In attesa della giornata della Memoria testimonianza di Franco Schönheit


Non è soltanto il cognome tedesco ad averlo salvato, ma anche l’appartenenza alla categoria degli ebrei misti, cioè di coloro che non hanno il cento per cento di sangue ebraico. Franco Schönheit, ferrarese, nato nel 1927, aveva due nonne cattoliche, quindi, secondo i nazisti, apparteneva a coloro che non dovevano essere eliminati per primi. 
Fu catturato a Ferrara nel febbraio 1944 dalla polizia italiana, assieme ai genitori. Fu portato nel campo di Fossoli, in provincia di Modena. Lì a suo padre venne affidato il compito di capoblocco. Il 5 agosto del 1944 Schönheit arrivò a Buchenwald; fu liberato l’11 aprile dell’anno dopo.
“In quelle baracche c’erano circa 30.000 persone, nella stragrande maggioranza deportati politici, cioè il fior fiore della resistenza antinazista in Europa. Io e mio padre fummo molto aiutati da un medico polacco”, testimonia il sopravvissuto.
Schönheit ricorda l’episodio di un giovane-SS che gli donò una moneta e scoppia a piangere mentre commenta: “Lui con la sua divisa e il suo mitra aveva perso, perché era dalla parte sbagliata. Io avevo vinto perché ero dalla parte giusta”.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

1 thought on “In attesa della giornata della Memoria testimonianza di Franco Schönheit”

  1. Leggo ogni articolo che pubblichi, ogni testimonianza, anche se spesso lo faccio via mail e non lascio qui la traccia del mio passaggio, ma leggo ogni giorno e desidero ringraziarti perchè in questo spazio, che tu sai rendere ancora più incommensurabile di quanto concettualmente già sia, la Memoria è trattata come merita: come una cosa viva. Qui viene ribadito ogni giorno, con parole pensate e dette in ogni inflessione dialettale, in ogni colore culturale, che Memoria è denunciare i tentativi subdoli e quotidiani di imporre il passato osceno da cui veniamo; Memoria è riconoscere il punto in cui ci aspetta il nostro testimone, da portare un altro metro più avanti, da consegnare a qualcuno che verrà; Memoria è ascoltare voci di chi ha conosciuto l’indiscutibile collocazione, la latitudine e longitudine del continente “bene” e del continente “male”. Memoria è Convinzione della propria appartenenza. Questi giorni vedono un particolare accanimento “politico” nel cercare di convincere gli Italiani che quei continenti non esistono più, che siamo approdati ad una terra nuova, vergine, intatta, dove i concetti di bene e di male sono superati dalla buona volontà comune, dall’uguaglianza. Siamo tutti uguali e dobbiamo convincerci che è vero e che è bene. Ovviamente non lo credo e non lo insegno. Non siamo tutti uguali. Da qualunque punto si guardi il genere umano questa affermazione rimane una delle nostre più granitiche certezze e non mi riferiscosolo alle condizioni di vita diverse, alle disuguaglianze sociali e morali, alle riserve di carne umana su cui si sfoga la barbarie di pochi privilegiati incoscienti o alla diversità di chi vive in una baracca a pochi metri da casa mia. Mi riferisco al livello di responsabilità secondo cui ognuno di noi risponde alla propria coscienza e di conseguenza al mondo. Cito l’ultima frase di questo tuo articolo, esplicita più di ogni considerazione. ” Lui con la sua divisa e il suo mitra aveva perso, perché era dalla parte sbagliata. Io avevo vinto perché ero dalla parte giusta”. Dalla parte giusta. Nessuno di noi è giusto per sempre e i giusti, nel mare dell’umanità che anima questo pianeta errante non sono mai gli stessi, non appartengono mai alla stessa etnia, cultura, area geografica. Eppure non c’è confusione possibile, né possibilità di uniformare, di rendere incolore o anche solo mischiare le due tinte, il bianco e il nero, che sono una efficace rappresentazione delle due correnti avverse, contrarie, che muovono il mare dell’umanità. Non c’è confusione, né dubbio fra bene e male e quello che ci aiuta a giudicare, che dovrebbe aiutarci a stabilire da quale parte stiamo, non è l’appello alla dottrina o al giudizio divino, che davvero non siamo in grado di praticare, ma l’analisi semplice, logica, completa, della nostra personale responsabilità. Un uomo con un mitra ha responsabilità troppo grandi, per sempre non condivisibili. Ed anche se si spoglia delle sue convinzioni, del suo ruolo, ed emigra verso il territorio di chi si spende per il bene non diventa uguale agli altri, le sue responsabilità rimangono e con esse una consapevolezza diversa di cosa sia quello che ha lasciato dietro di sé. Un mitra è prima di tutto uno strumento di potere e il potere è una gigantesca responsabilità, qulunque sia lo strumento con cui si intende esercitarlo. La Memoria è il libro in cui è scritto proprio questo. Vi sono riportate le respopnsabilità di ogni individuo, persino le responsabilità casuali, illogiche, imprevedibili. La Memoria è l’archivio di tutto questo. Non si vive senza storia. Non si cresce senza Storia.

    Grazie.

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