Monte Battaglia


Verso la fine di settembre si svolse il combattimento di Monte Battaglia dove i partigiani della 36.a Brigata Bianconcini Garibaldi combatterono insieme agli americani per la conquista del monte. Il valore dei partigiani fu riconosciuto dalle forze alleate.

Il ricordo di quei giorni attraverso le parole di Carlo Piccoli (Nome di battaglia Carlo) Commissario del battaglione “Monte Battaglia” della 36.a Brigata Bianconcini Garibaldi.

Il giorno 12 Settembre 1944, dopo una serie di brillanti azioni di pattuglie di crescente intensità, le forze tedesche e fasciste che presidiavano la zona di Monte Battaglia, nell’impossibilità di fronteggiare la nostra pressione crescente, abbandonano la zona dei monti e si ritirano lungo le strade; le forze partigiane occupano la zona delimitata ad est dalla strada di Casola Val di Senio, ad ovest dalla strada Montanara, a nord dalle creste dei Gessi e a sud della carreggiabile Castel del Rio Baffadi.

Notevole importanza rivestono il blocco della carreggiabile Casola Val di Senio, Fontanelice, strada di arroccamento delle forze nemiche di quel settore, e l’occupazione di Tossignano, su di un’ altura dominante Borgo Tossignano sulla strada Montanara. La strada Montanara e la Casolana sono controllate dai nostri, e mediante azioni di pattuglie armate, specialmente sulla Montanara, si rende impossibile l’occupazione tedesca di Borgo Tossignano e Fontanelice.

Il presidio delle forze partigiane di Tossignano assume il controllo amministrativo ed economico dei detti paesi e ne regola la vita politica sotto la bandiera dell’Italia libera.

Il giorno 17 reparti di milizia e di Brigate Nere, provenienti da Imola, attaccano fortemente da S. Giovanni protette da intenso fuoco di armi automatiche, le nostre pattuglie in perlustrazione rispondono al fuoco, e, ripiegando abilmente sulle alture soprastanti, bloccano la manovra e disperdono i reparti nemici

Durante la fuga le Brigate Nere uccidono un giovane di 17 anni, compiono razzie nelle case e prendono come ostaggi alcuni civili.

Immediatamente con una brillante azione di controrappresaglia vengono catturati i famigliari di un capo della Brigate Nere ed imposto lo scambio di ostaggi al nemico.

Il giorno successivo, 18 settembre, viene attaccato il ponte di Gaggio e interrotto il transito al nemico mediante l’impiego di una bomba da aerei alleati inesplosa del peso di circa 300 Kg.

Il giorno dopo i tedeschi tentano il transito in forze sulla carreggiabile Casola Fontanelice, sulla quale sboccano comode strade per l’accesso al Monte Battaglia.

Le pattuglie di osservazione segnalano il nemico. Una pronta e complessa manovra viene attuata. Elementi della compagnia di Fausto attaccano dal Nord, le compagnie di Sismì e di Amilcare muovono all’attacco dalle pendici di Monte Battaglia a Sud.

Si lascia la colonna nemica entrare nello schieramento in prossimità di Roncasole la compagnia del centro attacca fortemente, il nemico fugge in disordine avanti e indietro lungo la strada. Entrano in azione quindi le ali dello schieramento che falciano il nemico in fuga col fuoco dei loro parabellum.

Molti tedeschi restano sul terreno, diversi autocarri distrutti, molto materiale catturato. Il nemico accusa il colpo ed attacca forte il giorno successivo. Le nostre compagnie sono costrette a ripiegare verso Monte Battaglia e si attestano su quelle alture. La pressione nemica viene contenuta. Nel contrattacco per lo sfruttamento del successo con un’abile manovra di aggiramento, elementi delle compagnie di Fausto, Sismì e Amilcare sorprendono d’infilata il nemico sulla strada del Corso e si decide la sorte della giornata in nostro favore. Le SS tedesche si ritirano dopo avere fatto saltare colla dinamite dieci case sulla strada del Corso e ferito o ucciso alcuni civili inermi.

Le nostre pattuglie di osservazione segnalano il giorno 21 la ritirata tedesca sulla Casolana. Le compagnie di Fausto e Bruno al comando di Carlo si portano al ponte di Baffadi a Sud di Casola Val di Senio. Un violento combattimento si svolge all’imbrunire sulla strada.

Diversi nemici morti, un automezzo distrutto, vari prigionieri catturati. Bottino di armi e materiali vari.

Il giorno 23 pattuglie armate attaccano ancora a Nord di Casola Val di Senio i tedeschi in ritirata. Varie perdite nemiche. Lo stesso giorno la nostra osservazione segnala l’irrigidimento della ritirata tedesca e l’afflusso di forze notevoli. La manovra nemica minaccia seriamente di isolare il nostro presidio di Tossignano.

Infatti le nostre pattuglie armate si scontrano continuamente, sulle alture soprastanti le strade Montanara e Casolana, col nemico che tenta incessantemente l’infiltrazione.

Molte batterie da 88, mortai da 81, obici da 149 e 220 vengono piazzate a Sud e a Nord di Casola, a Corseggio, a Gaggio, a Sud di Fontanelice, al Cimitero di Borgo Tossignano, in prossimità di S. Ruffillo.

Presso il Rio Sgarba sono piazzate varie mitragliere da 20 m. antiaeree. L’esatta posizione dello schieramento nemico viene riportata sulle carte topografiche, e giornalmente le artiglierie nemiche vengono mitragliate dalle nostre pattuglie. Notevoli le azioni in prossimità di S. Giovanni il 24 settembre e di S. Margherita il 25-9; là i tedeschi vengono sgombrati con perdite dalle case dove erano alloggiati.

Il 23-9 il nostro presidio di Tossignano, minacciato di accerchiamento, si piega a Sud della carreggiata Fontanelice-Casola Valsenio dopo dodici giorni di occupazione, allo scopo di evitare combattimenti nel paese.

Il giorno 25 un’infiltrazione tedesca di notevole forza viene respinta dalla Compagnia di Fausto. Il nemico lascia sul campo diversi morti.

Le forze partigiane sono strette da un cerchio che si fa continuamente più minaccioso. Le pattuglie non resistono più ed intere compagnie vengono spostate all’estremo per fronteggiare le infiltrazioni.

Le compagnie di Fausto e Gino il 26-9 si portano a presidiare Monte Battaglia il settore Nord, e Monte Cornazzano, quelle di Sergio e Bruno il settore Sud sulla carreggiabile Castel del Rio-Baffadi; Sismì ed Amilcare coi loro uomini tengono rispettivamente Monte Carnevale e Monte Cappello.

La compagnia S.A.P. comandata da Sbagoli svolge il servizio di osservazione e collegamenti col comando situato alle Briole.

Il 26 l’osservazione segnala combattimenti fra gli alleati e tedeschi a Nord del Monte Faggiola con una puntata alleata in direzione di Valmaggiore.

Lo schieramento tedesco è composto a Nord di Valmaggiore di vari reparti di imprecisata entità che si difendono accanitamente contro il fuoco delle mitragliatrici americane che le nostre pattuglie odono ormai distintamente.

L’ora degli ultimi combattimenti è prossima. Gli sforzi precedenti del nemico per sgombrarci ed occupare le nostre posizioni sono state frustrate; tutte le alture dominanti sono state saldamente mantenute, ed il morale degli uomini è altissimo. Si attende fiduciosi di sferrare l’assalto finale.

In mattinata si provvede a segnalare all’osservazione aerea alleata, che è attivissima, le nostre posizioni mediante una «P» bianca sul verde dei prati, ed all’invio di staffette recanti la precisa dislocazione delle nostre forze e di tutto lo schieramento nemico.

Per tutta la giornata notevole attività di pattuglie di osservazione. Verso sera viene avvistata una colonna di circa 150 tedeschi, che battuta dal fuoco degli americani, si ritira da Valmaggiore in direzione del Gruppo di Monte Carnevale, per attestarvisi.

La compagnia di Sismì, rinforzata da elementi delle compagnie di Fausto e Amilcare, si porta in posizione favorevole, attende il nemico, e sferra un’assalto furibondo. L’impeto dei nostri partigiani è superiore ad ogni ammirazione, il nemico cede di schianto, è disperso, rincorso, sterminato. Decine di tedeschi sono uccisi e molti feriti. I superstiti in parte fuggono verso Castel del Rio, in parte verso S. Ruffillo dove esistono forti posizioni nemiche.

Le nostre posizioni interessano molto il nemico, il quale a sera inoltrata lancia un altro poderoso assalto muovendo dalla carreggiabile Castel del Rio-Baffadi con un attacco che tende ad aggirare monte Carnevale da est.

Le compagnie di Bruno e di Sergio muovono dalla zona di Valdalbora a Est di Monte Carnevale per fronteggiare l’assalto. Il combattimento si protrae lungamente nell’oscurità. L’accanimento dei nostri è magnifico, il nemico cede, si ritira, è inseguito, e l’oscurità protegge la sua fuga che avviene in direzione di Budrio. Le perdite nemiche sono sensibili, notevole il bottino in armi e munizioni.

La conquista in combattimento «dell’arma automatica» che era il più alto motivo di orgoglio di un partigiano, in questi giorni è largamente raggiunta, si vedono gli uomini a gruppi agitare trionfanti mitragliatori nemici e maschine pistole catturate in combattimento.

La furia tedesca continua, e durante la notte stessa il nemico occupa di sorpresa la quota a est di Monte Carnevale; la compagnia di Sismì attacca, Gino rinforza, ma da ovest i tedeschi avanzano. Il combattimento è furioso, la pressione nemica aumenta continuamente.

Il nostro presidio è costretto a ripiegare di qualche centinaio di metri e si attesta saldamente di fronte al nemico, al quale sbarra ancora la strada sulla cresta di quota 578 in località Casa Fontanini. L’attacco è costato al nemico ancora molte perdite. Alle prime ore del mattino del 27 un altro gruppo di staffette parte per il collegamento cogli alleati, ormai vicinissimi, con nuove informazioni.

Pattuglie formate della compagnia di Sismì e Fausto tentano di salire su Monte Carnevale.

I tedeschi aprono il fuoco e il combattimento si allarga e infuria di nuovo per l’intervento delle compagnie Fausto e Sismì che muovono da quota 578.

Le artiglierie alleate rovesciano ora un violento fuoco su Monte Carnevale. L’azione dei partigiani è irresistibile, essi avanzano sotto il fuoco, attaccano coi mitragliatori imbracciati e coi parabellum a distanza ravvicinata: Monte Carnevale è conquistato. Il nemico fugge verso il Rio di Fornione. Gino e Amilcare attaccano tempestivamente con azione successiva da Monte Cappello fino al completo annientamento.

La vittoria è splendida e totale. Alle ore 10 del 27-9, le compagnie avanzate incontrano gli alleati dell’88 div. Americana che avanzano guidati dai partigiani Carioca, Zebi e Pino: essi li conducono fino alle falde del Monte Battaglia.

L’incontro e trionfale partigiani e americani esultanti fraternizzano. Il colonnello comandante parla a Carlo e viene informato e chiede schiarimenti sul nostro schieramento: Monte Battaglia è nostro. Monte Cornazzano è nostro. Monte Cappello è nostro. La zona è nostra oltre Posseggio fino alle falde di Monteloro, alla carreggiabile Fontanelice – Casola Valsenio.

Il colonnello chiede di che cosa abbiamo bisogno.

Rispondiamo che le munizioni stanno esaurendosi, i viveri sono già finiti da due giorni. Purtroppo la rapida avanzata, ha portato loro nelle medesime condizioni e non possono aiutarci.

Il Comando di Carlo, dispone che il gruppo di compagnie di Monte Carnevale si sposti a rinforzare i fianchi su Monte Battaglia e su Monte Cappello.

Le creste del Gruppo Monte Battaglia e Monte Cornazzano sono occupate dalle compagnie di Fausto, Sismì, Amilcare Bruno, Gino.

L’attacco previsto di S. Ruffillo non tarda. Nel pomeriggio i tedeschi muovendo da Monte della Tesa, S. Ruffillo, il cimitero, assaltano Monte Battaglia. Le nostre compagnie si stendono e si preparano per l’attacco. Il tempo è grigio la visuale si è fatta cattiva. Il cuore trema nell’attesa. Finalmente ecco i tedeschi li giù a meno di 100 metri che salgono a ventaglio guardinghi. Fuoco! Tutte le armi iniziano la loro musica.

I tedeschi scavalcano incuranti i caduti e proseguono nell’azione. Le nostre armi automatiche li falciano senza sosta. Nelle anfrattuosità del terreno piazzano i loro mitragliatori, rispondono al nostro fuoco sono moltissimi; e combattono ferocemente, vogliono salire a tutti i costi. Ma noi resistiamo: i nemici intanati vengono snidati con bombe a mano e falciati con le raffiche. Il combattimento dura a lungo. Il colpo decisivo è dato dall’assalto che i nostri sferrano scendendo il pendio con raffiche di parabellum.

Il nemico è ancora una volta in fuga. Si esulta alla vittoria mentre i primi americani salgono sul monte ed iniziano il trinceramento. Il tempo già nuvoloso si rabbuia, inizia una pioggia che quasi di continuo durerà per giorni e giorni.

Il comando americano si è appena sistemato nella casa «La croce» che un nuovo e furiosissimo attacco tedesco si profila nella stessa direzione. Americani e partigiani combattono fianco a fianco. Ma ora il volume del fuoco è più che doppio, le munizioni agli americani non difettano ed il nemico dopo vari tentativi è sanguinosamente respinto.

In accordo con gli americani il comando partigiano di Carlo sposta le forze nel settore ovest con un fronte a semicerchio che tocca il Monte Carnevale, Monte Cappello e si allunga fino a Posseggio.

Il nostro comando si sposta assieme a quello americano affinchè le operazioni procedano con unità d’intenti. I combattimenti precedenti devono avere sfibrato il nemico, e la notte dal 27 al 28 passa relativamente calma.

Al mattino del 28 i tedeschi sono però di nuovo all’assalto su due colonne che provengono, l’una da Fornione lungo il rio omonimo e l’altra dalle falde di Monte Cappello. Le compagnie di Sergio e Gino muovono all’attacco della prima, sorprendendo il nemico in località Molino di Caspa e in duro combattimento lo mettono in fuga. Il comando di Carlo richiede l’intervento delle artiglierie alleate ed il fuoco sorprende il nemico mentre si ritira lungo la strada di Fornione.

Nel contempo l’altra infiltrazione riesce a penetrare nella nostra seconda linea, raggiunge la località Mezzole favorita dalla nebbia e fitta pioggia, ed asserraglia elementi della compagnia Sismì nella casa. Gli uomini si battono come leoni, il nemico non osa avvicinarsi. Il combattimento si protrae. Alcuni partigiani nel disperato tentativo di sfondare il cerchio escono col parabellum spianato. Ingaggiano col nemico un furioso combattimento, sparano fino agli ultimi colpi, poi, sopraffatti cadono eroicamente sul campo colle armi in pugno.

Quando la sorte dei circondati è ormai disperata, sopraggiunge la compagnia S.A.P. di Sbagòli già spiegata per il combattimento e attacca fortissimo. L’assalto è decisivo, il cerchio è infranto, e tutti insieme inseguono il nemico che ancora una volta batte velocemente in ritirata, lasciando dietro di sè come sempre morti e feriti.

Dal giorno prima i viveri mancano assolutamente, le munizioni sono esaurite, quasi nessun uomo ha più di un caricatore per arma, è la terza notte che non si dorme quasi, e questa è passata sotto la pioggia vegliando. Gli uomini sono esausti ma resistono ancora. I feriti sono stati ricoverati negli ospedali americani.

Il nemico, vista l’impossibilità di prendere la zona con attacchi di fanteria, batte ora con un violentissimo fuoco di obici e mortai metro per metro il nostro schieramento.

Il fuoco dura tutta la giornata con la medesima intensità e solo a sera inoltrata il comando americano ci invia l’ordine di andare a riposo, perchè il nostro settore verrà occupato da truppe alleate sopravvenienti.

Durante la marcia verso le retrovie, ancora nel settore di lotta alcuni partigiani della compagnia di Fausto, vedendo luce in una casa formano una pattuglia e circondano la casa, giungono di sorpresa alle spalle della sentinella che vegliava all’esterno col fucile mitragliatore spianato, la prendono prigioniera, entrano colle armi spianate e catturano altri 5 tedeschi che consegnano agli americani; poi rientrano nella compagnia e proseguono la marcia col battaglione verso posizioni di riposo, dove cederanno agli americani quelle armi con tanto coraggio conquistate e con tanto eroismo impiegate.

Il comando alleato ha riconosciuto il valore di questi uomini tributando loro un’altissimo elogio.

Alcuni gruppi di partigiani sono restati per giorni e giorni nella zona camminando giorno e notte da nord a sud e viceversa per guidare l’afflusso delle forze americane verso le prime linee.

Tra questi uomini insensibili alle fatiche ed incuranti dei pericoli, il partigiano Pio merita un elogio particolare.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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