Il ricordo di una mattina d’agosto di Loredana Querzè


Irma Bandiera, il racconto di una testimone del ritrovamento del corpo ringrazio la Signora Marilena Querze per avere condiviso i ricordi della sua famiglia.

Una mattina d’estate del 1944 mia madre e mia nonna che vivevano al Meloncello vicino alla Chiesa dove io ho fatto la Cresima e la prima Comunione, uscirono di casa presto.

Camminando per la strada quasi deserta,l´aria si stava già scaldando con il sole d’Agosto, mia madre intravvide da lontano all´angolo della strada quello che sembrava il corpo di una persona e si avvicinò rapidamente.

Infatti era il corpo martoriato di una giovane donna . Mia madre, se pur il viso fosse quasi trasfigurato dalle torture, la riconobbe . Era il cadavere di Irma Bandiera giovane Partigiana, lasciato sul marciapiede vicino alla casa della sua famiglia dove lei viveva.

Mentre si radunava la gente mia madre cercava con che coprire il corpo e qualcuno andò ad avvisare i famigliari che vivevano poco distanti e mia madre con dei giornali la coprì. Mia madre, Loredana, la conosceva così come conosceva altri giovani partigiani, giovani coetanei con cui era cresciuta, amici.

Molti di questi sono stati uccisi dalle S.S e dalle Brigate Nere. In Via dei Lino li´al Meloncello c’era un comando della Ghestapo dove portavano i prigionieri per torturarli e fucilarli. Poi appendevano i corpi con dei ganci da macello quelli che si usano per gli animali,o sotto i portici dove comincia la scalinata che va alla chiesa e da dove parte la processione al Santuario della madonna di S.Luca o fuori della Certosa.

Mia madre mi raccontava che in alcuni casi fu lei ad aiutare i familiari a togliere da quei gangi il cadavere di qualche amico partigiano. Lei mi faceva anche i nomi ma io non me li ricordo. In questo comando radunavano anche i prigionieri che deportavano, mia madre mi diceva che con altre ragazze rischiando la vita avevano salvato alcuni militari Italiani portando loro abiti civili e allontanandosi dalle caserme a braccetto come se fossero dei fidanzati.

Quando mi raccontavano questi questi episodi la guerra era finita da tempo ma chi l’aveva vissuta teneva ancora freschi i ricordi di tanto orrore, e degli aguzzini come un tal Tartarotti che mandava a prendere gli antifascisti e li bastonava periodicamente come facevano con mio nonno materno che, dicevano in famiglia, era morto subito dopo la guerra per le botte. Questi racconti muovevano sentimenti molto intensi sia a chi raccontava sia a chi ascoltava, tanto che io non me li sono mai dimenticati.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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