29 agosto 1921 Scontri a Baragazza con i fascisti


Il 29 agosto 1921 a Baragazza vi fu uno scontro violento con i fascisti che vi erano giunti per una spedizione punitiva. A questa pagina il resoconto della vicenda. Di seguito le testimonianze di Ettore Nerini e Mariano Girotti. 

Ettore Nerini

Il 29 agosto 1921, il giorno della « festa del voto » a Baragazza gruppi di giovani si divertivano e cantavano inni socialisti, quando all’improvviso vi fu una irruzione di fascisti bolognesi che dalla località Serraglio aprirono il fuoco, ferendo due persone. Poi i fascisti scapparono per i campi e poi si rinchiusero in una casa della frazione. L’indignazione fu profonda e si trasformò in collera, anche perché non era questa la prima provocazione che venne fatta a Baragazza.

Fu fatta una commissione per avere almeno i risarcimenti dei danni dei feriti, ma i fascisti continuarono a provocarci e così non si potè evitare uno scontro violento nella casa. Il capo dei fascisti restò ferito e sua moglie fu colpita da un colpo di rivoltella disperso e morì all’istante.

Io allora avevo 16 anni e già aderivo alla Sezione della gioventù comunista appena costituita. Ai fatti seguì un processo, al termine del quale furono erogati 350 anni di carcere ai « baragazzini » ed io fui condannato a 4 anni e 2 mesi.

Mariano Girotti

Durante il fascismo noi fummo sempre in lotta. Cominciammo respingendo diverse spedizioni punitive. Vi furono anche degli scontri gravi. Io fui arrestato tre volte. Una volta, mi portarono nelle carceri di San Giovanni in Monte, mi trasferirono a Vergato e poco prima di mezzanotte i fascisti entrarono nella mia cella e tentarono di uccidermi: ma la cella era piccola e mi difesi e gridai e richiamai l’attenzione della guardia e così mi salvai.

Ritornato a Castiglione i fascisti volevano che io consegnassi loro il comune e io mi rifiutai e allora mi fecero piantonare per 15 giorni e poi mi portarono via coi carabinieri, di notte, poiché il popolo era indignato per il trattamento che mi facevano. Nel 1921 mia madre fu colpita da paralisi in seguito allo spavento per la vita che si faceva e io tornai a casa e i fascisti vennero all’assalto della mia casa e fui salvato dal questurino che era addetto alla mia sorveglianza.

Quando tornai a Firenze il prefetto mi chiamò ingiungendomi di lasciare l’attività politica e promettendomi un mensile fisso: probabilmente ciò era dovuto ad un interessamento di Michele Bianchi e dello stesso Mussolini che erano stati, in gioventù, miei compagni ed anche amici. Il mio diniego causò l’inizio di una lunga e tormentata emigrazione che terminò solo nel 1940.

Fui in Francia, nel Lussemburgo, in Olanda, in Belgio, a Monaco, e per guadagnarmi la vita ho fatto l’orologiaio, l’orefice, il tipografo e dappertutto fui espulso ed era un continuo cambiare sede.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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