Elio Antonelli (Nome di battaglia Negus)


Nasce il 26 ottobre 1914 a Firenzuola (FI). Presta servizio militare in Africa. Dopo l’8 settembre entra a far parte della 36a brigata Bianconcini Garibaldi sull’Appennino tosco-emiliano. Come comandante di compagnia ha diretto la vittoriosa battaglia di Casetta di Tiara (Firenzuola – FI) e del Monte Carzolano del 17/7/44.

I suoi ricordi

Avevo 15 anni quando mio padre, che era un povero operaio di Moraduccio, mi disse che dovevo cominciare a guadagnarmi il pane e allora mi misi a fare il garzone, a Sesto Imolese, presso la famiglia Martelli, che mi voleva bene, e poi mi misi a fare il manovale, poi a tagliare legna nei boschi per sbarcare miseramente il lunario, mangiando polenta e aringhe e una volta la settimana 400 grammi di manzo, compreso l’osso, per fare il brodo. Poi, nel 1936, mi mandarono in Africa come soldato e quando ritornai mi misi a fare il minatore prima a Gavorrano, poi a Carbonia, in Sardegna: lavoravo come uno schiavo e guadagnavo appena da mangiare.

Il 25 luglio 1943 ero a Moraduccio e dopo l’8 settembre, quando richiamarono alle armi la mia classe, io decisi di passare dalla parte dei ribelli e, allo scopo di armarmi, andai qualche giorno nella milizia a Marradi, insieme ad Adriano Bacci, un operaio di Castel del Rio. Portai via un fucile, un moschetto, un mitra, una pistola e delle munizioni e poi andai sulla Faggiola con mio cugino Gerardo Giacometti.

Pian piano arrivarono degli altri giovani e la nostra prima base fu la Dogana. Fra i primi che vidi ricordo Tagano, Pisghìn, Teo, Nerio, Fida. Non potevamo fare gran che, però, sebbene fossimo in pochi, ci facevamo temere. Il mio nome di battaglia era Negus.

In aprile mi incontrai con Lorenzini (Libero Lossanti) che fu il primo comandante della mia brigata, e facemmo subito delle azioni. Lorenzini, che era un ufficiale dell’esercito ed era molto bravo e coraggioso, mise subito ordine nel nostro gruppo di sbandati. All’inizio ricordo che facemmo anche un’azione contro una squadra di briganti che, travestiti da partigiani, avevano rubato anche la biancheria al prete della Pieve: nello scontro uccidemmo anche tre tedeschi e un fascista.

Poi Lorenzini mi fece comandante di compagnia e vice comandante era Libero Golinelli e commissario era Tagano (Emilio Facchini). Ogni giorno eravamo in attività, soprattutto per procurarci delle armi. Ricordo che disarmammo l’antiaerea di Monterenzio e poi io e Lorenzini andammo giù, a Savazza, lungo la strada, vestiti da partigiani, con lo Sten a tracolla, per comperare le sigarette all’osteria della Flora e fu tanto l’entusiasmo della gente che alla sera dicevano che eravamo in molte migliaia e invece eravamo solo una decina. Lorenzini fu ucciso dai fascisti il 14 giugno a San Pellegrino e comandante divenne Bob (Luigi Tinti).

Ci spostammo alla Bastia e il 17 luglio i fascisti e i tedeschi vennero su e toccò alla mia compagnia affrontarli. Entrarono nella borgata di Casetta di Tiara e cominciarono a saccheggiare anche la chiesa e gridavano: “Dove sono i ribelli? “. Io feci appostare i giovani in un luogo protetto e dissi che nessuno doveva sparare prima di me. Li lasciai venire avanti fino a quindici metri e poi ci alzammo tutti in piedi di scatto e facemmo un macello. Ricordo ancora la scena dei fascisti e dei tedeschi che se la danno a gambe!

Dopo la battaglia Bob ci spostò dalla parte di Carzolano per farci riposare e invece i tedeschi vennero su proprio da quella parte e toccò ancora a noi ributtarli indietro.

Poi mi presi un’infezione in un ginocchio in seguito a una caduta da cavallo.

I nostri medici ci misero una pezza, però alla fine dovettero decidere di mandarmi a riposo. Bob mi diede un cavallo, una piccola scorta e anche un infermiere e mi mandò a Castiglioncello, dove avevo molti amici. Allora il comando della mia compagnia fu dato a Libero Golinelli.

A Castiglioncello feci una base che fu utile per gli attacchi alla strada Montanara. Una volta vedemmo passare una colonna di tedeschi preceduta da una lunga fila di prigionieri; ricordo che diedi il mio mitra a Luciano Bergonzini che aveva riunito un gruppo di partigiani per l’attacco che riuscì bene: i prigionieri furono tutti liberati e i tedeschi finirono sotto il fuoco incrociato dei nostri e molti per non essere colpiti si buttarono nel burrone giù nel fiume Santerno e finirono certamente male.

Restai a Castiglioncello fino all’occupazione di monte Battaglia e a Moraduccio vidi i nostri che scendevano, a fine settembre, dopo la vittoria, per avviarsi a Firenze.

Poi risolsi a modo mio i conti con un fascista e allora dovetti fuggire all’estero per evitare la galera. Ma questa è una cosa che riguarda me e non la Resistenza.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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