28 dicembre 1943 I fratelli Cervi vengono fucilati.


Per rappresaglia all’uccisione del segretario comunale di Bagnolo in Piano il Tribuna Speciale condanna alla fucilazione 8 detenuti del carcere di Reggio Emilia. Da la stampa clandestina la notizia dell’eccidio.

AVANTI!

Giornale del Partito Socialista Italiano

I NEFASTI DEL FASCISMO OMICIDA

Da Reggio Emilia

Nello scorso Novembre l’auto del Commissario Repubblicano avv. G. Scolari veniva perforata, nelle parti basse da alcune pallottole di rivoltella.

Ai primi di Dicembre il Console della milizia Fagiani veniva ucciso.

La voce pubblica parla di una simulazione per il primo caso, di vendette di compiici per il secondo caso.

Alcune diecine di cittadini furono arrestati, minacciati di fucilazione, trattati in prigione coi soliti sistemi fascisti, ma poi fortunatamente rilasciati. Saranno forse vere le voci pubbliche?

In occasione della uccisione del Fagiani una sua figlia sedicenne era gravemente ferita. Vittima innocente dell’orgia di sangue che da oltre venti anni imperversa nel nostro Paese!

La sera del 27 dicembre il Segretario Comunale di Bagnolo in Piano veniva ucciso da ignoti. Difficile capire la causa dell’avvenuto. L’ucciso era persona di nessun rilievo politico.

La notte stessa il cosiddetto Tribunale condannava 8 persone che alle 7 del mattino venivano in Reggio fucilate. Queste persone erano in carcere a Reggio da oltre 20 giorni. Contrariamente a quanto avviene altrove, non furono pubblicati i nomi dei fucilati, dei quali sette erano fratelli. Passata la ubbriacatura di vendetta e di sangue i delinquenti hanno avuto paura del loro delitto?

I F.lli Cervi, contadini di Praticello, erano stati arrestati per avere resistito colle armi alla mano alla milizia che invadeva la loro casa, rei di avere ospitato prigionieri di guerra fuggiaschi.

Hanno pagato colla loro vita la loro generosità ed il loro coraggio.

Sepolti alla chetichella nel cimitero di Villa Ospizio, durante una incursione aerea alcune bombe ne disseppellirono quattro. L’inno di Garibaldi sembra scritto per il loro caso! Ma saranno vendicati quando giustizia potrà essere fatta!

Il giorno 28 luglio 1943 durante una dimostrazione nell’interno delle officine Reggiane una mitragliatrice di un plotone di bersaglieri in servizio d’ordine a seguito dello sciocco ed infausto stato di assedio badogliano, seminava la strage fra gli operai. Ben 10 morti e 35 feriti restavano sul terreno. La sera del 17 gennaio il tenente della milizia, già dei bersaglieri, Loldi Luciano, veniva ucciso a rivoltellate.

Si dice a Reggio che il Loldi comandasse il plotone del 28 luglio, e che egli stesso personalmente, esitando i suoi soldati, premesse la mano sulla mitraglia assassina.

LA COMUNE

[Settimanale comunista]

[Anno I, n. 2, 10 gennaio 1944]

TAPPE CRUENTE

Gli eccidi, ordinati dal partito fascista repubblicano, riempiono i nostri ricordi di dolore e di amarezza, ma è un’amarezza fiera, un superbo dolore che sprona la volontà a superare i più duri e aspri sentieri. Ogni lotta politica ha per fine la morte: la morte che corona con la luce del martirio la vita dei nostri eroi di cui non tutti sanno il nome e il valore.

La follìa sanguinaria che ha represso la fede e il coraggio di uomini che volevano restituire all’Italia un volto più decisamente umano, cioè sociale, libero di ogni soprastruttura economica, non ha stroncato le speranze e le aspirazioni del popolo, ma le ha rinsaldate rinforzandole con una tenacia che non si fermerà mai davanti a nessun ostacolo. Noi cammineremo, noi combatteremo con aggressiva irruenza e avremo davanti agli occhi le immagini dei nostri morti.

Nessuno li dimenticherà, nessuno ignorerà i loro nomi, e i giovani vivranno nel riflesso della loro luce, che è la più alta e suprema luce della verità.

Sono rimasti per molte ore abbandonati nel loro stesso sangue i Caduti di Ferrara: erano uomini onesti, laboriosi, erano uomini che avevano sopportato la prigione, che avevano sostenuto con rettitudine la miseria e la fame; oggi non sono più che ricordi e un patimento ci corrode i pensieri e ci rattrista perché quasi tutti i Caduti di Ferrara alimentavano da anni una gigantesca lotta, che è la lotta per la vera e unica liberazione d’Italia.

Sono stati tolti dalle carceri e fucilati dai fascisti « per dare una soddisfazione morale ai tedeschi » dieci patrioti fiorentini. La loro colpa era quella di amare il nostro paese, di svincolarlo dall’affannosa caccia repressiva dei militi repubblicani che vogliono imporre un sistema politico sorretto dalla violenza e dal furto. Sono stati colpiti alla schiena, come dei traditori, tre gruppi di cittadini lombardi; e i sicari credevano di soffocare la fiorente e generosa vitalità dei partiti che, con la lotta armata, spezzano la losca tessitura dei fascisti che opprimono ogni naturale e libera aspirazione.

Sono caduti sette fratelli, e parevano uniti in uno solo, sotto i colpi dei fucili mitragliatori fascisti e tedeschi. Sette fratelli! Una famiglia distrutta, due vecchi che piangono inginocchiati su sette tombe. Questo fatto di cronaca, successo a Reggio Emilia, diventa un fatto di poesia. L’Italia è unita come quella famiglia di contadini, l’Italia non si ferma a piangere sui propri caduti, ma continua la sua strada e la caccia ai fascisti e ai tedeschi si farà più dura e più cruda.

Noi ci stringiamo vicino ai vecchi genitori dei fratelli Cervi: il loro sacrificio sarà il lume che rischiarerà la nostra lotta, e tutti i nostri caduti saranno vendicati.

Morte ai traditori fascisti!

Morte agli invasori tedeschi!

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

3 thoughts on “28 dicembre 1943 I fratelli Cervi vengono fucilati.”

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