E’ morto il criminale nazista Làszlò Csatàry, favorì la deportazione di oltre 15mila ebrei


A lungo considerato il più ricercato dal centro Simon Wiesenthal, era stato arrestato nel 2012 ed era sotto processo in Ungheria. Ha vissuto per anni in Canada prima di rientrare in Ungheria negli anni ’90, dove ha continuato a vivere indisturbatodal corrispondente ANDREA TARQUINI

BERLINO – Da giovane credette con fervore zelante nelle ideologie antisemite e razziste del nazifascismo, da ufficiale di polizia del suo paese le mise in pratica. Dopo la disfatta dell’Asse a opera degli Alleati visse una lunga vita intera da fuggitivo. Ma ce l’ha fatta ancora una volta. Làszlò Csatàry, ex ufficiale della Magyar Kiraly Rendorség (polizia reale ungherese, i corpi di polizia della dittatura antisemita dell’ammiraglio Horthy, il più importante alleato della Germania hitleriana in Europa) è morto poche ore fa, tranquillo nel suo letto in ospedale a 98 anni. E ora qualcuno teme persino che i neonazisti antisemiti ungheresi – per esempio Jobbik, terzo partito in Parlamento, o gruppi a lui vicini – vogliano organizzare per Csatàry un funerale da eroe nazionale che sarebbe una sfida al mondo civile.

Una polmonite lo ha stroncato, come succede a tanti anziani. Ma lui appunto non era un povero vecchietto qualunque, era il grande fuggitivo, il criminale nazista più ricercato del mondo intero tra quelli (fino a poche ore fa) sicuramente ancora in vita. E la sua morte è anche la sua ultima vittoria e insieme beffa alla giustizia e alla coscienza del mondo.

Tra il 1941 e il 1944, Làszlò Csatàry, che allora era tra i massimi responsabili militari e di polizia delle forze magiare nella città slovacca di Kosice (Kassa in ungherese) prese sempre di mira il grande ghetto del centro urbano, oggi il secondo in Slovacchia dopo la capitale Bratislava. I suoi uomini armati arrivavano a notte fonda o prima dell’alba, o prima ancora in caserma compilavano le schedature più meticolose e complete.

L’apparato della ‘Soluzione finale’ (il genocidio del popolo ebraico voluto e organizzato con metodo industriale da Hitler e dai suoi, ordinato esecutivamente dal famigerato Ufficio Centrale per la sicurezza del Reich, deciso e organizzato in ogni dettaglio dalla Germania nazista nella Conferenza sul lago di Wannsee alle porte di Berlino) trovò nel camerata Csatàry uno degli esecutori più zelanti e affidabili.

Almeno 15.700 ebrei di Kosice, per suo ordine e grazie all’organizzazione e alla spietata efficienza dei suoi uomini, finirono dal ghetto di Kosice occupata ad Auschwitz e nelle altre fabbriche della morte della Shoah. Non tornarono vivi, morirono nelle ‘docce’ (le camere a gas col Zyklone B prodotto dalla Ig Farben) o di torture o di fame, passarono tutti per il camino.

Csatàry sembrava avere più vite di un gatto. Negò sempre le accuse, anche quando nel 1948 un tribunale cecoslovacco lo condannò a morte in contumacia per concorso in genocidio. Lui si era rifatto un’esistenza e un nome (falso) e una fama rispettabile in Canada dove visse per decenni spacciandosi per povero europeo scampato a morte miseria e guerra.

Solo nel 1995 le autorità canadesi scoprirono chi egli era veramente. Allora Laszlò fuggì, tornò a casa. Dal 2005 al 2011 visse tranquillo in un appartamentino di un bel palazzotto borghese di Buda, l’elegante riva ovest del Danubio della splendida capitale ungherese. Dove nel frattempo la svolta a destra con il ritorno al potere (aprile 2010) della destra nazionalista ed euroscettica del premier Viktor Orbàn coesisteva con lo spaventoso rafforzamento dei neonazisti antisemiti e razzisti di Jobbik, terza forza politica nazionale, impegnata in pogrom e violenze e sospettata di contatti stretti con l’Iran islamico e antisemita da cui si dice riceverebbe anche aiuti.

Furono gli investigatori del Centro internazionale Simon Wiesenthal per la caccia ai crimini nazisti a segnalare alle autorità ungheresi  –  e poi a giornalisti di un quotidiano popolare britannico che lo scovarono per primi intervistandolo  –  presenza e domicilio di Csatàry. Deciso a evitare una figuraccia internazionale eccessiva il governo si mosse e nel luglio scorso Csatàry fu arrestato.

Da allora era agli arresti domiciliari, la magistratura di Budapest pur controllata dal governo voleva processarlo. Ma soprattutto voleva condurlo alla sbarra al più presto la Slovacchia: là l’inizio del processo era fissato per inizio settembre, la domanda d’estradizione era stata già consegnata allo Stato ungherese.

Troppo tardi: Csatàry è riuscito a suo modo a fuggire ancora una volta. Come il suo degno camerata Sandor Képiro, ex ufficiale della Gendarmeria di Horthy, accusato per il massacro di dodicimila e più civili donne vecchi e bambini compresi a Novi Sad nella Jugoslavia occupata. Furono tutti uccisi con un colpo di pistola o una sciabolata alla nuca e gettati in buchi scavati nel Danubio gelato, così  –  il grande regista ungherese Miklòs Jancsò lo ricordò nel suo bellissimo, tragico film ‘Hideg Napok’, i giorni freddi, riscovandola memoria dimenticata anche sotto il comunismo  –  Horthy per conto di Hitler conduceva le rappresaglie e i massacri per combattere contro il temibile Avnoj, l’esercito partigiano jugoslavo di Tito guidato e armato dai britannici.

Képiro fu anche lui scovato a Budapest dal centro Wiesenthal, ma al processo a Budapest fu assolto per insufficienza di prove. Morì pochi mesi dopo ed ebbe un funerale da eroe pieno di uniformi e bandiere nostalgiche.

Fonte: repubblica.it

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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