Augusto Bianchi


Nasce il 29 gennaio 1917 a Bologna. Responsabile della cellula universitaria comunista, subito dopo l’8 settembre 1943 si impegna nel recupero di armi e munizioni. Viene incaricato, nell’autunno 1943, di recarsi a Cattolica (FO) per prendere contatto con un ufficiale inglese al fine di stabilire rapporti con gli alleati.

Nel dicembre successivo partecipa alla formazione di un primo gruppo partigiano attivo a Zocca (MO). Entra poi a far parte del nucleo combattente che forma le divisioni Nannetti e Belluno, attive nel Veneto.

Dal febbraio all’aprile 1944 si occupa a Bologna dell’organizzazione della Resistenza cittadina.

Di nuovo in Veneto dall’aprile 1944, viene nominato membro del comando della brigata Nannetti con funzioni di collegamento col CLN. Alla fine dell’anno passa al Comando triveneto di Padova. In seguito degli arresti del gruppo dirigente della Resistenza veneta è costretto a continuare la propria attività a Bologna.

Le sue memorie

La mia attività nella Resistenza armata comincia l’8 settembre 1943 quando, insieme ai fratelli Ghini e Mario Peloni, collaborai per costituire dei depositi di armi nella città. Ne ricordo uno in via Castellata, nel magazzino dei fratelli Landi. Portavo sulla bicicletta dei sacchi di fucili recuperati generalmente dai soldati sbandati, a volte in cambio di abiti civili. Io allora ero laureando in Medicina ed ero responsabile politico delle cellule universitarie che avevano circa 70 iscritti (ricordo Montebugnoli e Renato Modelli di Medicina, Melandri e Costa di Massalombarda, Villa di Sesto Imolese, Sangiorgi e Bizzi di Imola, Luciano Romagnoli, Pieri, Edolo Melchioni, Vero Betti, Vincenzi, Giorgio Sternini, Straulic di Gorizia e anche degli studenti albanesi).

L’attività della cellula universitaria era intensa anche prima della caduta del fascismo: noi avevamo dei contatti con Ersilio Colombini, che era il responsabile del lavoro intellettuale del partito comunista e con altri intellettuali antifascisti come Cucchi, Colombari, Oggioni, Avellini e il gruppo della Clinica Universitaria delle malattie nervose al quale erano collegati anche Mario Pasi (Motagna) e Mario Tobino. Le cellule erano organizzate per Facoltà e in ogni Facoltà c’era un responsabile: la cellula più forte era quella della Facoltà Medica.

Facevamo delle riunioni, distribuivamo della stampa clandestina e facevamo delle scritte antifasciste nei muri dell’Università. Le prime scritte sono dell’inizio del 1943: generalmente scivevamo Morte ai fascisti , Viva la libertà. Non avemmo arresti. Gli ultimi arresti di studenti avvennero durante la guerra di Spagna.

Subito dopo l’8 settembre mettemmo in attività una radio clandestina che, su un camioncino di Giuseppe Landi (De Luca), fu portata in Romagna a fini di propaganda antifascista e antitedesca: collaborarono all’iniziativa il dott. Giuseppe Beltrame e lo scrittore Antonio Meluschi. S’iniziarono i primi contatti per la costituzione dei Comitati di liberazione insieme all’avv. Mancinelli il geom. Baroncini per il PSUP e Sergio Telmon e il suo gruppo per il partito d’azione.

Sapemmo che a Cattolica vi era un maggiore dello stato maggiore di Montgomery che era scappato dal campo di prigionia e allora decisero di inviarmi per prendere contatto con lui per studiare i possibili collegamenti con gli alleati. Lo trovai nella casa di Tolloy, a Cattolica, e al termine del colloquio il maggiore si disse d’accordo di collaborare e di far tramite col comando alleato del generale Montgomery.

Infatti, organizzammo il passaggio delle linee con una motobarca della quale si impossessarono con un colpo individuale, armi alla mano, nel porto di Cattolica, l’industriale Ricci ed altri amici romagnoli. Si decise che il dott. Modelli avrebbe seguito il maggiore alleato in rappresentanza del movimento partigiano. Modelli fu poi più volte lanciato col paracadute nelle zone partigiane e per suo tramite ottenemmo dei lanci di armi, il primo dei quali avvenne nella zona di Santa Sofia.

Io partecipai con Tolloy ad alcune riunioni del Comitato di liberazione romagnolo in un albergo di Forlì e in quelle occasioni presentai Tolloy come competente di problemi militari. Ricordo che Tolloy aveva fondato un movimento di ispirazione socialista (l’ULI – Unione Lavoratori Italiani) che aderì alla Resistenza.

Rientrato a Bologna partecipai nel dicembre 1943 alla direzione dell’attività per la formazione del primo gruppo partigiano nelle colline di Zocca. Di questo gruppo ricordo che facevano parte Libero Lossanti, Tino Fergnani, Giuseppe Landi, Ernesto Venzi e pochi altri. Sulla possibilità di costituire delle basi nell’Appennino emiliano ricordo che c’erano state molte incertezze, tantoché dopo una prima esperienza non soddisfacente, la decisione fu quella di indirizzare i bolognesi nel Veneto e, in un primo tempo, nella Valle del Mis, in provincia di Belluno.

Partivamo da Bologna in treno, alla spicciolata e scendevamo a Faè Fortogna dove avevamo il primo contatto col cantoniere, il quale ci metteva a sua volta a contatto con la prima base. Ricordo che la prima volta trovammo lassù quattro slavi scappati dai campi di prigionia, due russi e quattro o cinque veneti fra cui Monteforte, un garibaldino di Spagna, che era il capo.

Io restai con quel gruppo al quale poi aderirono altri bolognesi e ufficiali sbandati. Poi attraversammo la Valle del Mis e andammo in Val Gallina dove ci sistemammo in una baita: in quel momento eravamo circa una ventina, in maggioranza bolognesi. La responsabilità del gruppo passò a Giuseppe Landi. Questo è il primo gruppo partigiano dal quale poi nasceranno, in breve, le Divisioni Nannetti e Belluno.

Ritornai a Bologna nel febbraio 1944 per dedicarmi al lavoro clandestino in città.

In quel periodo lavorai a stretto contatto con Aldo Cucchi, Vittorio Gombi, Andrea Bentini e Walter Nerozzi e altri ancora per l’organizzazione della Resistenza nel centro cittadino.

Tornai nel Veneto in aprile, quando le forze erano notevoli e in grande sviluppo.

Fui incluso nel comando della Brigata Nannetti col compito di collegamento con il CLN, informazioni e stampa. In questa occasione ebbi contatti col Vescovo di Belluno a Pieve d’Alpago. Restai in zona fino alla fine del 1944 e poi passai al Comando Triveneto di Padova. A seguito degli arresti del gruppo dirigente della Resistenza veneta fui invitato da Lampredi a ritornare a Bologna e riuscii a farcela dopo più di un mese di peripezie incredibili e di difficoltà che parevano insormontabili per il passaggio del Po. Mi fermai a Granarolo e ripresi l’attività nell’imminenza della liberazione di Bologna.

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Autore: Comandante Lupo

Ho ricercato e raccolto storie di vita, di guerra, di resistenza. Ne ho pubblicate, altre sono ancora da scrivere. Sono sempre alla ricerca di nuove storie se vuoi aiutarmi nella ricerca contattami.

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