le avevano dette. Da loro nacque la Resistenza.

Annunci

Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...