Casa Pound, dal Cavaliere ad Alba Dorata


Venerdì scorso i Fascisti del Terzo Millennio hanno ospitato nel loro quartier generale i neonazisti greci, un’evidente svolta a destra: l’intento è unire tutti i movimenti nazionalisti europei. Il guru di tale svolta pare l’evergreen Adinolfi il quale contro la crisi economica propone da tempo una “nuova alchimia movimentista peronista”.

di Guido Caldiron e Giacomo Russo SpenaNé svastiche né celtiche. Nessuna testa rasata. L’immaginario naziskin assente. Come i saluti romani: i camerati tra loro si limitano a stringersi l’avambraccio destro nel saluto del legionario. Tanti giovani di Blocco Studentesco, ben vestiti e più figli di una borghesia annoiata che fascisti di borgata. Pochi giornalisti, Casa Pound non è più sulla cresta dell’onda. Le ultime batoste subite in diverse tornate elettorali ne hanno sancito un’evidente marginalità politica. Eppure venerdì scorso ospitavano i greci più temuti del Continente: i rappresentanti del movimento di estrema destra, ma la stampa ellenica non esita a chiamarli esplicitamente neonazisti, di Alba Dorata, venuti appositamente in Italia per confrontarsi con i “fascisti del Terzo Millennio”. Un evento annunciato da migliaia di manifesti su tutti i muri della Capitale.

Centocinquanta le persone accorse nel cuore del quartiere multietnico dell’Esquilino per l’iniziativa. Lo staff comunicazione del gruppo neofascista ad accogliere i cronisti e ad accompagnarli al sesto piano del palazzone, luogo del dibattito. Ovunque camerati impettiti a controllare e scrutare facce non conosciute: disciplina e ordine, di stampo militarista, la fanno da padroni. L’ambiente è ripulito. Sui muri decine di fanzine incorniciate di Casa Pound raccontano anni di iniziative. Nulla è lasciato al caso.

Apostolos Gkletsos, ex-deputato e componente del comitato centrale di Alba Dorata, e Konstantinos Boviatsos, Radio Bandiera Nera Hellas, entrano in sala accompagnati da uno scrosciante applauso. Andrea Antonini, vicepresidente di Casa Pound Italia, introduce il dibattito. Le sue parole suonano inequivocabili: «Condividiamo il programma politico di Alba Dorata, è un’unione anche umana contro la repressione giudiziaria e di sangue». Il riferimento è agli ultimi fatti accaduti in Grecia: la magistratura conduce un’inchiesta per specifici reati criminali che ha già portato in carcere diversi esponenti di primo piano del movimento, mentre due giovani militanti sono stati uccisi da un commando rimasto senza nome, anche se è arrivata una rivendicazione firmata da uno sconosciuto gruppo di estrema sinistra.

Si ha la sensazione di assistere ad un cambio di paradigma importante per Casa Pound che implica una svolta. A destra. Estrema destra.
In Italia Alba Dorata finora aveva stretto rapporti soprattutto con Forza Nuova, mentre i Fascisti del Terzo Millennio – nel loro tentativo di rinnovare il “campo” con nuovi slogan e un immaginario a metà strada tra le sottoculture giovanili, il futurismo e Terza Posizione –, avevano prediletto altri movimenti ellenici di stampo più laico e non nazionalsocialista.

Un libro, scritto dal giornalista Dimitri Deliolanes, ripercorre la storia e l’ascesa di Alba Dorata. Per lui si tratta dell’unico partito esplicitamente neonazista presente in un parlamento nazionale dell’Unione Europea. La costruzione politico-ideologica del gruppo risale all’inizio degli anni ’80. In un editoriale del numero 5 (maggio-giugno 1981) della loro omonima rivista, si legge:

Siamo nazisti, se ciò non disturba a livello espressivo, perché nel miracolo della Rivoluzione Tedesca del 1933 abbiamo visto la Potenza che libererà l’umanità dal marciume ebraico, abbiamo visto la Potenza che ci condurrà in un nuovo rinascimento europeo, abbiamo visto la splendida rinascita degli istinti ancestrali della razza, abbiamo visto una fuga possente dall’incubo dell’uomo massa industriale verso una nuova e nello stesso tempo antica ed eterna specie d’uomo, l’uomo degli dèi e dei semidei, il puro, ingenuo e violento uomo del mito e degli istinti.

Eppure Apostolos Gkletsos precisa subito: «Non siamo nazisti, il nostro è un movimento politico e ideologico. Un movimento nazionalista e popolare». Più volte le frasi dell’ospite greco sembrano mettere in imbarazzo i militanti di Casa Pound. Come quel costante richiamo alla «razza bianca europea» o alle radici cristiane dell’Europa e alla «Grecia (che) svolge da sempre un ruolo di scudo contro l’invasione islamica: prima i persiani, ora i turchi».

Gkletsos, vestito con una giacca elegante, ha una cinquantina d’anni, capelli corti e barba lunga. Non parla italiano. A Konstantinos Boviatsos il compito di tradurre. I due di Alba Dorata sviscerano il programma del loro partito: «Primo punto: fuori gli immigrati dalla Grecia». Applausi della platea. Poi, l’invito rivolto ai ragazzi greci a ritornare nelle campagna dove «c’è ancora lavoro, soprattutto per i giovani che invece trascorrono il tempo nelle caffetterie delle città a bere». E, ancora. «Siamo contro il capitalismo e il comunismo, crediamo nella proprietà privata ma non nella plutocrazia», aggiunge Gkletsos che si scaglia contro l’Europa dei memorandum e dell’austerity. L’opposizione ai dettami della Troika è del resto una delle ragioni del successo elettorale del movimento ellenico, ora dato nei sondaggi tra il 15 e il 20 per cento.

Strappano consensi, i due ospiti, anche quando parlano degli anni ’70 («Il terrorismo è solo di sinistra»), della classe politica corrotta e di una futura Europa forte e libera, «Europa nazione» urla qualcuno dal pubblico.

Infine, tocca ad uno dei leader di Casa Pound, Simone Di Stefano, il compito di sancire il matrimonio con Alba Dorata: «Vogliamo unire tutti i movimenti nazionalisti europei». Il progetto sembra quello di allearsi con chiunque critichi l’Europa delle banche in nome di un’identità nazionale persa o che si pensa a rischio: dal Front National di Marine Le Pen ad Alba Dorata. Peccato che Le Pen in Italia parli con la Lega e al massimo con Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia), mentre invece i nazisti greci siano qui in carne ed ossa. Il discorso di Di Stefano è all’insegna dell’amor di patria: difesa del popolo italico contro l’invasore che vuole imporre privatizzazioni e «comprare la nostra Nazione». Con tanto di elogi per quelli che evidentemente considera come fiori all’occhiello dell’economia nostrana, da Eni e Finmeccanica. Viene interrotto continuamente dagli applausi compiaciuti dei camerati presenti. Ricorda i marò detenuti in India e auspica una Romania fuori dall’Europa e politiche severe contro l’immigrazione.

Annunciata dalle ripetute contestazioni contro il ministro Kyenge e il suo progetto sullo Ius Soli – «Riteniamo che l’unico principio sul quale la cittadinanza debba essere concessa è lo Ius Sanguinis, che riconosce la cittadinanza su criteri oggettivi come il sangue, la filiazione e l’etnia» – e dall’omaggio reso in tutta Italia al «Samurai d’Occidente» Dominique Venner, l’estremista di destra francese che si è tolto la vita il 21 maggio di quest’anno nella cattedrale di Notre Dame a Parigi per protestare contro la legge sui “matrimoni gay”, la svolta di Casa Pound sembra completarsi ora con l’abbraccio con Alba Dorata e, forse, con la corsa per le europee insieme alla galassia della destra più dura e impresentabile d’Europa. Da “cuccioli” del centrodestra, quasi un’avanguardia giovanile e sociale della destra plurale inaugurata da Berlusconi, i “fascisti del Terzo millennio” sembrano ora ritrovare pericolosamente le loro radici ideologiche e culturali.

In realtà, a ben guardare, questa loro ultima evoluzione in senso radicale era però stata ampiamente annunciata dalle analisi di Gabriele Adinolfi, l’ex Terza Posizione e Nar, che del circuito di Casa Pound Italia è spesso stato indicato dalla stampa come il “nume tutelare”. Già alla fine dello scorso anno, anticipando i tempi rispetto alla crisi del berlusconismo e all’annuncio di un riassetto organizzativo dell’intera area della destra italiana, Adinolfi aveva diffuso un “documento politico” significativamente intitolato In fase di golpe – il Cavaliere al golpe tentato nei suoi confronti farà riferimento solo in tempi recenti – in cui annunciava la fine della «sospensione berlusconiana della normalità liberticida», vale a dire il ritorno in primo piano sulla scena italiana degli adepti della governance globale, del mondialismo e della globalizzazione, da cui l’estrema destra sarebbe sempre stata avversata.

Secondo questa prospettiva, il lungo dominio del Cavaliere, avrebbe rappresentato una sorta di momento felice per i neofascisti: «Quasi vent’anni di eccezionale normalità che in Italia si è manifestata nel berlusconismo, ovvero nell’espressione del populismo liberale nella sua difesa dal totalitarismo degli apparati (…). Si è trattato dell’unica epoca, oltre alla brevissima parentesi craxiana, in cui, dalla messa in moto della strategia della Trilateral in poi (1973) si è avuta la percezione della democrazia quale essa viene comunemente ed erroneamente creduta. Perché nella percezione comune – ma infondata storicamente – la democrazia garantirebbe libertà d’opinione, d’espressione e d’organizzazione. Possibilità, queste che nella normalità eccezionale dell’Italia gappista e postgappista non sono mai state rispettate e da ora lo saranno sempre meno, con restringimenti sempre più soffocanti di quanto era stato finora concesso ai cittadini/sudditi».

Una volta chiusa la protettiva parentesi del berlusconismo, all’ombra della quale fenomeni come quelli di Casa Pound ma anche di Forza Nuova e di buona parte della nuova estrema destra italiana hanno potuto svilupparsi e mettere radici, Adinolfi annunciava tempi bui nei quali rinsaldare necessariamente le fila, sia rivendicando la propria filiazione dal «fascismo storico, politico, culturale» – «Fare fascismo, farlo nel movimento, farlo esprimendo nuove sintesi che partano dai suoi parametri, offrendo esempi organizzativi e chiavi di lettura politica e culturale» -, sia affrontando i temi e le conseguenze della crisi economica attraverso quella che viene presentata come una «nuova alchimia movimentista “peronista”».

Centrale in questo riposizionamento imposto alla destra radicale del nostro paese dalla caduta del Cavaliere, risulta perciò la battaglia in difesa dello Ius Sanguinis, poi effettivamente attuata da Casa Pound come da Forza Nuova negli ultimi mesi, considerato come l’ultimo baluardo di fronte alle strategie cosmopolite e globalizzanti. «Lo Ius Sanguinis – scriveva infatti Adinolfi nel medesimo testo – va identificato come perno e come frontiera invalicabile. Di più: come una linea di fronte sulla quale è vietato capitolare (…). Chi nutre anche soltanto un dubbio riguardo alla centralità dello Ius Sanguinis è dalla parte del grande fratello». Rinunciandovi a favore dello Ius Soli «si tradisce l’idea stessa di nazione trasformandola da unità perenne, sacra e indissolubile di stirpe patria a luogo di residenza d’elezione per chi decide di stabilirvisi come se si trattasse di una località di villeggiatura».

E proprio contro la disneyland del “Nuovo ordine mondiale”, in nome del sangue e della stirpe, oggi Casa Pound sposa Alba Dorata.

Fonte: repubblica.it

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

2 thoughts on “Casa Pound, dal Cavaliere ad Alba Dorata”

  1. L’ha ribloggato su Redvince's Webloge ha commentato:
    hanno legalizzato il neofascismo da diverso tempo mascherandolo con legge mancino e affini, di fatto siamo un’altra volta da capo perchè al contrario dei tedeschi noi il fascismo non lo abbiamo mai rimosso completamente dalla coscienza del Paese, forse per la benevolenza di togliatti ma con la sicura complicità di quelli che dopo hanno cambiato casacca

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    1. Pienamente d’accordo, togliatti fu sicuramente piegato dal nuovo ordine mondiale che si stava costruendo. Senza dimenticare la mancata estradizione dei generali italiani richiesta da Tito per i crimini di guerra compiuti in quella regione. Il nostro processo di Norimberga è stata una grossissima buffonata, che come al solito si è risolto all’italiana.

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