Otello Gasperini (Nome di battaglia Franz)


Nasce il 13 gennaio 1920 ad Argelato. Presta servizio militare in artiglieria in Jugoslavia dall’1 ottobre 1940 all’8 settembre 1943. Viene fatto prigioniero dai tedeschi a Fiume, ma riusce a fuggire approfittando della generale confusione. Di famiglia antifascista, il padre era iscritto alla lega muratori di Argelato, non rispose alla chiamata alle armi della Repubblica Sociale Italiana ed entra a far parte dei gruppi partigiani.

Ha combattuto nella 7.a brigata GAP Gianni Garibaldi nella zona di Corticella (Bologna).

Ricercato dalle brigate nere, si rifugia prima a Padulle (Sala Bolognese) e poi ad Anzola Emilia. Ad Anzola entra in contatto con la 63.a brigata Bolero Garibaldi con la quale combatte per due mesi. Rientrato a Bologna riprende a combattere nella 7a brigata GAP Gianni Garibaldi.

Le sue memorie 

L’8 settembre 1943 ero a Skoplje, in Jugoslavia, nella divisione Cacciatori delle Alpi. Prendemmo contatto coi partigiani iugoslavi ai quali consegnammo quasi tutto l’armamento poi ci accordammo per raggiungere la frontiera italiana.

Giungemmo fino a Fiume quando improvvisamente venimmo fatti prigionieri dai tedeschi. Nello sbandamento che ne seguì e nella confusione riuscii a fuggire ed il 24 settembre 1943 raggiunsi Corticella.

Mio padre fino al 1936 tenne la bandiera rossa, della Lega Muratori di Argelato, nascosta dentro un materasso, mentre noi cinque figli andavamo a fare il premilitare. Poi venne la guerra ed il fascismo che ci spedì a combattere sui diversi fronti. Una mattina, smuovendo il nido dove facevano l’uovo le galline vi trovai nascoste quattro rivoltelle e le portai via senza chiedere niente ai miei fratelli.

Ricordo che mio fratello Virgilio, che era andato insieme ai primi gappisti (fu arrestato nel dicembre 1944, poi prelevato da San Giovanni in Monte e non si trovò più il suo cadavere), mi affrontò, dicendomi di smettere di fare l’eroe. Io gli chiesi se non ne aveva avuto abbastanza della guerra e lui rispose chiedendomi se sapevo in che mondo vivevo, se mi rendevo conto che una nuova guerra cominciava, che i tedeschi e i fascisti, ci avrebbero trattati come schiavi e che bisognava combattere anche a rischio di essere trucidati come cani sulla pubblica via. Allora gli consegnai le rivoltelle.

Poi venne il bando di richiamo militare, allora decisi di unirmi ai partigiani. Lo zio Scalabrino, dalla 7a brigata GAP, che cadde nel combattimento alla base del Macello il 7 novembre 1944, mi portava le armi da riparare.

Rimasi nelle basi partigiane di Corticella. Un giorno trasportavo dalla base di via Lionello Spada un carico di mitra e bombe a mano quando, giunto in piazza dell’Unità, fui bloccato dai fascisti che mi obbligarono a cancellare delle scritte fatte sul muro, che inneggiavano al movimento partigiano e dicevano che i fascisti erano dei porci! Appoggiai la bicicletta col carico contro il muro avendo cura di coprirla colla mantella e mi misi a cancellare la scritta. Anche il partigiano che mi faceva da spalla fece altrettanto. Poi le brigate nere entrarono in un’osteria e ne approfittai: presi la bicicletta e scappai via.

Ero già entrato nella 7a GAP e dopo la battaglia del Macello e di porta Lame entrai in diverse basi, ma non mi sentivo a mio agio e non trovavo la stabilità della base di via Scandellara. Mi recai da Zanarini, ma prima che vi giungessi molti tedeschi vi si erano già installati e allora andai nelle vecchie basi, alla Valle dei Bocchi, dentro le casermette di cemento armato che durante la guerra servivano agli artiglieri dell’antiaerea. In una di queste casermette vi abitava la famiglia della Vienna.

Vi giunsi col far della notte. Stavo dormendo quando entrò nella casermetta la brigata nera, comandata dal capitano Pifferi, che era accompagnato da un civile. Fui svegliato e Pifferi disse che ero il comandante. Io risposi che io non

comandavo niente, ma un altro milite aveva già i miei documenti e li stava esaminando. Questi mi disse che erano già andati in via Arcoveggio 196 e io risposi che non sapevo niente. Pifferi disse che il comandante Formica era l’altro partigiano che era al mio fianco. — rispose Formica — sono io Formica. Poi, guardandoli in faccia, disse: E tu sei la Vienna e adesso parli. Lei rispose che non avrebbe detto niente. Pifferi allora le fece assaggiare il frustino e allora la Vienna parlò.

Si ritirarono fuori dalla casermetta. Gli altri brigantini neri presero Formica, gli tagliarono i baffi e lo seviziarono lì di fronte a noi; poi se lo trascinarono fuori portandosi con se anche la Vienna. Io volevo andare via, ma sentivo urla e grida dai contadini Sassatelli e Onofri, allora rientrai.

La mattina presto lasciai la casermetta abbandonando la Valle dei Bocchi.

Incontrai subito il lattaio Volta. Fermò il camioncino e mi disse che a casa mia, in via Arcoveggio 196, vi era la brigata nera. Assieme a Zerbini, che mi faceva da guida a distanza, passando da Corticella vidi che a casa mia vi erano molti fascisti.

Allora andai da mia zia, a Padulle di Sala Bolognese, che aveva suo marito nella brigata nera e che venne poi fucilato a Oderzo dai partigiani. Dopo una ventina di giorni di permanenza, venne a casa da mia zia uno sconosciuto; mio zio mi consegnò la rivoltella e mi disse che era uno della brigata nera. Appena ritenni che il pericolo fosse finito, mi caricai la bicicletta sulle spalle e mi diressi verso la strada camminando vicino allo scolo, guazzando nel fango. Mi voltai e vidi che lo sconosciuto mi seguiva; rallentai il cammino, appoggiai la bicicletta a terra e quando sentii i passi che si avvicinavano, mi voltai, puntai la rivoltella e ebbi appena il tempo di vedere la divisa della brigata nera mentre affondava dentro lo scolo.

Mi rifugiai ad Anzola Emilia nella casa di Zanasi, dove presi contatto colla 63a Bolero e due mesi dopo ritornai in città nelle fila della 7a GAP. Con questa formazione restai fino alla liberazione di Bologna.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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