27 luglio 1943 comincia la repressione del governo Badoglio


Prima riunione del governo Badoglio: è proclama lo stato d’assedio e il coprifuoco. Sono vietate le riunioni in pubblico di più di tre persone.

Mentre in tutta l’Emilia Romagna continuano le manifestazioni per la caduta del fascismo e le rivendicazioni di pace immediata, di rilascio dei prigionieri e dei confinati politici e di migliori condizioni di vita, a Bologna – a seguito di una precisa indicazione del Partito Comunista – gli operai di numerose fabbriche manifestano in piazza Malpighi davanti alla sede dei sindacati fascisti. Chiedono migliori condizioni di vita, aumenti salariali, maggiori razioni di pane e di grassi. La manifestazione è caricata duramente da carabinieri e bersaglieri. Vengono arrestate più di 300 persone, un operaio della Sabiem – Parenti è ferito gravemente. In serata il comitato sindacale del fronte Pace e Libertà diffonde un Appello agli Operai in cui si chiede la costituzione di un sindacato libero, l’elezione da parte degli operai dei dirigenti sindacali. Gli operai sono invitati a formare nelle fabbriche delle Commissioni di fabbrica che sostituiscano i fiduciari fascisti.

In Italia le forze badogliane reprimono con il fuoco tutte le manifestazioni delle popolazioni che chiedono la fine della guerra.

Massalombarda (Ra), nel corso di scontri tra fascisti e militari perdono la vita 4 persone e 11 sono ferite.

Milano, l’esercito spara sui manifestanti, in via Carlo Alberto, provocando 2 morti e 20 feriti. Sempre a Milano, il carcere di San Vittore entra in rivolta a seguito dell’ammutinamento dei detenuti politici, provocando l’intervento della 7° Fanteria che fa uso delle armi, uccidendo un detenuto e ferendone 14. La polizia arresta presso il suo studio l’avvocato Mario Paggi, insieme ad altre 20 persone.

Torino, l’esercito apre il fuoco sui dimostranti che protestano contro la guerra, provocando un numero imprecisato di feriti.Il Partito d’azione diffonde un manifesto che incita a “marciare a fianco dei lavoratori delle fabbriche, marciare per la pace, per la libertà, per il nostro avvenire di popolo libero”, affermando che “nessuna crosta deve formarsi su questa lacerazione del popolo italiano”.

Lullio (Bergamo), scontri tra dimostranti antifascisti e forze di polizia si concludono con un manifestante ucciso.

Genova, le truppe aprono il fuoco sui cittadini che manifestano per la caduta del regime uccidendone tre.

Busalla (Genova), la polizia interviene contro gli operai in sciopero, uccidendone uno.

Sestri Ponente (Genova), nel corso di uno sciopero la polizia spara ferendo gravemente un dimostrante, che morirà il 2 agosto successivo.

Monfalcone, la polizia apre il fuoco sugli operai in agitazione, ferendone 13.

Firenze, l’esercito spara sui dimostranti: 30 feriti.

Le voci di quel 27 luglio

Ezio Antonioni commissario politico del btg Col di Lana della brg Pisacane e commissario politico della brg Feltre e di vice commissario politico delle brg Gramsci della div Belluno Garibaldi.

Le esaltanti manifestazioni di giubilo espresse nei giorni 26-27 luglio 1943 dalla cittadinanza bolognese per la caduta del fascismo e che avevano fatto accorrere, anche dalla provincia, migliaia di persone, avevano dato la misura dei sentimenti antifascisti che le sofferenze della guerra, le restrizioni di ogni genere, i lutti avevano provocato e accentuato nelle nostre popolazioni. Le richieste degli operai delle fabbriche che si erano radunati il giorno 27 in piazza Malpigli, davanti alla sede dei sindacati fascisti (anche la sede dei sindacati era stata colpita dal bombardamento del giorno 24) stavano a sottolineare quale fosse l’attesa dei lavoratori a seguito del cambiamento avvenuto al timone del governo con l’arresto di Mussolini.

Le macerie dell’Hotel Brun, lo squarcio orribile su tutta la facciata e sul lato a settentrione della chiesa di S. Francesco era lo scenario che appariva a chi si trovava, in quella dura giornata di lotta degli operai bolognesi in piazza Malpigli.

Il governo Badoglio iniziava la su attività con il caricare gli operai facendo intervenire contro i dimostranti reparti di bersaglieri e di carabinieri con autoblinde.

Nei pressi dell’officina Minganti un ufficiale dell’esercito sparava su un operaio. “il Resto del Carlino” nella cronaca di Bologna del 29 luglio, sotto il titolo «Qualunque dimostrazione sarà dispersa col fuoco senza preavviso» scriveva:

«Come ieri abbiamo pubblicato in prima pagina, il Comando Supremo, dopo avere affermato che nella attuale situazione, col nemico che preme, qualsiasi perturbazione dell’ordine pubblico – anche se minima, e di qualsiasi tinta – costituisce tradimento, ha ordinato che qualunque movimento e qualunque dimostrazione saranno inesorabilmente stroncati col fuoco. Non saranno conseguentemente in alcun modo tollerati gli assembramenti di piazza e le colonne di dimostranti, verso i quali, con il semplice movimento di autoblinde e carri armati, con le intimidazioni e gli squilli, ma si procederà immediatamente — senza preavviso – col fuoco delle armi.

E’ pertanto indispensabile: 

1) Che la popolazione si astenga in modo assoluto da dimostrazioni a carattere patriottico con bandiere ed evviva.
Il proprio patriottismo deve essere presentemente manifestato con l’ordine con la disciplina e col lavoro.

2) Che sia assolutamente evitato da parte di curiosi, donne e ragazzi, di unirsi alle eventuali riunioni e colonne di dimostranti, perché da ciò può dipendere la loro vita.

3) Che ciascuno eviti di unirsi comunque a manifestazioni che non rispondono al proprio sentimento di amore per la Patria, per dare evidenza ai responsabili, e consentire che sia nettamente e completamente colpita tale responsabilità.

Il bando diramato dal Comando della Difesa Territoriale per la piena osservanza dell’ordine cittadino, da noi riportato impegna al massimo rigore tutti i cittadini. Malauguratamente, ieri mattina, davanti agli stabilimenti Mingami, fuori Porta Galliera, un operaio, che non ha ubbidito alla intimazione della forza pubblica è stato colpito da un colpo d’arma da fuoco ed è deceduto.

Facciamo appello ancora una volta allo spirito di comprensione e al patriottismo di tutti i bolognesi perché sia evitato ogni conflitto con la forza pubblica..

Agostono Pinardi operaio nel polverificio Baschieri e Pellagri di Castenaso e partigiano nella 4a Brigata Venturoli

Con la caduta del fascismo gli operai del polverificio avevano partecipato in massa alle manifestazioni che si svolsero nelle vie centrali di Bologna e davanti alla sede dei vecchi sindacati fascisti. La sera del 27 luglio i carabinieri di Castenaso, invece di mettere dentro i fascisti fecero una retata di antifascisti e ci sbatterono tutti in San Giovanni in Monte dove ci accorgemmo che gli antifascisti arrestati in quelle giornate di festa per la fine della dittatura erano più di 300. Mi tennero dentro più di un mese e cioè fino al 30 agosto e così neanche la fine del fascismo mi diede la pace.

Elio Magri commissario politico della 2a Brigata Paolo e della 4 a Brigata Venturoli

Ricordo che la mattina del 26 luglio ci recammo al lavoro e in fabbrica cominciarono ad arrivare notizie su quello che accadeva nelle altre città italiane e così sapemmo che in molti posti vi erano degli scioperi e delle lotte politiche per la fine della guerra fascista e per la cacciata dei tedeschi. Anche noi ci muovemmo: un gruppo di operai si mise, la mattina del 27 luglio, all’imbocco delle strade d’accesso al paese per fare opera di convinzione presso gli incerti allo scopo di fare una manifestazione comune con gli operai di altre fabbriche che erano già scesi in lotta il giorno prima. Ce la facemmo e lo sciopero fu totale. Però, poco dopo intervennero i soldati della vicina Caserma del Genio i quali, con gli elenchi degli operai forniti loro dalla direzione della ditta Barbieri, andarono di casa in casa per obbligare gli operai, con la minaccia delle armi, a ripresentarsi al lavoro. Solo una ventina di operai cedette; gli altri seppero resistere all’intimidazione.

Questa prima alzata di testa, come l’aveva definita il fascista proprietario della fabbrica, creò un grande entusiasmo fra gli operai e noi ne approfittammo per rafforzare l’organizzazione e raccogliemmo anche dei soldi per la solidarietà e per la stampa clandestina. Gli obiettivi della lotta intanto cambiavano e dalle rivendicazioni salariali si cominciava a passare a lotte politiche per la fine della guerra.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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