Marino Pancaldi


Nasce il 17 agosto 1897 ad Argelato. Iscritto al Partito Socialista Italiano e poi al Partito Comunista Italiano. Diventa attivista sindacale e alla vigilia della 1ª guerra mondiale partecipando parte alle manifestazioni socialiste contro l’intervento.

Arruolato, partecipa al conflitto e nel dopoguerra diventa dirigente delle leghe coloniche e bracciantili di Castello d’Argile dove abita la famiglia. È uno dei dirigenti comunali del lungo sciopero agrario del 1920 che si conclude con il concordato Paglia-Calda.

Il 21 novembre 1920 partecipa agli scontri che si svolgono a Bologna, davanti a palazzo d’Accursio, quando i fascisti assalgono la sede comunale per impedire l’insediamento della seconda amministrazione socialista e provocano una strage.

Dopo il congresso del Partito Socialista Italiano di Livorno passa al Partito Comunista Italiano. Nel marzo 1921 viene arrestato per la sua partecipazione alla lotta agraria e condannato a tre mesi di carcere e a due anni di vigilanza. Nuovamente arrestato nell’ottobre 1922, è processato e assolto. Si trasferisce con la famiglia a S. Giorgio di Piano, dove entra nell’organizzazione clandestina del Partito Comunista Italiano della quale diventa uno dei dirigenti sino al 1936 quando si trasferisce a Sala Bolognese.

Il 26 luglio 1943 è uno degli organizzatori delle manifestazioni che si svolgono a Sala Bolognese per festeggiare la caduta del regime e ordina di distruggere tutti i simboli fascisti. Con l’inizio della guerra di liberazione, è tra i promotori del CLN di Sala Bolognese e della guerriglia. Partecipa alla riunione che si tenne a Sacerno (Calderara di Reno) per coordinare la lotta armata nei comuni di Calderara di Reno, Anzola Emilia, Sala Bolognese e S. Giovanni in Persiceto.

Combatte nella 63ª brigata Bolero Garibaldi, con funzione di capo nucleo della 3ª compagnia a Sala Bolognese. Il 21 e 22 aprile 1945 partecipa all’insurrezione armata che libera Sala Bolognese prima dell’arrivo delle truppe alleate.

I suoi ricordi

Sono stato portato a partecipare alla lotta di liberazione in conseguenza della mia attività, avendo aderito al partito socialista italiano a Sala Bolognese nella primavera del 1914. Partecipai alle manifestazioni contro la prima guerra mondiale 1915-18 e ritornai da militare nel gennaio 1920 e avvicinato dai vecchi compagni continuai l’attività nel Partito Socialista Italiano.

Presi parte attiva agli scioperi ed alle lotte che i coloni conducevano per la divisione dei prodotti al 60 per cento ai contadini ed il 40 agli agrari (patto Paglia-Calda); fui  responsabile di una trebbia, al momento della trebbiatura del grano.

A quegli agrari che non avevano accettato il nuovo patto colonico noi si trebbiava egualmente il grano, però si divideva il prodotto sull’aia, come se l’agrario avesse accettato il patto. Nella mia attività dovevo sostenere aspre lotte contro le minaccie dei carabinieri, degli agrari, dei loro fattori e l’intervento della cavalleria che più volte tentò di disperderci colla violenza delle cariche, quella violenza che riuscirono a mettere in atto le squadracce fasciste. Ma la moltitudine dei braccianti e dei contadini ci sorressero e la trebbiatura fu portata a termine ed il patto colonico — a Sala — fu attuato quell’anno.

Al Congresso di Livorno passai al partito comunista e fui responsabile della sezione di Castel d’Argile. Diedi una lezione alle prime squadracce fasciste, ma nel marzo 1921 venni arrestato e condannato a tre mesi di carcere e due anni di vigilanza; nel 1922 venni processato, ma fui assolto per insufficienza di prove, e continuai sempre l’attività di  comunista nella clandestinità e partecipai alla direzione del partito nel mandamento di S. Giorgio di Piano fino al 1936, quando mi trasferii a Sala Bolognese mantenendomi sempre a contatto colla vecchia organizzazione.

Il 26 luglio 1943 manifestammo contro il fascismo e potenziando i nostri legami, si cominciarono ad allargare i gruppi costituiti che via via andavano sviluppandosi, seppure in mezzo a molte difficoltà. Infine il compagno Pritoni mi mise a contatto colla signorina Ada Dovese che ci fu di grande aiuto.

L’avevo vista il 26 luglio assieme ad altri animosi quando abbattemmo le insegne del regime e cancellammo le scritte del fascismo.

La mia maggiore attività la svolsi nella costituzione del CLN e nella sua attività a Sala Bolognese. Fui invitato da un compagno alla riunione che si tenne a Sacerno, nel comune di Calderara di Reno, nella Villa Bassi; vi erano presenti i rappresentanti di Calderara, Anzola, Sala e Persiceto. Il compagno ci illustrò le necessità e le finalità di costituire i CLN anche nei paesi, illustrandoci i compiti che questi dovevano assolvere: farvi aderire tutte le correnti politiche antifasciste, unire tutti i cittadini, senza distinzioni di ceto e religione, nello sforzo comune, in appoggio alle formazioni partigiane, formare basi partigiane e garantire la sicurezza, disgregare il risorgente fascio repubblichino.

Nel novembre 1943 mi venne consegnato da un compagno di Castel Campeggi (Calderara) un partigiano slavo, di nome Mario, fuggito dal campo di concentramento, assieme a Pritoni. Venne sistemato in una base poi passò dal colono Orsi, ad Argelato, continuando l’attività con quelle forze partigiane.

Si costituì il CLN a Sala Bolognese con l’aiuto di Andreoli, Maini e Berselli ed altri; un grande impulso alla lotta lo diede il gruppo delle donne, le staffette Renata, Ada, Amedea e altre che riuscirono ad organizzare anche una grande manifestazione davanti al municipio nel giugno 1944, vi furono degli arresti, altri si riuscì a nasconderli nelle basi partigiane poi vennero avviati in montagna.

Nel settembre 1944 i tedeschi requisirono molto bestiame nella zona; intervennero i partigiani e riuscirono a sottrarre il bestiame ai tedeschi ed a disperderlo. Il giorno dopo subimmo un massiccio rastrellamento. Nell’autunno inverno 1944-45, si riuscì a tenere l’organizzazione attiva e le basi dei contadini diedero ospitalità ai partigiani seppure avessero i tedeschi in casa. Il 21-22 aprile partecipammo all’insurrezione liberando il paese prima che giungessero gli alleati. Poi raccogliemmo le salme dei partigiani caduti e onorammo la loro memoria.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

1 thought on “Marino Pancaldi”

  1. Mi ha commosso ritrovare qui sul web questo ricordo e testimonianza diretta di mio nonno Marino, partigiano combattente assieme a mio padre Orazio. Grazie per averla postata.

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