Alberto Cotti (Nome di battaglia D’Artagnan)


Nasce il 13 dicembre 1921 a S. Giovanni in Persiceto. Presta servizio militare negli autieri a Napoli dall’1 febbraio 1941 all’1 luglio 1943. Iscritto al Partito Comunista Italiano prima dell’8 settembre 1943, è tra gli organizzatori della lotta clandestina a S. Giovanni in Persiceto.

Nel giugno 1944 si trasferisce con altri nella zona di Montefiorino (MO). Qui partecipa alle battaglie per la costituzione della repubblica partigiana e per la sua difesa inquadrato nella 7a brigata Modena della divisione Armando con funzioni di comandante di battaglione. In seguito partecipa all’occupazione della zona di Lizzano in Belvedere e collabora con gli alleati dopo il passaggio del fronte. Ha pubblicato: il partigiano d’artagnan. La lotta di liberazione nei ricordi di un partigiano di San Giovanni in Persiceto.

I suoi ricordi

L’8 settembre 1943 ero operaio a Roma e già iscritto al partito comunista. Lavoravo in un’officina posta oltre la Basilica di San Paolo che, a seguito di quei fatti, venne chiusa. Passando da porta San Paolo per rientrare in Roma notai diversi ufficiali e soldati dell’esercito italiano che schieravano ai fianchi della porta diversi cannoni (assai antiquati) cercando di fare linea di sbarramento alle forze tedesche che stavano avanzando verso Roma.

In breve tempo i tedeschi sfondarono la linea tenuta dai militari. La fanteria tedesca isolatamente si infiltrava correndo da porta San Paolo verso l’ufficio postale che si trovava a duecento metri dentro le mura.

L’esercito italiano ormai era annientato; soltanto gruppi di militari coraggiosi, affiancati anche da civili con fucili modello 91 opponevano ancora una certa resistenza all’infiltrazione nemica. Presi un fucile, mi affiancai ad un ragazzo di circa dodici anni (che non ho mai conosciuto) e per tutto un pomeriggio sparai unitamente ad altri cittadini. È così che sono entrato nella Resistenza.

Trasferitomi a San Giovanni in Persiceto cercai di organizzare una squadra armata riunendo una ventina di giovani sulla base di direttive avute da volantini clandestini. Organizzammo così il primo gruppo autonomo (Premuta) chiamato dal nome dialettale della via dove la maggioranza dei componenti del gruppo abitava.

L’obiettivo era quello di organizzare il maggior numero di giovani in futuri vari gruppi, indirizzarli in atti di sabotaggio tendenti ad intaccare la potenza militare tedesca per culminare poi nella insurrezione armata per la liberazione del paese. Questo gruppo operò in modo organizzato per circa sei mesi, dal novembre 1943 al maggio 1944, quando si affrontò il problema del trasferimento in montagna.

L’obiettivo principale nei primi tempi di questo primo gruppo era quello di catturare delle armi. Dopo aver racimolato due pistole, con relative munizioni, con queste, in un numero limitatissimo di persone, si assaltarono i militi facenti servizio di sorveglianza sul tratto ferroviario Bologna-Verona. Dopo un studio accurato ed una marcia di ore assaltammo il gruppo di sorveglianza riunito, lo disarmammo e realizzammo fucili e munizioni varie.

L’attività di questo gruppo fu intensa: dall’affissione continua di manifesti propagandistici a scritte con vernice nei vari centri abitati, dallo spargimento di chiodi a tre punte sulle strade dove si veniva a conoscenza dei passaggio d’automezzi nazisti, al taglio dei cavi telefonici e all’inserimento sotto i binari della ferrovia di esplosivo quando si veniva a conoscenza di passaggi di materiale bellico nazista.

Verso la metà di maggio del 1944, nella tenuta Lenzi, alcune centinaia di donne erano occupate saltuariamente nella monda del riso; allora era questo a Persiceto il numero più consistente di lavoratrici esistente. Il nostro gruppo, come stava avvenendo in altri comuni, si mobilitò per organizzare uno sciopero che, oltre agli aspetti economici, polarizzasse l’attenzione generale sulla Resistenza arrecando uno smacco ai nazi-fascisti.

Con una grande preparazione di volantini e scritte le mondine furono invitate allo sciopero, ovviamente con richieste di carattere economico, di generi in natura, data la scarsità del vitto. I Gruppi di difesa della donna si mobilitarono in pieno. Allo sciopero delle mondine i nazisti, chiamati dall’agraria, risposero inviando sul posto camion carichi di brigate nere che, ad armi spianate, intimarono alle mondine di riprendere il lavoro pena la loro decimazione. Alla minaccia, le mondine allineate e ormai al muro non cedettero e solo dopo l’accettazione delle richieste avanzate cessarono lo sciopero.

Questo è forse il primo fatto di rilievo politico della zona; le donne dettarono le prime condizioni al datore di lavoro ed il padrone, anche se spalleggiato dai tedeschi e dai repubblichini, fu costretto ad accettare le loro rivendicazioni.

La parte dirigente del nostro gruppo, di giorno, era permanentemente accantonata in uno dei tanti casotti che tuttora, ma in maniera molto inferiore, si possono vedere in mezzo a quegli appezzamenti di terreno che da palude sono ora coltivati da braccanti, i quali li usano per ricovero attrezzi. In quelle interminabili giornate si discuteva principalmente delle iniziative da prendere per dare un maggior contributo alla lotta di liberazione. Si discusse se eventualmente spostare l’attività del gruppo in montagna, dove vi era più possibilità di attuare una guerriglia efficiente. A questo proposito i pareri furono discordi.

Verso i primi di giugno i dirigenti decisero che, insieme ad un francese e due polacchi, ci saremmo trasferiti nella montagna modenese, attorno a Montefiorino, in una zona ben controllata dalle formazioni di Armando.

Con la divisione Modena partecipai all’occupazione della zona libera e alla battaglia in sua difesa. Poi, dopo il combattimento di Sassoguidano e quello di Ranocchio, ci spostammo nell’alto Porrettano, controllando un vasto territorio comprendente Castelluccio, Pianaccio, Capanne e in seguito Lizzano in Belvedere e Vidiciatico e partecipammo a molte azioni, alcune concordate con gli alleati, per sgomberare i tedeschi dalle alture e dai punti strategici principali, per preparare il terreno per l’avanzata finale.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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