Lidia Golinelli (Vienna)


La Resistenza fu guerra civile, italiani contro italiani. Fu una lotta senza esclusione di colpi, e alcune persone pur di avere la vita salva cambiarono bandiera, Una di queste fu Lidia Golinelli meglio nota come Vienna.

Lidia Golinelli, nome di battaglia Vienna, fu quello che probabilmente creò maggior scalpore e indignazione a Bologna. Staffetta della 7a GAP, dopo l’arresto, avvenuto a metà dicembre 1944 con il partigiano Formica passato subito per le armi,  divenne ausiliaria della GNR e operò al servizio dell’UPI (Uffico Politico Investigativo) acquistando una triste fama.

Come la spia “Vienna” che, dopo aver tradito i compagni di lotta, visse riparata dentro alla Facoltà d’Ingegneria uscendone solo per indicare i partigiani ai repubblichini. E’ stata responsabile della cattura di numerosi partigiani e antifascisti, come Aldo Ognibene, Otello Spadoni e Francesco Cristofori, uccisi nel gennaio 1945.

Il 26 maggio 1945 tra Brescia e il lago di Garda viene arrestata assieme al suo amante e al comandante provinciale della GNR Onofaro e un altro gruppo di fascisti in fuga.

Fu condannata a morte nell’agosto 1945 grazie all’amnistia torna in libertà, dopo appena un anno di carcere anche se per alcuni giorni rifiuta di uscire dal carcere per paura di essere vitima di vendette come riporta un gionale dell’epoca:

Alcuni giorni fa un quotidiano modenese dette la notizia che una ex-fascista amnistiata rifiutava di beneficiare dell’amnistia e di uscire dal carcere. La spiegazione di questo strano fenomeno appariva ben chiara e si poteva individuare non già in una crisi di coscienza, bensì in una folle paura di essere linciata dai parenti di una qualche sua vittima. Trattasi della ben nota Golinelli Lidia attiva collaboratrice dei tedeschi, repubblichina e delatrice di patrioti. […] A causa della recente amnistia le feroce fascista, non si sa bene come, ha avuto il condono tanto che già da qualche giorno avrebbe dovuto uscire.

Testimonianze

Walter Fiaschi combattente nella Brigata Irma Bandiera 

Durante la visita che feci al braccio destro, dove erano incarcerate le donne, ebbi modo di vedere in una cella subito vicino al cancello sopra la scala, la spia Vienna, quella che aveva denunciato Aldo Ognibene, il quale fu catturato al cinema Savoia, in via Rizzoli, il pomeriggio del 5 gennaio 1945 e assassinato in un vicolo a sinistra di via Santo Stefano. La Vienna mi conosceva abbastanza bene, ma a causa della scarsa luce che c’era nel corridoio dove mi trovavo, o per altra ragione, non fece cenno della mia presenza. Penso però che non mi abbia riconosciuto, perché era sufficiente un suo cenno per smascherarmi. Invece tutto finì bene.

Nazzareno Gentilucci comandante della Squadra Temporale della 7a Brigata GAP 

Subimmo altre gravi perdite. Lampo fu ucciso il 12 dicembre in via Saliceto. Fulmine fu ucciso dai fascisti sotto la fontana del Nettuno il 3 gennaio 1945: era di ritorno, insieme a Ciclone e Nicco da un’azione in via d’Azeglio e fu la Vienna, tutta impellicciata, a dare l’indicazione. Ciclone fu colpito e arrestato e Nicco, salvatosi perché la spia non lo conosceva, si precipitò nella base di via San Carlo, dove c’era Aldo Ognibene (Battista) e subito cominciarono a sgombrare tutto per timore di un’incursione della polizia. I fascisti tentarono di servirsi di Ciclone, portandolo in giro in macchina perché indicasse i partigiani, ma lui non disse mai nulla e il 20 marzo fu fucilato a San Ruffillo. Il 5 gennaio, anche Aldo Ognibene era stato ucciso dai fascisti.

Emma Donati staffetta nella Brigata Irma Bandiera

… parte della brigata nera continuava a picchiare la Pemma e l’avevano denudata. Poi fummo portate dentro alla carceri dell’Ingegneria dove venivamo continuamente sottoposti a durissimi interrogatori dal tenente fascista Monti. Nei giorni seguenti ci raggiunse l’Ines, la Renata e la Vienna, ex partigiane che erano diventate delle spie, e passammo otto giorni di interrogatori e vi immaginate il terrore quando ci condussero in via Magarotti, dove tutto ricominciò daccapo.

Otello Gasperini partigiano nella 7a Brigata GAP (1944-1945).

Ero già entrato nella 7a GAP e dopo la battaglia del Macello e di porta Lame entrai in diverse basi, ma non mi sentivo a mio agio e non trovavo la stabilità della base di via Scandellara. Mi recai da Zanarini, ma prima che vi giungessi molti tedeschi vi si erano già installati e allora andai nelle vecchie basi, alla Valle dei Bocchi, dentro le casermette di cemento armato che durante la guerra servivano agli artiglieri dell’antiaerea. In una di queste casermette vi abitava la famiglia della Vienna. Vi giunsi col far della notte. Stavo dormendo quando entrò nella casermetta la brigata nera, comandata dal capitano Pifferi, che era accompagnato da un civile. Fui svegliato e Pifferi disse che ero il comandante. Io risposi che io non comandavo niente, ma un altro milite aveva già i miei documenti e li stava esaminando. Questi mi disse che erano già andati in via Arcoveggio 196 e io risposi che non sapevo niente. Pifferi disse che il comandante Formica era l’altro partigiano che era al mio fianco. “ — rispose Formica — sono io Formica”. Poi, guardandoli in faccia, disse: “E tu sei la Vienna e adesso parli”. Lei rispose che non avrebbe detto niente. Pifferi allora le fece assaggiare il frustino e allora la Vienna parlò.

Si ritirarono fuori dalla casermetta. Gli altri brigantini neri presero Formica, gli tagliarono i baffi e lo seviziarono lì di fronte a noi; poi se lo trascinarono fuori portandosi con se anche la Vienna.

 

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

4 pensieri riguardo “Lidia Golinelli (Vienna)”

      1. Veramente sono d’accordo anch’io della tua opinione, la storia della guerra civile continua a venir fuori e guarda caso è stato proprio pansa a farla ritornare di moda.

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      2. Kiba, il vero problema è che in Italia non vi è mai stato un “processo di Norimberga”. La lenta liberazione e voglio ricordare che il nord rimase sotto il dominio tedesco e della fantomatica repubblica di Salò per un inverno in più del centro sud portò a processi locali a Roma con qualche sentenza di morte (e in alcuni casi di linciaggio). Dopo la guerra l’Italia si trovò subito immischiata nella guerra fredda con tutte le conseguenze che abbiamo visto. (Gladio, il tentativo di golpe di Borghese, ect ect). Quello che a me preme con questo piccolo blog è far conoscere le vite non solo degli eroi, ma anche delle persone che hanno dato molto al movimento di Liberazione per poi tornare nell’oscurità della vita quotidiana del dopo guerra. Come le donne che ebbero un ruolo rilevante all’interno della Resistenza, come staffette, combattenti e non poterono (parlo di Bologna per conoscenza mia non so in altre città) sfilare il giorno della Liberazione per evitare di essere considerate le “puttane” dei partigiani. (scusa la crudezza del linguaggio). Ci si dimentica anche del mancato riconoscimento della nazione ai partigiani, che nei giorni successivi vennero inquadrati nella polizia, ma poi furono sbattuti fuori dopo pochi mesi come se fossero stati dei criminali. Sono ombre della nostra storia, ombre di cui nessuno parla per non riaprire delle ferite, ma che invece si dovrebbero fare conoscere ai giovani. Potrei continuare a lungo esponendoti le mie considerazioni che probabilmente uno storico “classico” mi contesterebbe.

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