Racconto di un catturando


Giulio Mortara, classe 1935, perseguitato a causa delle leggi razziali contro gli ebrei che il nostro paese si diede nel 1938, si salvò dalla deportazione rimanendo nascosto sotto falso nome per tutto il periodo in cui, come i familiari, era nella lista dei catturandi. La consapevolezza di quanto gli successe venne dopo, alla fine della guerra era solo un bambino che aveva vissuto l’incubo della separazione dalla famiglia e la paura della cattura, oltre alla surreale condizione di chi deve abituarsi ad avere un nome diverso dal proprio, per non essere scoperto in un mondo dove non si sa di chi fidarsi.
Sollecitati dall’autore, ne consigliamo la lettura per ristabilire alcuni parametri storici essenziali, utili a capire il significato vero della parola “persecuzione” e dell’espressione “negazione dei diritti” attraverso una storia fortunatamente a lieto fine, certi che a chi legge emergerà in tutta evidenza che i paragoni storici con le persecuzioni che subirebbero i figli di un noto esponente politico di cui la cronaca politica  ci informa sono assurdi e offensivi nei confronti di chi subì sulla propria pelle le persecuzioni razziali del fascismo.
Con preghiera di diffusione e l’espressione della massima solidarietà a Giulio Mortara e a tutti i perseguitati.

Il testo lo si può scaricare qui

Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia
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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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