L’EMILIA NON DEVE DIVENTARE TERRA BRUCIATA!


Il 1° agosto 1944 esce un numero dell’Unità che invita alla resistenza le popolazioni dell’Emilia-Romagna. Invita gli operai a difendere i macchinari, i contadini i raccolti i giovani ad aderire alla Resistenza.

L’UNITÀ

Organo centrale del Partito Comunista Italiano. Fondato da: Antonio Granisci e Palmiro Togliatti (Èrcoli)

Proletari di tutti i Paesi, unitevi!

« È venuta l’ora dell’attacco generale, dell’insurrezione popolare. Attaccate il nemico,
colpitelo, abbandonate il lavoro, scioperate, insorgete, costituite dei nuoviorgani di potere popolare ».

Palmiro Togliatti (Dal messaggio agli italiani della zona occupata)

Anno XXI, n. 2, 1 agosto 1944

Edizione dell’Emilia e Romagna

L’EMILIA NON DEVE DIVENTARE TERRA BRUCIATA!

LA GUERRA IN EMILIA

La guerra si installa nella nostra regione. I tedeschi in ritirata si diffondono come un nuvolo di cavallette dalle città ai villaggi ai cascinali. Prepotenti e sfacciati, resi più feroci e rabbiosi dalla sicura disfatta, essi cercano protezione contro la minaccia aerea che li persegue nascondendosi tra la popolazione civile. Gli alberi dei viali coprono lunghe file di autocarri carichi di benzina e di munizioni, mentre comandi e servizi prendono possesso di ville e fattorie. Così il nemico attira sulla popolazione il furore dei bombardamenti fa come il malvivente che cerca di farsi scudo col corpo dell’innocente. Ormai più volte risuona l’urlo sinistro delle sirene o impreavvisato, il tuono dell’antiaerea; mentre aumentano vittime e rovine, tutta la vita della regione resta paralizzata. Per la distruzione dei ponti i trasporti non marciano ed il raccolto della frutta imputridisce. Passano per le nostre strade lunghe file di autocarri provenienti dal sud e che portano in Germania macchine industriali, grano, prodotti agricoli, cuoio, lana ed altre materie prime; il bottino di un esercito di predoni che prima di andarsene prende tutto ciò che può portar via. E quello che hanno fatto in Umbria, nelle Marche, in Toscana, vogliono farlo anche da noi.

Già quest’opera di sistematico saccheggio avanza, nella nostra regione. Si sta organizzando lo smontaggio delle macchine della Ducati di Bologna e della Mangelli di Forlì, ma gli operai si sono rifiutati di prestarsi a questo lavoro. Anche nelle campagne, soprattutto sotto Rimini, il saccheggio delle nostre ricchezze diventa sempre più aperto. Pesa su tutta la regione quest’orribile minaccia, mentre truppe tedesche vanno perdendo ogni ritegno e disciplina ed aggiungono al furto organizzato ed ufficiale atti sempre più numerosi di violenza e prepotenza individuali.

Si moltiplicano i casi di ragazze prese e violate dai nazisti. Aumentano in tutte le città le razzie; particolarmente gravi quelle di Forlimpopoli e di Brisighella dove gli uomini validi sono stati presi, parte per essere avviati ai lavori delle fortificazioni e parte in Germania. La libertà e la vita stessa degli uomini minacciati di deportazione è in pericolo. Di giorno in giorno questa situazione va diventando sempre più grave, e l’Emilia, la ricca e bella nostra regione, è sempre più esposta al pericolo di diventare una terra bruciata.

Questa è la situazione, e non vale ignorarla. Bisogna al contrario guardarla bene in faccia; senza vane illusioni. È inutile cullarci nell’attesa delle truppe alleate.

Queste arriveranno anche da noi, e non sarà tra molto. Ma in queste settimane che ci dividono dal loro arrivo può consumarsi il sacrificio della nostra regione, potremo essere tutti spogliati e deportati, potranno accumularsi nuove e più estese rovine se noi mancheremo al nostro dovere ed al nostro interesse, sempre se noi non sapremo prendere in tempo la strada che sola può portarci alla salvezza. Questa via è quella dell’azione insurrezionale decisa e coraggiosa. Solo attaccando con tutte le nostre forze il nemico, solo lottando in difesa del nostro grano e dei nostri beni, opponendoci con la forza compatta e solidale ai tentativi di deportazione, rinforzando le zone liberate fino ad isolare ed accerchiare i tedeschi, noi potremo, in legame con l’offensiva alleata impedire al nemico di attestarsi sugli Appennini e di guadagnare così il tempo necessario per portare ad esecuzione i suoi piani di preda e di razzia.

Il nemico già sente l’efficacia crescente dei colpi portati dai partigiani alle sue comunicazionoi ed il pericolo che rappresenta per i suoi piani la formazione lungo la cresta appenninica di una zona quasi continua presidiata dai Volontari della Libertà. Del suo timore e delle sue preoccupazioni sono indice eloquente la sua reazione sempre più nervosa ed incomposta, l’intensificarsi dei bandi delle minacce, il feroce terrore instaurato in tutta la regione. Incendiando i villaggi, massacrando inermi popolazioni, esponendo sulle pubbliche piazze, come a Bologna, i corpi dei Patrioti fucilati, i nazisti pensano di costringere gli emiliani a subire inerti e passivi spoliazioni e  deportazioni. Ma non è degli emiliani e dei romagnoli inchinarsi di fronte alla violenza. Questa suscita anzi nuovo e più deciso ardore, volontà di vendetta, fino allo sterminio completo degli oppressori, per ogni colpo subito sono dieci colpi che dovranno essere portati ai nazisti e ai fascisti. E, malgrado gli eroici sacrifici la via dell’insurrezione è ancora la meno dolorosa, è ancora la via che in definitiva costa meno vittime. Di fronte alle migliaia di vittime che può provocare ogni settimana di occupazione tedesca, di fronte ai sacrifici infiniti che ci saranno imposti in un avvenire di fame se i tedeschi potranno portarsi via impunemente grano, macchine e bestiame; di fronte all’orribile sorte riservata a tutti i disgraziati deportati in Germania, i sacrifici per quanto dolorosi determinati dallo sviluppo dell’azione insurrezionale sono sicuramente inferiori. E se bisogna cadere, si cada almeno per noi, per i nostri cari, per il nostro Paese da uomini e da patrioti.

Avanti, dunque, con coraggio sulla via dell’insurrezione! Che ogni uomo valido abbandoni il lavoro e le città, dove è esposto ai bombardamenti e le razzie, e vada a rafforzare le formazioni partigiane. Che ovunque si formino le squadre d’azione di operai, contadini, giovani ecc. Che le zone liberate, animate da un’ardente e rinnovata vita democratica, sotto la direzione di nuovi organi di potere popolare che esprimono la volontà e l’aspirazione delle masse in lotta, diventino il centro di un territorio sempre più vasto, la base sicura da cui grandi formazioni partigiane possano muovere all’offensiva contro le città e le vie di comunicazione del nemico; appoggiare l’insurrezione armata dilagante e trionfante da monti alla pianura ed alle città.

Il nemico è battuto su tutti i fronti. Già le porte germaniche sono aperte all’Esercito Rosso che avanza vittorioso. L’offensiva anglo-americana prosegue sicura.

Bisogna che in queste settimane decisive tutte le forze siano gettate nella lotta, perché colla nostra azione si avvicini l’ora liberatrice, e prima che il nemico compia la sua opera vandalica di distruzione e di saccheggio.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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