Ettore Giordani


Nasce il 19 settembre 1902 a Imola. Viene arrestato il 26 settembre 1926 a seguito della scoperta dell’organizzazione comunista imolese, con ordinanza del 2 maggio 1927 viene scarcerato provvisoriamente per mancanza di sufficienti indizi di reità.

Con sentenza del 13 giugno 1927 viene prosciolto per non luogo a procedere. Gli arresti investirono 276 antifascisti, 19 dei quali sono rinviati al Tribunale speciale, mentre gli altri 257 vengono prosciolti perché le prove a loro carico sono limitate agli anni antecedenti le leggi eccezionali.

Successivamente è sottoposto a continua sorveglianza e convocato più volte nella caserma dei carabinieri. Subisce, inoltre, 3 arresti per misure di pubblica sicurezza. Dopo l’8 settembre 1943 collabora con il movimento partigiano nascondendo all’interno della fabbrica in cui lavora materiale bellico. E’ attivo nella 1.a brigata Irma Bandiera Garibaldi.

I suoi ricordi 

Sono stato, fin dalla nascita del fascismo, un oppositore. Nel 1926 fui arrestato rimanendo in carcere per sette mesi. Non mi arresi alla violenza fascista. Abitavo allora a Sesto Imolese. Nel 1927 andai a lavorare alla  Barbieri e Burzi  e poco dopo mi trasferii a Bologna con la famiglia. Mantenni buoni rapporti con gli amici antifascisti attivi.

Alla caduta del fascismo, il 25 luglio 1943, ero portinaio notturno della  Barbieri e Burzi  ed operavo d’intesa con l’allora direttore aziendale Giorgio Barnabà. Il mattino del 26 luglio 1943 si presentarono gli operai per lavorare ed io li informai della caduta di Mussolini e li invitai ad andare in piazza a manifestare, a chiedere ad alta voce la fine della sporca guerra fascista.

Dopo l’8 settembre 1943 l’esercito tedesco impose la chiusura dello stabilimento, non voleva che oltre duecento operai lavorassero per produrre ceramica che non serviva alla guerra. Però una quarantina fra operai e tecnici rimasero in forza alla Barbieri e Burzi  ed io rimasi ugualmente portinaio notturno. Passarono pochi giorni e poi il movimento partigiano, organizzandosi, chiese di depositare armi, scarpe e vettovagliamenti vari all’interno dello stabilimento. Con Barnabà studiai il modo di sistemare il materiale bellico che ci davano i partigiani.

Alla notte, quando arrivavano i carichi di materiale, li collocavo nel forno a galleria e nei cunicoli dei vari forni spenti per ordine dei tedeschi. Nel corso dell’anno 1944, quasi tutte le sere, Barnabà mi passava delle casse di munizioni o altro materiale già preparato; generalmente di notte o di mattina presto venivano i partigiani a fare i prelevamenti con calessi e furgoncini a pedale.

Nell’inverno 1944-45, in varie riprese portammo in città del materiale della Barbieri e Burzi  che i tedeschi avrebbero distrutto se fosse rimasto nello stabilimento. Questo materiale, dopo la cacciata dei tedeschi e dei fascisti, servì per ricostruire la fabbrica. Con lo stesso carico fu portata anche della paglia in balle nel cinematografo  Italia , in via San Felice 28, locale che era sinistrato e quindi inutilizzato. Fra la paglia accumulata nel cinema c’era materiale di vettovagliamento ed anche dei fucili che dovevano servire nel caso in cui i tedeschi in ritirata avessero resistito. Allo scopo di camuffare il tutto e anche per evitare sospetti, furono messe dentro al cinema due mucche di un contadino che le aveva portate in città per sottrarle alle razzìe che i tedeschi operavano nelle campagne.

Dal mese di agosto 1944 la  Barbieri e Burzi  fu anche una base della 1.a Brigata GAP. Barnabà mi aveva incaricato di seguire ed assistere i partigiani mantenendo il massimo silenzio allo scopo di evitare eventuali sospetti da parte dei fascisti e dei tedeschi.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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