DEMAGOGIA DEGLI ASSERVITI AI TEDESCHI E FERMEZZA OPERAIA


La lotta partigiana non si svolgeva solo in montagna o nelle città con le armi, si svolgeva anche nelle fabbriche impedendo che i macchinari venissero smontati e trasferiti in Germania per l’industria tedesca.  La Comune nel suo numero del 31 luglio 1944 riporta una corrispondenza proveniente da una fabbrica imolese.

Riproduciamo il testuale dialogo svoltosi alcune settimane orsono fra il direttore dello Stabilimento Cogne e un operaio.

Questo perché gli operai sappiano con che demagogia gli sfruttati hanno a che fare, qualora non bastasse l’aver rivelato che le macchine non partono per Aosta, bensì per Massalombarda e a Ravenna vengono imbarcate. Non è certo per questa via che esse potrebbero raggiungere il Piemonte. Il porto di Trieste è là, vicino ed accogliente!…

dir. Ditemi un poco il perché vi opponete che le macchine siano trasportate ad Aosta.

op. Ci opponiamo per due ragioni:

1) perché vogliamo che le macchine restino a Imola;

2) perché se i tedeschi vi danno i mezzi di trasporto, certo non le porteranno ad Aosta, ma in Germania.

dir. Sono quasi certo che manterranno la parola data, e che le macchine andranno ad Aosta, ove ho la certezza che si possano salvare, mentre se restano qui, qualora non facciamo a tempo a trasportarle, le romperanno. D’altra parte siccome noi abbiamo l’impegno di consegnare un dato quantitativo di lavoro, che qui non è ancora stato fatto, bisognerà trasportarle ad Aosta.

op. Non credo che una volta ad Aosta le macchine siano al sicuro, perché il giorno in cui i tedeschi saranno costretti ad andarsene esse subiranno là la stessa sorte che, secondo voi, dovrebbero subire qui. E ancora, noi non intendiamo più lavorare per alimentare la guerra dei tedeschi, che come anche voi comprenderete, è già perduta, e riteniamo un errore lavorare per prolungarla.

dir. So anch’io che i tedeschi sono duri e testardi; domani viene l’ing. Walter Goering per decidere il da farsi, avrei piacere che tu venissi per parlare con lui, dato che è un individuo che ci si può fare un certo affidamento. Altrimenti, non so come fare; che ne pensi tu, come diresti di fare?

op. Se i tedeschi sono duri vi è una ragione di più perché gli operai non si rendano complici della loro cocciutaggine e quindi delle loro pazzìe. Per quanto riguarda l’ingegnere, non intendo affatto parlarci perché:

1) vogliono sempre ragione,

2) promettono e non mantengono come già fecero il 1° Maggio, che di tutto ciò che in quel giorno ci fu promesso nulla è stato mantenuto, compresa anche la vostra promessa, signor direttore!

dir. Quale?

op. L’aumento dei salari che voi, qualora vi fosse stato un margine di guadagno, prometteste a quell’operaio che venne a chiedervi un colloquio per la commissione che voi non voleste, o come diceste, non poteste ricevere!

dir. Non è stata colpa mia; anzi vi dirò che vi era qualche margine di guadagno, ma fu imposto di non aumentare.

op. So che fu Bonino, il segretario dell’unione provinciale lavoratori industriali…

dir. Non solo lui, ma anche il Prefetto; ma io feci ugualmente qualcosa aumentando la paga ad un certo numero di operai.

op. Voi sapete, signor direttore, che quell’operaio al quale prometteste mise a conoscenza della cosa i componenti della Commissione Provvisoria, e questi gli operai; perciò, di fronte ad essi, voi non vi è stato possibile mantenere.

Per quanto riguarda l’aumento a certi operai, quello non ha nulla a che fare col 1° Maggio, perché era loro diritto averlo ancora in precedenza. Devo anche dirvi che certi industriali, ai quali erano state fatte le stesse intimidazioni da parte dell’autorità, risposero che da rispettare vi erano i minimi di salario, e che potevano usufruire a volontà del guadagno della loro officina, aumentando a volontà gli operai. Ora, siccome il vostro presidente vi aveva autorizzato ad aumentare e voi non lo avete fatto, dinnanzi alla massa operaia siete il diretto responsabile del mancato aumento.

dir. Vi dirò che a coloro che faranno delle squadre per lo smontaggio delle macchine, ho triplicato il salario.

op. E io vi ripeto, anche a nome dei miei compagni, che se le macchine devono partire da Imola, nessuno di noi darà una mano affinchè ciò avvenga.

dir. Ma allora, insomma, come si può fare: come la pensate voi operai?

op. Noi siamo disposti a venire anche per niente a smontare le macchine qualora esse siano poi a noi affidate. Il posto per sfollarle si troverà; la campagna si presta in modo egregio, e domani, passata la guerra, le riporteremo al loro posto attuale. Ma vogliamo che restino qui a Imola.

dir. Tutto ciò sarebbe bello, ma i tedeschi non lo permettono.

op. Ecco allora provata una volta di più che le vogliono portare in Germania. Certo la cosa non sarebbe successa se dall’otto settembre in poi noi italiani fossimo stati tutti uniti nella lotta contro il tedesco, se ora avessimo qui, per difendere le nostre macchine, parte delle armi che abbiamo costruito, che sono andate invece ad alimentare un’inutile guerra. Tutta colpa della polizia nazi-fascista che ha turbato e disunito il popolo lavoratore e l’intero popolo italiano.

Arrivati a questo punto il direttore si allontanava scrollando il capo e mormorava «Domani vedremo, chissà come finirà. Speriamo in bene».

Da informazioni assunte in seguito, apprendiamo che il direttore ha scritto una lettera al comando tedesco di Milano, dove faceva pressione verso quest’ultimo perché le macchine fossero trasportate ad Aosta, garantendo che anche gli operai impiegati le avrebbero seguite. Ciò dimostra il doppio gioco che lui fa, ma gli operai hanno dimostrato di averlo capito eludendo l’ingiunzione di presentarsi per lo smontaggio, dando così una prova della loro autorità e condannando questo venduto ai tedeschi.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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