Michele Della Maggiora


18 ottobre 1928 fucilato Michele Della Maggiora condannato per l’uccisione di due fascisti. E’ la prima esecuzione capitale dopo la reintroduzione della pena di morte.

La legge varata nel 1926 con il titolo Provvedimenti per la difesa dello stato, di fatto era nata per togliere le ultime libertà al cittadino. L’istituzione dei Tribunali Speciali divenne il mezzo per il regime per eliminare fisicamente ogni opposizione.

Il testo della Legge:

Legge 25 novembre 1926 n.2008: Provvedimenti per la difesa dello Stato

Gazzetta Ufficiale del 6 dicembre 1926, n.281

Vittorio Emanuele III

Per Grazia di Dio e volontà della Nazione

Re d’Italia.

Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato;

Noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue:

Art. 1.
Chiunque commette un fatto diretto contro la vita, l’integrità o la libertà personale del Re o del Reggente è punito con la morte.
La stessa pena si applica, se il fatto sia diretto contro la vita, l’integrità o la libertà personale della Regina, del Principe ereditario o del Capo del Governo.

Art. 2.
Sono egualmente puniti con la morte i delitti preveduti dagli articoli 104, 107, 108, 120 e 252 del Codice penale.

Art. 3.
Quando due o piú persone concertano di commettere alcuno dei delitti preveduti nei precedenti articoli, sono punite, pel solo fatto del concerto, con la reclusione da cinque a quindici anni. I capi, promotori ed organizzatori sono puniti con la reclusione da quindici a trenta anni.
Chiunque, pubblicamente o a mezzo della stampa, istiga a commettere alcuno dei delitti preveduti nei precedenti articoli o ne fa l’apologia, è punito pel solo fatto della istigazione o della apologia, con la reclusione da cinque a quindici anni.

Art. 4.
Chiunque ricostituisce, anche sotto forma o nome diverso associazioni, organizzazioni o partiti disciolti per ordine della pubblica autorità, è punito con la reclusione da tre a dieci anni, oltre l’interdizione perpetua dai pubbliciuffici.
Chi fa parte di tali associazioni, organizzazioni o partiti è punito, pel solo fatto della partecipazione, con la reclusione da due a cinque anni, e con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Alla stessa pena soggiace chi fa, in qualsiasi modo, propaganda della dottrina, dei programmi e dei metodi d’azione di tali associazioni, organizzazioni o partiti.

Art. 5.
Il cittadino che, fuori del territorio dello Stato, diffonde o comunica, sotto qualsiasi forma, voci o notizie false, esagerate o tendenziose sulle condizioni interne dello Stato, per modo da menomare il credito o il prestigio dello Stato all’estero o svolge comunque una attività tale da recar nocumento agli interessi nazionali, è punito con la reclusione da cinque a quindici anni, e con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Nella ipotesi preveduta dal presente articolo, la condanna pronunciata in contumacia importa, di diritto, la perdita della cittadinanza e la confisca dei beni. Il giudice può sostituire alla confisca il sequestro; in tal caso esso ne determina la durata e stabilisce la destinazione delle rendite dei beni.
La perdita della cittadinanza non influisce sullo stato di cittadinanza del coniuge e dei figlio del condannato. Tutte le alienazione dei beni fatte dal condannato dopo commesso il reato e nell’anno antecedente a questo si presumono fatte in frode dello Stato, ei beni medesimi sono compresi nella confisca o nel sequestro.
Gli effetti della condanna in contumacia, di cui ai precedenti capoversi, cessano con la costituzione o con l’arresto del condannato; in tal caso i beni gli sono restituiti nello stato in cui si trovano, salvi i diritti legittimamente acquisiti dai terzi.

Art. 6.
Per i delitti preveduti nella presente legge, quando il fatto sia di lieve entità, ovvero concorrano circostanze che, ai termini del codice penale, importino una diminuzione di pena. Il giudice ha facoltà di sostituire alla pena di morte la reclusione da quindici a trent’anni all’interdizione perpetua dai pubblici uffici la interdizione temporanea, e di diminuire le altre pene fino alla metà.
Per gli stessi delitti, tutti coloro che, in qualsiasi modo, siano concorsi a commetterli, sono puniti con le pene stabilite dalla presente legge.

Art. 7.
La competenza per i delitti preveduti dalla presente legge è devoluta a un tribunale speciale costituito da un presidente scelto tra gli ufficiali generali del Regio esercito, della Regia marina, della Regia aeronautica e della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, di cinque giudici scelti tra gli ufficiali della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale, aventi grado di console, l’uno e gli altri, tanto in servizio attivo permanente, che in congedo o fuori quadro, e di un relatore senza voto scelto tra il personale della giustizia militare. Il Tribunale può funzionare, quando il bisogno lo richieda, con piú sezioni, e i dibattimenti possono celebrarsi, tanto nel luogo ove ha sede il Tribunale quanto in qualunque altro comune del Regno.
La costituzione di tale Tribunale è ordinata dal Ministro per la guerra, che ne determina la composizione, la sede e il comando presso cui é stabilito.
Quando concorrano le condizioni previste dall’art. 559 del Codice penale per l’esercito, possono altresí costituirsi tribunali straordinari.
Nei procedimenti pei delitti preveduti dalla presente legge si applicano le norme del Codice penale per l’esercito sulle procedura penale in tempo di guerra. Tutte le facoltà spettanti, ai termini del detto Codice, al comandante in capo, sono conferite al Ministro per la guerra.
Le sentenze del Tribunale speciale non sono suscettibili di ricorso né di alcun mezzo di impugnativa, salva la revisione.
I procedimenti per i delitti preveduti dalal presente legge, in corso al giorno della sua attuazione, sono devoluti, nello stato in cui si trovano, alla cognizione del Tribunale speciale, di cui alla prima parte del presente articolo.

Art. 8
Nulla è innovato circa le facoltà conferite al Governo con la legge 21.12.1925 n.2260.
La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del regno, e cessa di aver vigore dopo cinque anni da tale data, salva l’esecuzione di condanne già pronunciate.
Entro lo stesso periodo di tempo, il Governo del Re ha facoltà di emanare le norme per l’attuazione della presente legge, e per il suo coordinamento col Codice Penale, col Codice di Procedura Penale, col Codice Penale per l’Esercito e con le altre leggi.
Ordiniamo che la presente, munita del sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 25 novembre 1926.

Vittorio Emanuele

Mussolini – Rocco

Visto, il Guardasigilli Rocco

 La storia di Michele

Michele Della Maggiora è stato il primo condannato a morte del Tribunale speciale fascista.
Della Maggiora era bracciante comunista di Ponte Buggianese, piccolo centro agricolo fra Pistoia e Lucca, che la miseria e le persecuzioni dei fascisti avevano costretto all’esilio.

Affetto da una grave tubercolosi polmonare contratta in guerra, era rimpatriato alla fine del 1927 perché bisognoso di cure. Al ritorno in paese, i suoi avversari politici lo accolsero con nuove persecuzioni e si accanirono particolarmente su di lui quando, a metà maggio del 1928, fu dimesso dall’ospedale di Pescia dopo oltre cinque mesi di degenza.

Le ripetute vessazioni dei fascisti, che oltre a sottoporlo a minacce e provocazioni gli rifiutavano gli aiuti materiali di cui aveva bisogno per vivere, lo portarono ben presto all’esasperazione.

Il 15 maggio Della Maggiora uccise due fascisti, il sarto Gino Moschini e il barrocciaio Giovanni Buonamici. Un gesto di sconsiderata rivolta compiuto per rompere il cerchio oppressivo che lo aveva circondato.

Questa tragica vicenda di paese, maturata nel clima di odio e di guerra civile instaurati dal nuovo ordinefascista, fu trasformata, mediante una vera operazione di regime, in un caso di rilievo nazionale, al fine di conseguire precise finalità di ordine politico.

Il delitto di Ponte Buggianese venne infatti utilizzato per dare un primo esempio della pena di morte introdotta con le leggi eccezionali del novembre 1926, e aumentare così la carica intimidatoria e terroristica dell’apparato repressivo fascista che ancora nel 1928 doveva far fronte ad una tenace attività di opposizione e di lotta.

Sottratto al giudizio del tribunale ordinario, Della Maggiora fu inviato davanti al Tribunale speciale sotto l’incredibile imputazione di «strage per attentare alla sicurezza dello Stato».

Il processo si svolse a Lucca dal 13 al 17ottobre 1928 e si concluse con la prevista sentenza di morte che venne eseguita il giorno successivo a Ponte Buggianese.
Con lo stesso verdetto fu condannato a 18 anni di reclusione un compagno di Della Maggiora, Bruno Spadoni, accusato di aver fornito l’arma del delitto.

Della Maggiora aveva appena trent ‘anni. Affrontò il processo e il plotone di esecuzione con grande coraggio, manifestando fino all’ultimo un profondo disprezzo per il fascismo. Il suo nome divenne subito il simbolo di un martire, additato come esempio per la lotta antifascista. La condanna a morte fu un crimine di regime perché il reato di «strage» era del tutto insussistente. Lo stesso procuratore del Tribunale speciale si era rifiutato di istruire il procedimento di accusa contro Della Maggiora con una così assurda imputazione.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

3 thoughts on “Michele Della Maggiora”

  1. Nell’immediato secondo dopoguerra italiano, la pena di morte rimase in vigore; dopo la fine del conflitto il d.l.l. 10 maggio 1945 n. 234 (poi modificato dal decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 2 agosto 1946, n. 64) ammise nuovamente la pena di morte come misura temporanea ed eccezionale anche per gravi reati come rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, costituzione o organizzazione di banda armata. Il decreto aveva efficacia fino ad un anno dopo la cessazione dello stato di guerra. A norma del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 11 aprile 1947, n. 192, tali disposizioni continuavano ad avere efficacia fino al 15 aprile 1948; la costituzione repubblicana, che abrogava la pena di morte per tutti i reati commessi in tempo di pace, però era già entrata in vigore il 1º gennaio 1948. Nel periodo furono comminate un totale di 259 condanne a morte per crimini commessi da ex appartenenti alla Repubblica Sociale Italiana da parte delle Corti straordinarie d’Assise[9] (poi Sezioni speciali delle Corti d’Assise)[10], e dai Tribunali straordinari, 91 delle quali eseguite tra il 2 agosto 1945 ed il 5 marzo 1947.[11]

    L’ultima condanna a morte per crimini comuni venne irrogata agli autori della strage di Villarbasse, atto commesso a scopo di rapina avvenuta nell’autunno del 1945.[12] L’allora capo dello Stato Enrico De Nicola respinse la grazia e il 4 marzo 1947 alle 7:45, venne eseguita l’ultima fucilazione, per reati comuni, in Italia alle Basse di Stura a Torino. I nomi dei condannati erano: Francesco La Barbera, Giovanni Puleo, Giovanni D’Ignoti.

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  2. la legge prevedeva delle norme poco democratiche, ma anche oggi se uno “accoppa” due persone, che siano fascisti o antifascisti, non è che gli diamo una ” pacca” sulle spalle e un bacino sulla guancia…… scusate, nè

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    1. Il concetto non è che l’omicidio valga di più o di meno a seconda della vittima. Il concetto nell’artico e nel fatto storico è la reintroduzione della pena di morte nella legislazione italiana e guarda caso questa venne praticata sempre contro chi faceva opposizione al regime.

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