Lina Vacchi (Nome di battaglia La Bionda)


Nasce a Ravenna il 20 maggio 1914. Collegata clandestinamente al Partito Comunista Italiano, operaia già nella primavera del 1943 organizza uno sciopero contro la guerra, contro i bassi salari, per il pane, i grassi, la carne, lo sciopero si allarga alle officine Callegari e viene duramente represso dai fascisti.

Entra a far parte della Resistenza nel ravennate dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 capo servizio sanitario del Distaccamento “Terzo Lori” della 28ª Brigata Garibaldi “Mario Gordini”, venne catturata a seguito della uccisione da parte del gappista Umberto Ricci (Napoleone) del temuto brigatista della “Ettore Muti” Leonida Bedeschi (Catìveria), indicatogli proprio dalla Vacchi mentre casualmente stava sopraggiungendo in sella al suo motociclo.

Dopo lunghi e pesanti interrogatori è condannata a morte per rappresaglia assieme ad altri prigionieri:

Umberto Ricci (21 anni)

Domenico Di Janni (30 anni)

Augusto Graziani (19 anni)

Mario Montanari (29 anni)

Michele Pascoli (39 anni)

Raniero Ranieri

Aristodemo Sangiorgi

Valsano Sirilli (28 anni)

Edmondo Toschi (40 anni)

Giordano Vallicelli (20 anni)

Pietro Zotti (22 anni).
La sentenza fu eseguita il 24 agosto del 1944 a Ravenna, presso il Ponte degli Allocchi (che in seguito verrà rinominato Ponte dei Martiri).
Lina e Napoleone sono uccisi per ultimi, impiccati dopo essere stati costretti ad assistere alla fucilazione dei compagni.

Medaglia di bronzo al valor militare

«Entrata nelle formazioni partigiane della città di Ravenna, partecipò attivamente alla lotta armata, contribuendo a portare a buon fine numerose azioni di disarmo di nuclei nazifascisti, di recuperi di armi e munizioni, di combattimenti. Arrestata dopo una azione partigiana in Ravenna, fu sottoposta a continui assillanti interrogatori: alle lusinghe le alternarono le minacce, alle parole i fatti, ma dalle labbra della Martire non uscì una sola parola che potesse in qualche modo nuocere ai compagni di lotta, che, fiduciosi nel suo silenzio, continuavano la lotta. All’alba del 25 agosto, insieme ad altri 11 Martiri, fu impiccata nella città di Ravenna  e il suo corpo fu lasciato appeso alcuni giorni perché servisse di monito e di terrore all’intera popolazione. Ma prima che il capestro soffocasse definitivamente in lei la vita un grido scaturì spontaneo dalle sue labbra: “Viva l’Italia! Viva i partigiani!”»

 

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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